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Dazi: accordo USA-Europa al 15%. Allarme Confesercenti Rimini. San Marino al 10%?

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L’intesa tra Stati Uniti e Unione Europea prevede tariffe fissate al 15%, con l’accordo che gli Stati europei acquisteranno 150 miliardi di dollari di energia e armi dagli Stati Uniti e che saranno effettuati investimenti per 600 miliardi di dollari nell’economia americana. Al momento, per quanto riguarda San Marino, non sono arrivate conferme: ad aprile la Repubblica era inserita nella base tariffaria minima al 10%.

Per Confesercenti Rimini, l’intesa siglata rappresenta sicuramente un miglioramento rispetto allo spettro agitato dall’amministrazione americana di tariffe al 30% ma come tutti gli osservatori hanno evidenziato, è un netto peggioramento rispetto alla situazione preesistente, con dazi con aliquota media del 4,8%: si tratta di dazi triplicati.

A questo si deve sommare la svalutazione del dollaro, che rende le merci USA più competitive e peggiora invece la situazione del mercato turistico italiano: secondo stime Confesercenti – si legge in una nota – potrebbe avere un impatto forte, con circa 300mila presenze turistiche USA in meno in Italia ed un calo di 600 milioni della spesa turistica americana.

Anche con l’accordo, l’export potrebbe subire una contrazione di circa 10 miliardi, con un effetto a cascata anche sul mercato del lavoro e sui consumi interni e una minore spesa delle famiglie di circa 2,8 miliardi di euro di consumi, 9,7 miliardi in meno di PIL.

“Apprezziamo molto che, in questa direzione, a fronte di una svalutazione del dollaro al 17% che si somma ai dazi, il Ministro Tajani abbia annunciato – durante la convocazione nel pomeriggio alla Farnesina dei rappresentanti delle imprese – la necessità di un intervento della Bce per fornire migliori condizioni di credito alle imprese”.

Infine, c’è il capitolo web tax: in attesa di ulteriori chiarimenti, sembrerebbe definitivamente naufragata l’ipotesi di una seppur minima tassazione dei “giganti del web” volta a riequilibrare seppur parzialmente le condizioni operative dei negozi fisici rispetto ai colossi di internet. Una disparità sconcertante per Confesercenti, con le imprese digitali soggette a un’aliquota fiscale effettiva media del 9,5% a fronte del 23,2% applicato ai modelli d’impresa tradizionali.

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