LAVORI USURANTI: UNA NECESSITA’ SAMMARINESE

24 Luglio 2026

Troppo spesso, il dibattito pubblico sul sistema pensionistico si concentra unicamente sulla sostenibilità economica, ignorando una realtà fondamentale: non tutti i lavoratori arrivano alla stessa età con le stesse condizioni di salute. Il tema del lavoro usurante rappresenta una questione di grande rilevanza per ogni sistema previdenziale e per la tutela della salute dei lavoratori. In un contesto economico e sociale in continua evoluzione, è fondamentale garantire che coloro che svolgono mansioni particolarmente gravose possano accedere a misure di protezione adeguate, che tengano conto dell’impatto che tali attività hanno sulla loro salute, qualità ed aspettativa di vita.

A livello europeo, diversi paesi hanno adottato normative specifiche per il riconoscimento del lavoro usurante, sviluppando sistemi che permettono di differenziare il trattamento pensionistico e previdenziale in base all’effettivo carico lavorativo sostenuto. Sebbene le soluzioni adottate varino da nazione a nazione, emerge una tendenza comune: quella di integrare criteri oggettivi nella valutazione della gravosità del lavoro, al fine di garantire equità e sostenibilità al sistema.

San Marino, forte della sua tradizione di tutela sociale, ha oggi l’opportunità di sviluppare un quadro normativo che risponda a queste esigenze, prendendo spunto ed adattando le pratiche europee. L’introduzione di un modello che coniughi criteri chiari per l’individuazione del lavoro usurante con strumenti di flessibilità potrebbe rappresentare una soluzione equilibrata e sostenibile.

Il presente documento si propone di analizzare lo stato dell’arte in Europa e di delineare una proposta di riforma che tenga conto delle specificità del contesto sammarinese, con l’obiettivo di garantire un sistema previdenziale equo, capace di riconoscere il valore e le difficoltà di chi opera in condizioni lavorative gravose.

DEFINIZIONE INTERNAZIONALE

Innanzitutto è opportuno specificare che non esiste una definizione internazionale di lavoro usurante, ed ogni paese ne tiene conto in maniera differente. Questo ha portato al tentativo di accorpare il maggior numero di categorie possibili al fine di ottenimento di benefici previdenziali, ma è necessario chiarire come queste tipologie di impiego coprivano – al 2016 – tra il 5% e l’8% nei paesi europei.


Una bozza di definizione è stata fornita dalla Confederazione Europea dei Sindacati (ETUC), che in una risoluzione presentata nel 2014 ha definito i lavori usuranti come quelle “Occupazioni che comportano l’esposizione del lavoratore per un periodo di tempo a uno o più fattori che portano a situazioni professionali suscettibili di lasciare effetti duraturi e irreversibili sulla sua salute; questi fattori sono legati a costrizioni fisiche, rischi psicosociali, un ambiente fisico aggressivo, organizzazione del lavoro e ritmi di lavoro, compreso il lavoro a turni.”.

Gli elementi evidenziati sono pertanto: 

  • l’esposizione a fattori di rischio sia fisici che psicologici che possono impattare negativamente su salute e benessere dei lavoratori; 

  • la presenza di mansioni ripetitive, rumori, carichi pesanti, esposizione ad agenti chimici

  • peggioramento delle conseguenze del lavoro con l’avanzare dell’età

  • elementi addizionali come la precarietà e l’esternalizzazione del lavoro.

L’evoluzione del dibattito e l’adattamento normativo della definizione nei diversi paesi europei, ha portato ad approcci differenti per l’individuazione della condizione di lavoro usurante, che riflettono le specificità dei rispettivi sistemi previdenziali e del mercato del lavoro.

Un primo metodo è l’approccio basato sulle mansioni, che prevede l’individuazione di specifiche professioni considerate usuranti. Questo modello è adottato, ad esempio, in Italia, Austria e Spagna, dove vengono stabiliti elenchi di lavori che, per loro natura, espongono i lavoratori a condizioni particolarmente gravose. Tale sistema ha il vantaggio di essere chiaro e facilmente applicabile, ma può risultare rigido e non sempre aggiornato rispetto all’evoluzione delle condizioni di lavoro.

Un secondo metodo è l’approccio basato sui fattori di rischio, che non si limita a considerare le professioni in sé, ma valuta l’impatto effettivo del lavoro sulla salute e sull’aspettativa di vita dei lavoratori. Francia e Germania applicano questo sistema, che tiene conto di elementi come l’esposizione a turni notturni, carichi fisici eccessivi, ambienti insalubri e stress cronico. Questo modello permette una maggiore personalizzazione delle misure di tutela, adattandole alle reali condizioni di ciascun lavoratore, ma richiede strumenti di valutazione più complessi.

