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San Marino o Disneyland?

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Uno stillicidio di dati statistici dipingono San Marino come il paradiso dei consumatori. E’ utile fare chiarezza.

San Marino, 4 Marzo 2005

Ma viviamo a San Marino o nel mondo fiabesco di Disneyland? La domanda è d’obbligo seguendo i dati sull’inflazione che nelle ultime settimane stanno circolando sul Titano.

Un vero e proprio balletto di cifre che, sarà un caso?, arriva in concomitanza delle trattative per il rinnovo dei due più importanti contratti di lavoro sammarinesi (industria e pubblica amministrazione).
Da parte di San Marino Web (sito notoriamente legato all’ANIS) vengono pubblicati estratti del “bollettino di statistica” relativo al 4° trimestre 2004 che dipingono la realtà economica sammarinese come un piccolo “paradiso terrestre”, con l’inflazione più bassa rispetto all’Italia dello 0,6% e addirittura, ultimamente, enfatizzando un ribasso, rispetto al Dicembre 2003, della voce “affitti, acqua ed energia elettrica” di un 1,11%.

Sulle colonne dell’ultimo numero di Fixing (settimanale notoriamente legato all’Assoindustria sammarinese), in un articolo di ben cinque colonne, si tenta di banalizzare come “sensazioni percettive” le preoccupazioni dei consumatori riguardo alla reale, incontestabile ed inarrestabile perdita del potere di acquisto di stipendi e salari.

“Stiamo assistendo ad una preoccupante girandola di dati statistici – interviene il responsabile dell’ASDICO- CDLS Gianluigi Giardinieri – che non ci convincono; come consumatori sappiamo tutti molto bene che l’inflazione non è certamente in calo, non è sicuramente pari a quanto reso noto dall’ISTAT e tantomeno è – realmente – più bassa a San Marino rispetto alla vicina Italia. Sappiamo tutti benissimo – e stranamente il citato articolo del settimanale FIXING conferma questa nostra considerazione – che il dato relativo all’inflazione sammarinese risente senz’altro, nella sua esiguità, della ristrettezza del bacino di rilevazione e del fatto che molti consumatori sammarinesi sono soliti effettuare i loro acquisti in Italia, ed in particolare nel circondario riminese”.

“E’ necessaria chiarezza e, soprattutto, non si può speculare sui dati statistici e sulla pelle dei consumatori per giustificare – sui tavoli contrattuali aperti – scontate ed obsolete strategie con offerte economiche al ribasso. Da una più approfondita analisi del bollettino di statistica del 4° trimestre 2004, riguardo alle singole voci che compongono l’indice inflazionistico sammarinese – continua Giardinieri – si possono trarre altre considerazioni interessanti.”

“Ad esempio il tanto pubblicizzato ribasso dell’1,1% del costo degli affitti, acqua e dell’energia elettrica – opportunamente analizzato – permette di rilevare un effettivo sensibile calo della voce ‘affitti’ che è compensato dall’aumento dell’1,52% della voce relativa alle ‘riparazioni e manutenzioni della casa’; la voce ‘elettricità e combustibile’ è assolutamente inalterata (anche grazie all’accordo per il blocco delle tariffe delle utenze tra Governo e CDLS del 2001).”

“Nell’ottica della tanto decantata bassa inflazione – prosegue il responsabile dell’ASDICO-CDLS – dobbiamo rilevare nel periodo Dicembre 2003-Dicembre 2004, un aumento del 4,03% dei prezzi dei ‘generi alimentari’, del 2,1% per i medicinali e prodotti farmaceutici, del 2,92% delle spese di esercizio per i mezzi di trasporto, del 4% per i ‘beni e servizi per l’igiene personale’, addirittura del 10,34% per i ‘servizi assicurativi’ e dell’11,23% per gli ‘altri servizi’ che comprendono – tra l’altro – il costo per la dichiarazione dei redditi e per il rinnovo dei documenti (patente, carta di identità, etc.).”

“Siamo fermamente convinti – conclude Giardinieri – che anziché ‘giocare’ con i numeri e le percentuali sulla pelle dei consumatori, sia ormai indispensabile ed indifferibile la creazione di un “osservatorio sui prezzi”, strumento fondamentale per salvaguardare i cittadini da abusi e rincari ingiustificati. Ci viene quasi spontaneo pensare che chi si affanna in tutti i modi per cercare di convincerci di una inflazione sammarinese ‘quasi inesistente’, forse non è abituato a fare i conti con uno stipendio, un salario o una pensione che – sempre più a malapena – arriva a coprire le spese familiari mensili”.

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