La prospettiva di 14 sfratti dagli alloggi di edilizia sociale nelle prossime settimane pone una questione che San Marino non può più rimandare: cosa accade alle famiglie che non possiedono più i requisiti per mantenere un alloggio pubblico, ma non dispongono delle risorse necessarie per accedere al mercato privato?
È una condizione che riguarda anche i cosiddetti working poor: lavoratori e lavoratrici che, pur percependo un reddito, non riescono a sostenere il costo di un’abitazione. Famiglie che rischiano di essere considerate troppo ricche per l’edilizia sociale e troppo povere per il mercato degli affitti.
Per la CDLS, la verifica dei requisiti è necessaria per garantire una gestione equa del patrimonio pubblico, anche nei confronti di chi attende un’assegnazione, ma non può prescindere dalle condizioni economiche e sociali effettive delle persone coinvolte.
Occorre quindi rivedere i criteri di accesso e permanenza negli alloggi sociali, considerando non soltanto il reddito, ma anche la composizione familiare, la presenza di minori, i carichi di cura, le condizioni di fragilità e l’effettiva capacità di sostenere un affitto.
In questo senso, riteniamo necessario rivalutare il limite di 20.001 euro di reddito familiare annuo previsto dal progetto di legge “Misure di sostegno in materia di edilizia sociale” per la permanenza negli alloggi. Una soglia che deve essere valutata con cadenza periodica anche alla luce dell’inflazione, della perdita di potere d’acquisto e dell’evoluzione dei costi abitativi, senza considerare esclusivamente l’andamento medio delle retribuzioni.
Un incremento nominale del reddito, infatti, non corrisponde necessariamente a un miglioramento delle condizioni di vita, soprattutto quando le spese essenziali assorbono una parte significativa delle entrate familiari. Anche il contributo per il mancato alloggio di 250 euro mensili, previsto dal medesimo progetto di legge per le locazioni private con canone non superiore a 750 euro, presenta alcune criticità.
Pur rappresentando un intervento di sostegno condivisibile, il limite massimo del canone appare ormai poco aderente alla realtà del mercato immobiliare sammarinese, dove trovare un’abitazione adeguata alle esigenze di una famiglia entro questa cifra risulta sempre più difficile. La misura, inoltre, non tiene conto delle ingenti somme necessarie per accedere a un immobile, tra depositi cauzionali, eventuali commissioni di agenzia e anticipi sui canoni di locazione. Costi iniziali che possono rappresentare un ostacolo persino maggiore del canone mensile per le famiglie economicamente più fragili.
La CDLS ritiene pertanto necessario rivedere il tetto massimo previsto e affiancare al contributo strumenti capaci di sostenere anche le spese di ingresso, affinché l’aiuto economico si traduca in una concreta possibilità di trovare casa.
Nell’immediato, la Confederazione Democratica chiede una verifica individuale delle situazioni interessate dai provvedimenti di sfratto, con particolare attenzione ai nuclei familiari in condizioni di vulnerabilità. Nei casi di comprovata difficoltà occorre valutare, nei limiti consentiti dalla normativa, il differimento del rilascio dell’abitazione e attivare percorsi concreti di accompagnamento verso soluzioni alternative. Il coinvolgimento dei servizi competenti, eventuali sostegni economici e strumenti di garanzia per l’accesso alla locazione possono contribuire a favorire una transizione sostenibile e duratura.
Prima di procedere con provvedimenti che incidono sulla stabilità delle famiglie, sarebbe doveroso disporre di una ricognizione aggiornata del patrimonio pubblico e delle sue possibilità di utilizzo. In quest’ottica, la CDLS ritiene indispensabile comprendere anche se tra gli immobili di proprietà dell’Eccellentissima Camera concessi in locazione a soggetti privati vi sono edifici che potrebbero essere destinati a finalità abitative sociali.
La CDLS riconosce l’importanza degli interventi strutturali che si stanno sviluppando, dal cohousing al recupero degli immobili sfitti e degli edifici incompiuti; sono iniziative necessarie per affrontare le criticità del mercato abitativo sammarinese, ma i tempi delle politiche strutturali non coincidono con quelli delle famiglie che rischiano di perdere la casa oggi. Serve quindi affiancare agli interventi di lungo periodo una strategia immediata di sostegno e prevenzione del disagio abitativo.
La CDLS chiede alle istituzioni un confronto urgente, affinché l’emergenza attuale venga affrontata insieme alla revisione dei criteri dell’edilizia sociale e alla valorizzazione del patrimonio immobiliare pubblico. La casa rappresenta una condizione essenziale di sicurezza, dignità e stabilità familiare. Una politica abitativa efficace non può limitarsi a stabilire chi abbia diritto a un alloggio: deve anche preoccuparsi di quali prospettive concrete abbiano le persone che rischiano di perderlo.