Infine, alcuni paesi adottano un sistema misto, che combina entrambi i criteri. Il Lussemburgo, ad esempio, utilizza sia elenchi di professioni che parametri oggettivi legati all’orario e all’esposizione a fattori di rischio. Questo approccio consente di mantenere una base chiara di riferimento, garantendo al tempo stesso la possibilità di riconoscere situazioni particolari che non rientrerebbero in un semplice elenco di professioni.

TENDENZE EUROPEE

Le differenti modalità di definizione del lavoro usurante hanno prodotto, nei diversi ordinamenti europei, modelli normativi e strumenti di tutela tra loro differenti. 

L’analisi delle legislazioni nazionali evidenzia alcune tendenze comuni che stanno orientando le riforme in materia di lavoro usurante.

Innanzitutto, si osserva una crescente attenzione non solo agli aspetti fisici, ma anche a quelli psicosociali. Fattori come lo stress lavoro-correlato, il ritmo intensivo di produzione e l’insicurezza occupazionale vengono sempre più spesso riconosciuti come elementi che contribuiscono all’usura del lavoratore, richiedendo pertanto misure di tutela specifiche.

Un altro elemento emergente è l’introduzione di strumenti di valutazione oggettiva della gravosità del lavoro. Un esempio significativo è il modello austriaco, che utilizza un calcolo basato sul dispendio energetico in kilojoule per determinare l’usura fisica di una mansione. Questo tipo di misurazione permette di superare approcci soggettivi, fornendo parametri chiari e scientificamente validati.

Parallelamente, si diffondono sistemi previdenziali più flessibili e personalizzabili. La Francia ha sviluppato il Compte Professionnel de Prévention (C2P), un meccanismo che consente ai lavoratori esposti a condizioni usuranti di accumulare punti nel corso della carriera. Questi punti possono poi essere utilizzati per ridurre l’orario di lavoro, accedere a percorsi di riqualificazione professionale o anticipare l’età della pensione. Questo modello consente di adattare le tutele alle esigenze individuali, offrendo maggiore libertà di scelta ai lavoratori.

Infine, si registra un maggiore coinvolgimento della contrattazione collettiva nella definizione dei criteri per il riconoscimento del lavoro usurante. In paesi come Germania e Belgio, l’identificazione delle attività più gravose e le misure di tutela non vengono stabilite esclusivamente dalla legge, ma sono il risultato del dialogo tra sindacati e datori di lavoro. Questo approccio consente una maggiore adattabilità delle norme alle specificità settoriali e territoriali.

L’insieme di queste tendenze dimostra che il tema del lavoro usurante è sempre più al centro delle politiche sociali europee. I diversi modelli adottati mostrano come sia possibile costruire sistemi previdenziali che combinino equità, sostenibilità e flessibilità, rispondendo in modo efficace alle esigenze dei lavoratori più esposti a condizioni di particolare gravosità.

PROPOSTA DI LEGISLAZIONE

Dall’analisi dei modelli europei emerge con chiarezza come il tema del lavoro usurante non possa più essere affrontato esclusivamente attraverso strumenti di pensionamento anticipato.

Le esperienze europee mostrano infatti la necessità di un approccio più ampio, capace di integrare tutela previdenziale, prevenzione sanitaria e qualità dell’organizzazione del lavoro

In questo contesto si inserisce anche il percorso già avviato dalla Repubblica di San Marino attraverso l’articolo 38 della Legge n.157/2022, con cui il Congresso di Stato ha assunto l’impegno di elaborare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della legge, una disciplina per il riconoscimento del diritto al pensionamento anticipato di vecchiaia per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti.

A distanza di oltre tre anni dall’approvazione della normativa, tale intervento non risulta tuttavia ancora attuato. La definizione di una disciplina sui lavori usuranti non rappresenterebbe quindi un elemento estraneo all’ordinamento sammarinese, bensì il completamento di un percorso già riconosciuto come necessario dallo stesso legislatore.

Tale previsione rappresenta un importante punto di partenza, ma l’evoluzione del dibattito europeo mostra oggi la necessità di sviluppare un sistema maggiormente articolato, che non intervenga soltanto nel momento finale della carriera lavorativa, bensì lungo l’intero percorso professionale del lavoratore.

L’esperienza comparata evidenzia infatti come i modelli più avanzati tendano progressivamente a superare approcci rigidamente basati sulle categorie professionali, privilegiando invece sistemi fondati sull’analisi dei fattori di rischio effettivamente presenti nell’attività lavorativa.

