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Semaforo rosso

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La Centrale Sindacale promuove una raccolta di firme contro la riforma del lavoro in discussione in Consiglio.

San Marino, 6 settembre 2005

Proposte blindate e tempi strettissimi, un binomio che provoca il “profondo dissenso” del sindacato sulla legge del lavoro in discussione in Consiglio. Al via una raccolta di firme contro il progetto legislativo.

E’ netta la presa di distanza della CSU sulla riforma del mercato del lavoro approdata in luglio sui banchi del Consiglio e che sta viaggiando verso la seconda lettura.
“Il governo ha praticamente blindato la legge e accelerato al massimo l’iter parlamentare, è così mancata una vera concertazione”, afferma il segretario Csdl, Giovanni Ghiotti.
“Questa riforma fa uscire dalla finestra molte regole antiprecarietà conquistate con l’ultimo contratto industria”, aggiunge il vice segretario Cdls, Luca Montanari. E la normativa raccoglie critiche anche dal fronte del pubblico impiego: “Si prevede un nuovo organico all’Ufficio del Lavoro – afferma Stefano Zonzini, Cdls – quando eravamo d’accordo col Governo di rendere compatibili le riorganizzazioni dei vari settori pubblici con tutto il resto della PA, e nel caso tramite accordi specifici da concordare col sindacato”.
Risultato: “Profondo dissenso verso una legge che legalizza la precarietà”.

E in casa sindacale si pensa anche a come contrastare un progetto legislativo definito “sbagliato” e che non “risolve il problema occupazionale dei giovani sammarinesi”.
“Le nostre iniziative – spiega Montanari – saranno finalizzate a ripristinare il diritto e a sensibilizzare i consiglieri: devono sapere che danno creerebbero approvando una legge simile”. Così, in occasione del ciclo di assemblee con i lavoratori in programma dal 15 settembre, partirà una raccolta di firme per modificare l’impianto della riforma.

Il sindacato, in particolare, accende il semaforo rosso su questi capitoli della legge.

Assunzioni nominative: “Dopo molti solleciti, – si legge nel documento della CSU – il Governo si era impegnato a presentare in Commissione Consiliare un emendamento che, nel recepire i contenuti del contratto industria, stabiliva che le assunzioni nominative devono essere tutte a tempo indeterminato. Ma la Commissione ha approvato, invece, un emendamento presentato da un consigliere della stessa maggioranza, che prevede l’eliminazione di questa forma di garanzia per i lavoratori. La maggioranza, dunque, prima accoglie un emendamento del sindacato, e poi viene smentita dai suoi membri in Commissione, che votano in senso contrario”.

Assunzioni a tempo determinato: “Nell’accordo contrattuale dell’industria si è stabilito che tali assunzioni possono avvenire esclusivamente in presenza di motivazioni dettagliate ed accertate. Nella legge, invece, contravvenendo palesemente ai contenuti contrattuali, si introduce l’assunzione “in addestramento” (art.11), la quale prevede che le aziende possono assumere giovani dai 18 ai 23 anni, a tempo determinato per 12 mesi senza nessuna motivazione”. Non paghi di ciò – accusa il sindacato – hanno previsto anche l’abbattimento del salario del 20% (con il “salario d’ingresso)!!! Il Sindacato ha chiesto con forza di eliminare completamente dall’articolato questa inaccettabile forma di assunzione e di decurtazione salariale! Inoltre, sempre per i giovani, le aziende possono beneficiare degli strumenti che non prevedono l’obbligo della assunzione definitiva, quali stages e periodi di addestramento, e – fino a 24 mesi – anche la formazione professionale.

Ufficio del lavoro: “L’articolo 8 della legge, affronta l’argomento della ristrutturazione dell’Ufficio del Lavoro. Nel contenere una serie di inesattezze, prevede di fatto dei meccanismi di carriera interna che, se da un lato lasciano intravedere il giusto riconoscimento di professionalità maturate e di funzioni superiori svolte da anni da alcuni dipendenti, dall’altro prevede titoli di accesso a posti di alto livello, con titoli di studio di scuola superiore, in palese contraddizione con quanto il Governo sta proponendo al tavolo della riorganizzazione della PA; ciò diventerebbe inoltre il modello di riferimento per tutte le carriere nella PA. Inoltre vi è la parcellizzazione di molte funzioni all’interno dell’ufficio, in netto contrasto con la tanto sbandierata intercambiabilità dei ruoli. Ciliegina sulla torta, si inventano titoli di accesso particolari fino ad oggi mai utilizzati. Il Sindacato ha chiesto di non inserire l’allegato A, che prevede nel dettaglio i posti all’Ufficio del Lavoro, ma di elencare le figure necessarie, e di utilizzare per gli incarichi temporanei i meccanismi previsti dalle leggi, rinviando alla riorganizzazione della PA la definizione dei titolo di studio e i meccanismi di carriera. Il dubbio è se questa impostazione sia solo per far funzionare l’Ufficio del Lavoro, o se abbia un altro carattere”.

Principi fondamentali: “Dalle finalità della legge, sono stati cancellati alcuni principi fondamentali (prima presenti) che riconoscevano il fatto che le assunzioni a tempo indeterminato sono e continueranno ad essere la forma comune dei rapporti di lavoro”. Per il sindacato questo principio deve essere assolutamente reinserito.

Contratti di collaborazione e consulenza: “Il Governo – sottolinea sempre la CSU – non esprime fino in fondo la volontà di mettere fine alla deriva rappresentata dai contratti di collaborazione e consulenza: non ha infatti voluto inserire i paletti necessari per far cessare il ricorso indiscriminato e ingiustificato a tali forme di lavoro precario e sottopagato”.

Formazione professionale: Per il sindacato, va sancito “inequivocabilmente” che i lavoratori assunti in formazione professionale, superato il periodo di prova stabilito per legge, devono essere assunti a tempo indeterminato. “Nell’articolo di legge si prevede invece che nell’arco di 90 giorni le aziende possono interrompere il rapporto di lavoro, senza indicare il motivo di tale eventuale decisione, e senza differenziare tra i diversi inquadramenti professionali, come prevedono i contratti”.

Frontalieri: Su questo punto le organizzazioni sindacali chiedono di estendere l’esecutività delle norme dell’accordo contrattuale dell’industria anche ai lavoratori non residenti di tutti i settori del mondo del lavoro. “A tutt’oggi non conosciamo ancora né le volontà del Governo a riguardo, né i tempi di attuazione di tale norma”.

Sanzioni: “La richiesta di prevedere un articolo specifico che renda più adeguate ed efficaci le sanzioni per chi viola le norme sul lavoro, non ha avuto nessuna considerazione”, lamenta in conclusione la Centrale Sindacale.

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