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INCONTRO MEDICI-SINDACATI: URGENTE CONTRASTARE LA FUGA DEI CAMICI BIANCHI

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 San Marino, 5 ottobre 2023Mercoledì 4 ottobre CSdL, CDLS ed USL hanno incontrato una delegazione dell’Ordine dei Medici per approfondire i temi da quest’ultimo posti all’attenzione delle Autorità Politiche ed Amministrative, dei quali abbiamo avuto evidenza attraverso gli organi di stampa.

 È stata l’occasione per delineare quali sono gli ambiti all’interno dei quali le organizzazioni sindacali possano svolgere il proprio ruolo, in particolare ove rivestano rilevanza sul piano confederale, come la previdenza, rispetto alla quale le problematiche poste dai medici sono in parte già state affrontate nell’ambito della recente riforma, mentre altre sono rimaste su tappeto.

 La richiesta di trattamenti pensionistici non penalizzanti rispetto alla realtà italiana, come in effetti avveniva a causa dei tetti presenti nel vigente modello a calcolo retributivo, è stata già definita con la legge 157/2022. L’Art 15 è stata inserita proprio su proposta delle organizzazioni sindacali e prevede la possibilità di optare per il calcolo con il sistema contributivo, da tempo adottato senza distinzioni nell’ordinamento italiano, qualora fosse più favorevole.

 Il sindacato si è sempre opposto all’introduzione di tale modello per tutti i lavoratori, in quanto particolarmente penalizzante per i redditi più bassi, mentre per quelli più elevati è giusto che il valore della pensione non sia inferiore all’ammontare dei contributi versati, in relazione all’aspettativa di vita. Il problema è che il Governo non ha rispettato l’impegno che prevedeva la definizione dei coefficienti per la conversione del montante contributivo nell’equivalente assegno previdenziale.

 In altre parole, tale parte della riforma, e non solo questa, è tuttora inapplicata.  Continuiamo a sollecitare il Governo ad incontrarci e completare questa importante riforma nell’interesse di tutti i lavoratori. Abbiamo chiarito però che, per effetto delle minori aliquote contributive rispetto alla realtà italiana, non è possibile attendersi pensioni analoghe a quelle dei medici italiani a parità di reddito e di carriera lavorativa, se non da quando arriverà a regime l’aumento delle aliquote, ovvero nel 2029.

 Per quanto concerne il riscatto degli anni di laurea, il cui costo è particolarmente elevato, è stato un tema che non siamo riusciti ad affrontare, non per nostra volontà, durante la trattativa relativa alla riforma previdenziale. Questo argomento riguarda una sempre più ampia platea di lavoratori e rimane tra i punti prioritari dell’iniziativa sindacale in materia. Insisteremo affinché, in questo scorcio di legislatura, il Governo inserisca nella propria agenda anche questo argomento.

 L’impossibilità di cumulare i contributi versati a San Marino ed in Italia è un altro tema che riguarda non solo i medici, ma tutti i dipendenti pubblici. Abbiamo avuto rassicurazioni che verrà risolto attraverso l’accordo di Associazione all’UE. Staremo a vedere, anche rispetto alla sua efficacia retroattiva.

 Abbiamo inoltre discusso con i rappresentanti dell’Ordine dei Medici la loro richiesta di rivedere il trattamento economico. In primo luogo, abbiamo chiarito che la trattativa per il rinnovo del contratto della Pubblica Amministrazione non contempla la categoria dei medici. L’Esecutivo ritiene infatti di non rivedere l’impostazione della legge 139/2018 con la quale è stato istituito un regime ad hoc, che peraltro esclude le organizzazioni sindacali dalle trattative per la revisione del trattamento economico e in parte normativo dei Medici.

 Abbiamo comunque confermato che il sistema sanitario sammarinese deve essere attrattivo per tutto il personale sanitario, per cui ci siamo resi disponibili a sostenere rivendicazioni che si pongano l’obiettivo di parametrare le retribuzioni in misura almeno equivalente a quelle presenti in Italia, a parità di diritti normativi.

 Abbiamo tenuto a sottolineare che la legge 139/2018 è stata approvata senza il coinvolgimento e consenso delle organizzazioni sindacali. Riteniamo che il modello contrattuale sammarinese, che prevede l’efficacia erga omnes dei contratti di lavoro, vada difeso e sostenuto con tutte le nostre forze, evitando la nascita di categorie che, specialmente all’interno del settore pubblico allargato, ovvero con diretta incidenza sul bilancio dello Stato, trattino per conto proprio con i Governi di turno le proprie condizioni di lavoro.

 Ovviamente, tali considerazioni non valgono solo per il personale medico ma anche per le altre categorie professionali che hanno tale caratteristica, seppure numericamente meno significative. Abbiamo chiesto ai rappresentanti dell’Ordine dei Medici che valutazioni siano state svolte in proposito, a distanza di 5 anni dallo stravolgimento del modello contrattuale, ovvero se ritengano che vada o meno confermato quello vigente.

L’incontro si è svolto in un clima cordiale ed abbiamo concordato di confrontarci nuovamente fra qualche settimana.

CSdL-CDLS-USL

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