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Se 5 milioni di euro vi sembrano pochi

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Altolà del sindacato al versamento in Italia della quota sanitaria.Giorgio Felici: “Soldi da destinare ai lavoratori frontalieri”.

San Marino, 18 giugno 2004

Cinque milioni di euro. Ma forse fa più effetto tradurli nel vecchio conio: dieci miliardi. E’ a quanto ammonta il “rimborso sanitario” che l’Italia chiede all’ente sanitario sammarinese per 2600 lavoratori italiani occupati in Repubblica.

“In regime di doppia tassazione dei redditi frontalieri, questo rimborso sanitario non si giustifica più, anzi si è trasformato in una stridente anomalia”, afferma Giorgio Felici, segretario della Federazione Industria della CDLS.

E l’altolà al rimborso sarà uno degli argomenti in discussione martedì 22 giugno alle 11,30 durante l’incontro convocato dal Segretario di Stato al Lavoro sui temi del frontalierato. “Diremo chiaro e tondo al Segretario di Stato – continua Felici – che quei 5 milioni di euro non devono passare il confine di Dogana. Lo Stato Italiano non può da una parte tagliare le buste paga dei lavoratori e dall’altra chiedere anche un rimborso all’ISS. E’ insomma urgente preparare una proposta complessiva su fisco e diritti dei frontalieri da presentare al tavolo tecnico aperto con Roma”.

Nella partita fiscale italo-sammarinese il sindacato mette dunque sul piatto una montagna di euro, ossia quel rimborso sanitario di 170 euro mensili che, sulla scorta della vecchia convenzione del 1974, l’ISS deve versare alle casse italiane per ogni lavoratore frontaliero.

“Invitiamo l’esecutivo sammarinese – recita il documento che la CSU ha presentato nell’ultima assemblea dei frontalieri – a riconsiderare completamente la questione dei rimborsi sanitari. Dal momento infatti che i lavoratori di confine devono cominciare a pagare le tasse anche in Italia, è fin troppo chiaro che il rimborso è assolutamente ingiustificabile. Da qui la proposta di non versare più questi soldi allo Stato Italiano, ma di utilizzare queste risorse per attenuare il peso della fiscalità”.

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