La crisi demografica rappresenta una delle principali sfide strutturali per la Repubblica di San Marino.
Gli ultimi dati pubblicati dall’Ufficio Nazionale di Statistica restituiscono un quadro che continua a destare forte preoccupazione. Nel primo semestre del 2026 sono state registrate appena 66 nascite, 16 in meno rispetto allo stesso periodo del 2025, a fronte di 149 decessi.
Il saldo naturale, cioè la differenza tra nascite e decessi, si attesta così nei primi sei mesi dell’anno a -83 unità, con un ulteriore peggioramento rispetto al -60 registrato nel primo semestre del 2025.
Il dato più recente si inserisce in una tendenza ormai strutturale.
E’ infatti dal 2017 che il saldo naturale continua a collocarsi su valori negativi, alimentando un progressivo squilibrio tra nascite e decessi che si riflette sulla dinamica complessiva della popolazione.
A questo fenomeno si accompagna il progressivo invecchiamento della popolazione sammarinese. L’aumento dell’età media rappresenta una tendenza di lungo periodo, sostanzialmente lineare dagli anni Ottanta in avanti, ma che ha conosciuto una significativa accelerazione nell’ultimo decennio: dai 42,90 anni del 2015 si è passati ai 46,42 anni del 2025, con un incremento di oltre 3,5 anni in un decennio. Denatalità e invecchiamento concorrono così a delineare una trasformazione profonda della struttura demografica del Paese.
Le misure di sostegno alla famiglia intervengono su una parte essenziale di questo problema: le condizioni nelle quali una persona o una coppia decide se avere o meno figli.
In questo quadro, accogliamo con favore il percorso avviato con la nuova normativa dedicata alla famiglia, attualmente al centro del confronto politico e istituzionale, e riteniamo l’approvazione nella sessione del Consiglio Grande e Generale del prossimo settembre non più rinviabile.
Il provvedimento contiene interventi importanti che riconoscono la necessità di sostenere maggiormente le persone che scelgono di diventare genitori e di riequilibrare il rapporto tra tempi di vita, responsabilità familiari e lavoro.
Tra le misure più significative figurano l’estensione a 20 giorni del congedo di paternità retribuito al 100% e il rafforzamento del sostegno economico durante il congedo parentale; nuove tutele per le donne non occupate in gravidanza e nel puerperio e maggiori agevolazioni per i nuclei monogenitoriali; la possibilità per un genitore lavoratore di usufruire dell’indennità di malattia per assistere un figlio ammalato fino a 14 anni; il rafforzamento e l’adeguamento all’inflazione degli assegni familiari, insieme a un bonus di 1.000 euro per ogni nuovo nato o adottato; e il riconoscimento del ruolo del caregiver familiare, accompagnato da specifiche tutele economiche e previdenziali.
Si tratta di interventi che vanno nella direzione giusta. Rendere meno difficile avere figli, distribuire più equamente il lavoro di cura e garantire condizioni lavorative compatibili con la genitorialità sono condizioni indispensabili per affrontare la denatalità.
Ma non sono, da sole, sufficienti.
La crisi demografica impone infatti di allargare lo sguardo. Non basta domandarsi come aiutare chi decide di avere figli. Prima occorre chiedersi quante persone nelle età in cui normalmente si costruiscono relazioni, autonomia e progetti familiari scelgano di rimanere a San Marino e quante, invece, decidano di costruire altrove il proprio futuro.
È da questa domanda che prende avvio la presente analisi.
San Marino presenta da tempo una forte capacità di attrazione dal punto di vista occupazionale.
La crescita dell’occupazione e la presenza di un numero consistente di lavoratori frontalieri testimoniano l’esistenza di un sistema economico capace di richiamare quotidianamente lavoratrici e lavoratori dall’esterno.
Ma essere un territorio attrattivo nel quale lavorare non significa necessariamente essere un territorio nel quale si sceglie di rimanere a vivere.
È su questa distinzione che occorre concentrare una parte nuova delle politiche rivolte alle giovani generazioni.
Per verificarla, abbiamo analizzato i movimenti migratori della popolazione tra i 21 e i 40 anni negli ultimi 10 anni, fascia che comprende una parte importante delle persone che attraversano le fasi dell’autonomia abitativa, della stabilizzazione lavorativa e relazionale e della possibile costruzione di una famiglia.
I dati mostrano un fenomeno che merita attenzione.
