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Sul lavoro l’ombra del mobbing

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Dopo il divieto a una dipendente di donare il sangue, il vice segretario CDLS Battazza fa il punto su una realtà spesso ignorata.

San Marino, 7 febbraio 2005

“E’ la classica punta dell’iceberg”. Il vice segretario della CDLS, Mirco Battazza, interviene sull’odiosa vicenda della dipendente di una ditta di Dogana che si è vista negare dall’azienda il permesso di assentarsi dal posto di lavoro per andare a donare il sangue.

Discriminazioni, disagi, competitività esasperata, pressioni psicologiche, fino ad arrivare a veri e propri casi di mobbing: il vice segretario della Confederazione Democratica squarcia il velo su una realtà ancora troppo sconosciuta e afferma: “Il caso della dipendete di Dogana è giustamente salito agli onori della cronaca, ma si tratta della classica punta dell’iceberg”.
Battazza, si può spiegare meglio?
“Purtroppo nella quotidianità dei rapporti di lavoro i piccoli e grandi soprusi si ripetono con una certa frequenza, esiste una vera e propria area grigia di disagio psicologico che interessa molti lavoratori. Si tratta di manifestazioni di malessere legate alla difficoltà di relazione con i datori di lavoro e tra colleghi, spesso dovute a climi aziendali all’insegna della più sfrenata competizione, e non mancano sofferenze di natura personale che i luoghi di lavoro amplificano attraverso l’emarginazione, la solitudine, la discriminazione fino alla perdita del posto”.

Dipinge un quadro allarmante. Ma su quali dati?
“Non posso certo raccontare i tanti casi incontrati durante la mia militanza sindacale, ma ricordo che abbiamo realizzato due indagini che hanno radiografato il clima e il vissuto lavoratori nel settore pubblico e in quello bancario”.

E cosa ne è uscito?
“Che ad esempio nel settore del credito il clima che respirano i dipendenti è spesso molto pesante. Del resto le banche, con l’adozione indiscriminata di budget proibitivi e di sistemi incentivanti finalizzati solamente al raggiungimento di obiettivi economici, spesso senza alcun altro scrupolo morale e sociale, hanno creato al loro interno una esasperazione nei rapporti gerarchici tra colleghi e nei confronti della clientela. Pressioni spesso indirizzate alla vendita a tutti i costi di prodotti finanziari ad alto rischio, che provocano al lavoratore forti tensioni morali”.

E dalle pressioni sui dipendenti al fenomeno del mobbing il passo non è poi così lungo. E’ così?
“Di fronte alle pressioni degli istituti di credito sui propri dipendenti per il raggiungimento di budget, e dei ricatti conseguenti il mancato raggiungimento degli stessi, appare evidente come i top manager utilizzino tecniche subdole di manipolazione psicologica, talvolta finalizzate a indurre i propri dipendenti a comportamenti contrari alla propria etica. Ma non è tutto, sempre più si sta affermando nei luoghi di lavoro un deterioramento dei rapporti tra lavoratori che è l’anticamera per una reale situazione di disagio, e che, in qualche caso, può sfociare in un vero e proprio mobbing”.

Cosa può fare allora il sindacato?
“Il sindacato ha l’obbligo di qualificare la propria iniziativa sui luoghi di lavoro. Siamo di fronte ad un fenomeno serio e grave, e come CDLS pensiamo debba essere affrontato attraverso lo strumento dei contratti e quello della legge sulla sicurezza, ma soprattutto attraverso una migliore conoscenza di questi problemi. E’ necessaria una svolta culturale che riporti il rispetto delle perone al primo posto rispetto alla pura logica del profitto. Inoltre crediamo fermamente che un ruolo importante lo possa svolgere il rappresentante sindacale. Opportunamente aggiornato e professionalizzato, il rappresentante sindacale può rappresentare un importante aiuto verso chi prova disagio e anche verso i colleghi e i vertici aziendali per creare un clima favorevole al superamento delle difficoltà”.

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