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Statali in pressing

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Le Federazioni Pubblico Impiego chiedono al governo di stringere i tempi sul contratto. Dal 16 maggio presidi davanti agli uffici.

San Marino, 2 maggio 2005

Il contratto della PA deve uscire dalla genericità. Lo scrivono le Federazioni del Pubblico Impiego della CSU in un documento inviato al governo.

Intanto dal 16 maggio scatteranno presidi davanti agli uffici pubblici a sostegno della vertenza.
Dopo il direttivo unitario di giovedì 28 aprile, dove sono state esaminate le controproposte del governo sul contratto e analizzate le bozze di regolamento su mobilità, part-time, trasferimenti per motivi di salute e titoli di studio, le Federazioni dei lavoratori pubblici hanno inviato all’Esecutivo una serie di osservazioni.

Controproposte troppo generiche. Nella premessa, il sindacato sottolinea che le risposte governative alla piattaforma contrattuale sono ferme alle “enunciazioni generali, che compaiono in almeno tre precedenti contratti”. Pertanto “serve uscire dalle considerazioni generali e fare proposte concrete per sapere da quando, per quali fini e in che modo rendere tali enunciati operativi”.
“Tutti i capitoli della piattaforma – precisa inoltre il documento di FUPI-CSdL e FPI-CDLS – sono degni di avere risposte e, laddove siano necessari interventi legislativi, nel contratto vanno individuate linee precise di intervento e stabilite le date entro cui promulgare le leggi”.

Il concetto, espresso verbalmente dalla delegazione di governo, di imputare come costo contrattuale l’impiego di risorse economiche destinate a migliorare l’organizzazione del lavoro o dettate da Leggi dello Stato, viene respinto dalle Federazioni sindacali, che ricordano alla controparte quanto successo nell’ultimo rinnovo contrattuale, ovvero la “prova di grande coscienza e senso dello Stato” dimostrata dai dipendenti pubblici “verso un Paese che a detta della politica era in grave difficoltà economica”.

Stringere i tempi. “E’ necessario accelerare il percorso negoziale, uscendo da tatticismi e posizioni preconcette”, scrivono le Federazioni sindacali, osservando poi che nel documento governativo le uniche proposte normative condivise sono quelle che non hanno un costo per il datore di lavoro, mentre sul versante economico le proposta del Congresso di stato “è agli antipodi rispetto a quella del sindacato” .
Si ricorda infatti che la proposta di FUPI e FPI è di un aumento fisso di 60 euro, più un aumento percentuale di 1,5% mensili sul piede retributivo e scatti per il biennio 2005-2006, mentre la disponibilità del governo è ferma al incremento percentuale in linea con l’inflazione programmata, solo sul piede retributivo.
Così il sindacato torna a ribadire la ponderatezza della rivendicazione economica, “che è tesa a recuperare ciò che è stato perso nella precedente tornata contrattuale”, aggiungendo che i richiami sulle alte retribuzioni del settore pubblico sono “strumentalizzazioni” e “giustificazioni” messe in campo per continuare ad erodere il potere d’acquisto degli stipendi pubblici.

Insomma, per le Federazioni sindacali il bilancio della vertenza è negativo. Tuttavia sono pronte a rilanciare il confronto. “Con senso di responsabilità – si legge nel documento inviato al governo – siamo da subito disponibili ad una serie di incontri per valutate nuove proposte”. Incontri che però dovranno “tendere alla ricerca di intese conclusive, uscendo dalla fase delle dichiarazioni generali e affrontando i singoli argomenti nei loro aspetti specifici”.

Mobilitazione ed informazione. Nel frattempo, in linea anche con il mandato dei rappresentanti sindacali, il direttivo di FUPI e FPI ha proclamato lo stato di mobilitazione del settore pubblico. “A sostengo di un rinnovo contrattuale rispettoso della dignità dei dipendenti e che tenga conto della perdita del potere d’acquisto delle retribuzioni”.
A partire dal 16 maggio, saranno così organizzati presidi di fronte agli uffici pubblici con lo scopo di informare la cittadinanza e i lavoratori sulle ragioni del rinnovo contrattuale.
La mobilitazione prevede anche una seconda fase di protesta con scioperi a scacchiera. A partire dal 23 maggio è infatti previsto un primo pacchetto di 6 ore di sciopero.

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