Il numero di immigrati nella fascia 21-40 è rimasto sostanzialmente stabile durante tutto il periodo, registrando ingressi mediamente pari a:
Allo stesso tempo, tra il 2016-2020 emigravano da San Marino mediamente 49,4 persone tra 21 e 40 anni ogni anno.
Nel quinquennio 2021-2025 la media è salita a 72,4 persone l’anno: un incremento del 46,6%.
Anche la composizione dell’emigrazione è cambiata.
Anno | 21–30 anni | 31–40 anni | Totale 21–40 | Emigrati complessivi | Quota 21–40 |
2016 | 14 | 25 | 39 | 149 | 26,2% |
2017 | 15 | 21 | 36 | 122 | 29,5% |
2018 | 16 | 36 | 52 | 168 | 31,0% |
2019 | 26 | 31 | 57 | 195 | 29,2% |
2020 | 28 | 35 | 63 | 169 | 37,3% |
2021 | 25 | 53 | 78 | 197 | 39,6% |
2022 | 32 | 35 | 67 | 178 | 37,6% |
2023 | 33 | 45 | 78 | 198 | 39,4% |
2024 | 39 | 38 | 77 | 179 | 43,0% |
2025 | 29 | 33 | 62 | 153 | 40,5% |
Nel 2016 poco più di un emigrato su quattro apparteneva alla fascia 21-40 anni. Nel 2024 questa quota ha raggiunto il 43%, rimanendo superiore al 40% anche nel 2025.
Il 2025 ha registrato una diminuzione delle uscite, che dovrà essere monitorata nei prossimi anni. Il dato, tuttavia, non riporta il fenomeno ai livelli osservati all’inizio del periodo.
Il tema che emerge non è quindi semplicemente quello dell’emigrazione, ma quello della retention: la capacità di San Marino di trattenere le persone durante una fase cruciale della loro vita.
Per comprendere correttamente il fenomeno è necessario leggere congiuntamente i dati presentati, analizzando il saldo migratorio al fine di individuare le tendenze.
Il saldo migratorio della fascia 21-40 resta positivo durante tutto il decennio.
Anno | Immigrati 21–40 | Emigrati 21–40 | Saldo |
2016 | 131 | 39 | +92 |
2017 | 145 | 36 | +109 |
2018 | 113 | 52 | +61 |
2019 | 149 | 57 | +92 |
2020 | 155 | 63 | +92 |
2021 | 149 | 78 | +71 |
2022 | 134 | 67 | +67 |
2023 | 146 | 78 | +68 |
2024 | 142 | 77 | +65 |
2025 | 129 | 62 | +67 |
Questo dato impedisce letture semplicistiche.
San Marino non presenta un saldo migratorio negativo tra i 21 e i 40 anni. Continua a registrare più ingressi che uscite, eppure qualcosa è cambiato: il saldo positivo medio è passato da +89,2 persone all’anno nel 2016-2020 a +67,6 nel periodo 2021-2025, riducendosi di circa un quarto.
Soprattutto, questa riduzione non deriva principalmente da un crollo degli ingressi. Gli immigrati giovani-adulti sono rimasti sostanzialmente stabili. Sono aumentate le uscite. È questo il dato sul quale riteniamo necessario concentrare l’attenzione politica.
La capacità del Paese di attrarre persone e lavoro continua ad esistere. Ciò che occorre comprendere meglio è la sua capacità di trasformare questa attrattività economica in permanenza, radicamento e costruzione di progetti di vita di lungo periodo.
L’analisi degli ingressi mostra contemporaneamente un secondo cambiamento.
Nel quinquennio 2016-2020 arrivavano a San Marino mediamente 19,8 persone over 60 ogni anno.
Negli anni successivi il dato è cresciuto rapidamente:
Anno | 61–70 anni | Oltre 70 anni | Totale over 60 | Immigrati complessivi | Quota over 60 |
2016 | 23 | 6 | 29 | 331 | 8,8% |
2017 | 13 | 4 | 17 | 304 | 5,6% |
2018 | 7 | 4 | 11 | 268 | 4,1% |
2019 | 19 | 10 | 29 | 369 | 7,9% |
2020 | 8 | 5 | 13 | 341 | 3,8% |
2021 | 12 | 5 | 17 | 368 | 4,6% |
2022 | 34 | 28 | 62 | 350 | 17,7% |
2023 | 45 | 20 | 65 | 381 | 17,1% |
2024 | 63 | 44 | 107 | 426 | 25,1% |
2025 | 64 | 43 | 107 | 391 | 27,4% |
La forte discontinuità osservata a partire dal 2022 deve essere letta anche alla luce dell’introduzione della disciplina delle residenze atipiche per pensionati, che ha creato un canale specifico di ingresso rivolto alla popolazione pensionata in possesso di determinati requisiti economici e patrimoniali.