In questa prospettiva, la definizione di lavoro usurante dovrebbe fondarsi sull’individuazione di differenti dimensioni dell’usura lavorativa alle quali il lavoratore ha dovuto far fronte durante l’intera carriera lavorativa, garantendo un approccio preventivo.

Una prima dimensione riguarda l’usura fisica, determinata dall’esposizione prolungata a condizioni di elevato sforzo biomeccanico o dispendio energetico. Alcuni ordinamenti europei, come quello austriaco, hanno sviluppato sistemi di valutazione basati su parametri oggettivi e scientificamente validati, finalizzati a misurare il livello di gravosità fisica delle mansioni.

Una seconda dimensione riguarda i fattori di rischio psicosociale, organizzativo e ambientale, legati all’intensità dei ritmi lavorativi, all’esposizione prolungata a fattori di stress lavoro-correlato, alla ripetitività delle mansioni, al lavoro notturno o alla turnazione continua.

Accanto a tali elementi assumono rilevanza anche particolari condizioni ambientali di lavoro, quali l’esposizione prolungata a temperature estreme, rumore, vibrazioni, sostanze chimiche o altri agenti fisici potenzialmente dannosi per la salute.

L’evoluzione del mercato del lavoro e dei modelli produttivi ha infatti evidenziato come l’usura lavorativa non sia riconducibile esclusivamente alla fatica fisica, ma possa derivare anche dalla prolungata esposizione a condizioni organizzative, ambientali e relazionali capaci di produrre effetti duraturi sul benessere psicofisico dei lavoratori.

L’obiettivo di una futura disciplina sammarinese dovrebbe pertanto essere quello di costruire un sistema equilibrato, capace di coniugare criteri oggettivi di valutazione con strumenti flessibili di tutela.

In questa direzione risultano particolarmente interessanti i modelli europei basati su meccanismi di accumulo progressivo di diritti, come il Compte Professionnel de Prévention (C2P) francese, che consente ai lavoratori esposti a condizioni usuranti di maturare tutele utilizzabili nel corso della carriera lavorativa, attraverso strumenti di riduzione dell’orario, riqualificazione professionale, ricollocamento o accesso anticipato al pensionamento.

Tale approccio consentirebbe di sviluppare strumenti di tutela progressiva non limitati esclusivamente all’uscita anticipata dal lavoro, ma orientati anche alla riduzione dell’esposizione ai fattori di rischio nel corso della carriera lavorativa, promuovere interventi orientati al miglioramento delle condizioni di lavoro, favorire percorsi di prevenzione, di adattamento organizzativo e tutela della salute occupazionale.

Un modello di questo tipo permetterebbe di sviluppare anche nella Repubblica di San Marino un sistema maggiormente flessibile e sostenibile, orientato non soltanto alla compensazione dell’usura già prodotta, ma soprattutto alla prevenzione del deterioramento delle condizioni di salute dei lavoratori in un contesto dove le diagnosi di inidoneità alla mansione hanno un’incidenza importante. 

La costruzione di una disciplina efficace richiede inoltre lo sviluppo di strumenti permanenti di monitoraggio, raccolta ed elaborazione dei dati relativi all’esposizione ai fattori di rischio lavorativo, così da costruire nel tempo una base statistica e tecnica adeguata alla definizione delle platee interessate, alla valutazione dell’impatto delle misure adottate e alla sostenibilità complessiva del sistema.

La definizione dei criteri di individuazione delle condizioni usuranti dovrebbe inoltre prevedere il coinvolgimento delle parti sociali e della contrattazione collettiva, così da garantire maggiore adattabilità rispetto alle specificità dei diversi settori produttivi. 

Il sistema potrebbe essere introdotto attraverso una fase iniziale di applicazione progressiva, finalizzata a verificare l’efficacia degli strumenti adottati, la sostenibilità delle misure previste e l’evoluzione delle condizioni di rischio nei diversi settori produttivi. 

In questo scenario, la Repubblica di San Marino ha l’opportunità di sviluppare un modello moderno ed equilibrato, capace di integrare tutela previdenziale, prevenzione sanitaria e qualità dell’organizzazione del lavoro, superando approcci esclusivamente compensativi o rigidamente categoriali.

 

Una futura disciplina sammarinese sui lavori usuranti dovrebbe quindi configurarsi come parte integrante di una più ampia politica del lavoro e della salute occupazionale, orientata non solo a garantire maggiore equità previdenziale, ma anche a prevenire il deterioramento delle condizioni di salute dei lavoratori, promuovere modelli organizzativi più sostenibili e rafforzare la sostenibilità sociale dell’intero sistema produttivo.