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CDLS: SULLE RESIDENZE FISCALI IL SINDACATO NON PUO’ ESSERE CONDANNATO AL SILENZIO

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San Marino, 30 agosto 2023. La CDLS alla vigilia dell’ultimo Consiglio Grande e Generale ha chiesto al Governo di non tirare dritto sulle residenze fiscali non domiciliate. Richiesta caduta nel vuoto, tant’è che durante il dibatto in aula c’è chi dagli scranni della maggioranza ha definito come velleitarie le critiche espresse delle forze sindacali. “In questa vicenda – afferma il segretario CDLS Gianluca Montanari – di davvero velleitario c’è stata la riproposizione di uno schema che andava di moda in un passato ormai molto lontano. Penso che andare a ricercare economie legate a privilegi fiscali e solo su flussi di denaro sia una scorciatoia che non porti da nessuna parte. Bisogna piuttosto ragionare su un modello basato sull’ economia reale e sulla produzione di beni e servizi. Sono due modelli diversi: fare impresa stabile implica una responsabilità verso lo Stato, verso i lavoratori e contribuisce ad alimentare un circuito socioeconomico virtuoso. Chi invece utilizza le residenze fiscali, lo fa solo per il transito di denaro a tassazione più ridotta delle imprese, senza accollarsi l’onere di alimentare un vero sviluppo. La preoccupazione insomma è quella che il provvedimento si presti a fare transitare avventurieri senza scrupoli nei confronti del Paese”.

Durante i lavori del Consiglio Grande e Generale, continua il segretario Montanari, “alcune forze politiche di maggioranza e alcuni Segretari di Stato hanno affermato che le forze sociali non sono autorizzate a proferir parola sui contenuti dell’assestamento di bilancio. Come dire che su scelte che ridisegnano il modello fiscale della Repubblica si vuole condannare al silenzio il sindacato? Siamo forse alla riproposizione del vecchio adagio: non disturbare il manovratore? Un atteggiamento incredibile, inaccettabile e antistorico”.

Per la CDLS in questo scenario economico segnato da un’inflazione galoppante è inammissibile che non ci siano ancora misure per arginare il caro vita: “Su questo tema sono mesi che incalziamo il Governo e abbiamo presentato una piattaforma che prevede precisi interventi: l’aumento degli assegni familiari e la modifica dei criteri per accedere al reddito minimo garantito, che oggi impedisce l’accesso a persone sole e a molte famiglie in difficoltà economica. Cosi come nuovi interventi per calmierare le tariffe energetiche e l’aumento delle utenze domestiche. Va inoltre aperto il confronto sul piano delle riforme: mi riferisco al Fondiss e a pezzi mancanti delle pensioni, all’introduzione dell’Icee e del regime Iva e al rilancio della sanità pubblica. Senza dimenticare infine il rinnovo dei contratti scaduti da oltre dieci anni”.

Eppure, ricorda infine il segretario della Confederazione Democratica, “sul contratto del pubblico impiego dal fronte della maggioranza c’è stato chi, indirettamente, ha replicato definendo i dipendenti della Pa come i lavoratori più privilegiati del Paese. Siamo difronte al solito trito e ritrito tentativo di mettere i lavoratori uni contro gli altri, con l’obiettivo finale di togliere poi diritti e tutele a tutti. È incredibile: sono passasti duemila anni ma il motto latino divide et impera per qualcuno è ancora una strategia valida. Con il Governo il confronto sul rinnovo del contratto PA e Salariati è aperto, ma ancora non si è stretto su niente e si sta perdendo tempo. Come sindacato dobbiamo rompere gli indugi: informare i lavoratori del settore sullo stato della trattativa e incalzare con forza l’Esecutivo per arrivare alla sottoscrizione dell’accordo contrattuale in tempi brevi”.   

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