Non possiamo attribuire automaticamente ogni ingresso over 60 a questa disciplina, poiché le statistiche demografiche disponibili non distinguono il titolo in base al quale viene acquisita la residenza. La coincidenza temporale è tuttavia sufficientemente evidente da richiedere che il fenomeno venga considerato nell’interpretazione dei dati.
Nel 2016 entravano a San Marino:
Nel 2025:
Gli ingressi nelle età giovani-adulte sono quindi sostanzialmente analoghi a quelli di dieci anni prima nonostante l’introduzione della disciplina sulle residenze atipiche per sportivi.
È profondamente cambiata, invece, la componente più anziana dell’immigrazione.
Questo elemento è importante perché San Marino, nonostante il saldo naturale costantemente negativo introdotto nella premessa, continua a presentare un saldo demografico positivo determinato da un incremento della popolazione residente che, però, non produce un miglioramento della struttura demografica per età.
Occorre quindi guardare non soltanto al numero delle persone che entrano e lasciano il Paese, ma anche alla loro composizione generazionale.
La denatalità viene spesso affrontata concentrando l’attenzione sul momento nel quale una coppia decide di avere figli. È comprensibile, ma rischia di essere troppo tardi.
Prima della decisione di diventare genitori esistono numerose altre scelte: dove studiare, dove lavorare, dove vivere, dove costruire le proprie relazioni, dove trovare casa, dove trascorrere il proprio tempo, dove sentirsi parte di una comunità e, infine, dove immaginare il proprio futuro.
Per questo una politica demografica rivolta alle giovani generazioni non può esaurirsi, pur nella loro importanza, negli strumenti di conciliazione tra lavoro e famiglia.
Le politiche sui congedi, sulla maternità, sulla paternità e sulle aspettative sono delle politiche fondamentali che intervengono principalmente sulle condizioni nelle quali una famiglia può crescere.
È necessario però intervenire ancora prima: sulle condizioni che portano una persona a scegliere se costruire quella famiglia a San Marino.
Il punto non è sostenere che San Marino non offra opportunità.
Al contrario, la sua capacità di attrazione lavorativa rappresenta uno degli elementi di forza del sistema sammarinese. La questione è comprendere se questa attrattività sia accompagnata da un ecosistema sociale altrettanto capace di coinvolgere le nuove generazioni, perché un territorio nel quale lavorare può non coincidere automaticamente con un territorio nel quale si desidera vivere stabilmente.
È quindi necessario ampliare il significato stesso di attrattività. Per una persona giovane contano certamente lavoro, retribuzione, stabilità, servizi e abitazione.
Ma contano anche:
In sintesi, accanto alle condizioni materiali esistono gli ingredienti di quella che potremmo definire una “vita bella”: non una dimensione accessoria rispetto alle politiche economiche e familiari, ma uno degli elementi che concorrono alla scelta del luogo nel quale costruire il proprio futuro.
La nuova legge sulla famiglia rappresenta un passaggio importante e necessario.
Ma la risposta alla crisi demografica dovrà necessariamente essere più ampia.
Non possiamo occuparci soltanto di rendere più sostenibile la scelta di avere un figlio. Dobbiamo contemporaneamente costruire un Paese nel quale le nuove generazioni abbiano voglia di rimanere per poter compiere quella scelta.
I dati non consentono ancora di stabilire perché una parte crescente delle persone nelle età giovani-adulte lasci San Marino.Consentono però di affermare che il fenomeno esiste e che una politica rivolta alle nuove generazioni non dovrebbe ignorare.
La sfida, quindi, non riguarda solamente la natalità: riguarda la capacità di San Marino di continuare ad essere un luogo nel quale lavorare, ma anche un luogo nel quale valga la pena restare, vivere, partecipare e costruire il proprio futuro.
Perché prima ancora di chiedersi come favorire la nascita di una nuova generazione, occorre fare in modo che quella presente possa scegliere San Marino come casa.