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Relazione del Segretario Gianluigi Giardinieri al 5° Congresso FCS

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Carissimo Presidente, delegati, gentili ospiti,

in più occasioni ho cercato di immaginare come avrei iniziato la mia relazione al 5° Congresso della Federazione Costruzioni e Servizi, dopo aver ricoperto l’incarico di segretario per quasi 4 anni. Gli avvenimenti che, con velocità sempre più serrata si stanno accavallando in queste ultime settimane, mi impongono di aprire questa mia relazione con un inevitabile riflessione sulla situazione economica, sulle conseguenti ricadute negative della crisi globale nella vita sociale e lavorativa e su quelli che potranno essere le prospettive per il nostro Paese. Ritengo che – oggi più che mai – il titolo che abbiamo scelto per il 5° Congresso “SVILUPPO SOSTENIBILE” sia di grande attualità, e di buon auspicio per il futuro della Repubblica di San Marino. Ma cosa si intende per “Sviluppo sostenibile” ? Lo sviluppo sostenibile è una forma di sviluppo (che comprende lo sviluppo economico, delle città, delle comunità, ecc.) che non compromette la possibilità delle future generazioni di perdurare nello sviluppo, preservando la qualità e la quantità del patrimonio e delle riserve naturali. L’obiettivo è di mantenere uno sviluppo economico compatibile con l’equità sociale e gli ecosistemi, operante quindi in regime di equilibrio ambientale e sociale. Quella che ho appena citato è la definizione ufficiale di quello che si può considerare uno sviluppo sostenibile; se tutti noi facciamo una breve riflessione e pensiamo agli ultimi decenni trascorsi, possiamo facilmente arrivare alla conclusione che, se da un lato vi è stato indubbiamente un forte sviluppo economico, dall’altro lato questo sviluppo è avvenuto senza prestare troppa attenzione né all’equità sociale, né agli ecosistemi e tantomeno a garantire la possibilità di sviluppo per le future generazioni.

Oggi, per la prima volta dopo svariate generazioni, dobbiamo purtroppo maturare la consapevolezza che i nostri figli ed i nostri nipoti vivranno in condizioni socio-economiche peggiori – o ottimisticamente non migliori – rispetto a quelle cui abbiamo beneficiato noi ed i nostri genitori. Ritengo che, senza alcuna retorica, si possa condividere il fatto che stiamo vivendo avvenimenti economico-sociali che lasceranno un segno per le future generazioni, accadimenti che forse i nostri nipoti leggeranno sui loro libri di storia.
Come ha detto l’economista Stiglitz: “Per il liberismo fondamentalista (il cosiddetto neo-liberismo) la caduta di Wall Street equivale a ciò che è stata la caduta del muro di Berlino per il comunismo. Dice al mondo che questo tipo di organizzazione economica si è rivelata non sostenibile”.

Le politiche economiche degli ultimi trent’anni, improntate al paradigma “meno salari, più profitti e rendite in un contesto di un sempre minor welfare” hanno finito per deteriorare progressivamente il quadro economico fino ad arrivare alle attuali disastrose condizioni. Il modello di crescita che è stato adottato dall’economia americana (e poi esportato anche in altri paesi occidentali) basato sul “debito”, ha portato come diretta conseguenza al crescente indebitamento delle famiglie e dei Governi. L’indebitamento progressivo che ha interessato in maniera sempre più  crescente milioni di famiglie, iniziando negli Stati Uniti per poi allargarsi a macchia d’olio in Europa ed in altri continenti, è stato provocato da una iniqua distribuzione del reddito a livello globale. Con sistemi economici che negli ultimi decenni hanno premiato profitti e rendite a discapito del lavoro, era inevitabile che si arrivasse ad un punto di collasso. Salari al ribasso (con una continua ed inarrestabile perdita del potere di acquisto), riduzioni fiscali generalizzate (e dunque più favorevoli ai ceti più ricchi), conseguenti progressive riduzioni dello Stato Sociale (che hanno pesato in maniera sempre più forte sui redditi più bassi) sono tra le cause alla base della tempesta economica che stiamo vivendo. In questo momento siamo però ad un passaggio cruciale della crisi economica. Il rischio concreto è che crisi finanziaria e rallentamento economico si uniscano creando un contesto ancora più critico. E’ di questi giorni la notizia di nuovi massicci interventi a sostegno delle banche; queste ultime devono essere messe in condizioni di risollevarsi dopo la tempesta finanziaria. Il rischio è infatti non tanto legato ai “titoli tossici” che tutti ben conosciamo, ma è dato dalla possibile entrata in crisi delle attività produttive e commerciali a cui le banche hanno concesso i loro crediti. A questo punto non si parlerebbe più di recessione o di crisi finanziaria ma di un vero e proprio periodo di depressione.

A questo punto, per scongiurare lo spettro della depressione, sono i Governi e le Autorità monetarie internazionali che debbono giocare tutte le possibili carte ed attivare le soluzioni più incisive e drastiche. Indubbiamente lo scenario internazionale che emergerà dopo questa tempesta così pervasiva dovrà essere radicalmente diverso. Nulla sarà, inevitabilmente come prima. E’ indispensabile che vengano introdotte regole internazionali per evitare che quanto è successo accada ancora. Il sistema capitalistico senza regole e senza etica ha dimostrato di non essere oggettivamente sostenibile nel tempo. Dobbiamo impegnarci per promuovere una maggiore “democratizzazione” dell’economia; la via maestra da seguire per riformare il capitalismo è promuovere il benessere collettivo più che il profitto individuale, sviluppare una economia non basata sul profitto immediato, ma finalizzata a costruire il futuro collettivo; promuovere l’utilizzo di forme di energia eco-compatibili e uno sviluppo industriale che riduca i costi sociali, presenti e futuri. Questi ed altri principi, che si possono raggruppare sotto la definizione “democrazia economica”, dovranno essere fatti propri dal Sindacato, che nel contempo potrà svolgere in questo scenario un ruolo centrale. Come purtroppo ben sappiamo, San Marino è interessata anche da un’altra crisi, forse più subdola e insidiosa ma non per questo meno preoccupante e pericolosa: la crisi nei rapporti con l’Italia e le criticità che interessano il sistema bancario e finanziario, derivanti dal mancato ingresso nella “white list”. Non dobbiamo nasconderci che gli attacchi esterni – prima giudiziari e poi normativi – indirizzati verso il nostro sistema bancario e finanziario hanno messo in luce la fragilità del nostro sistema economico, la precarietà di vecchi capisaldi come il “segreto bancario” (che sembravano quasi inattaccabili) e la vulnerabilità di un sistema che è stato messo in discussione con pochi mirati atti normativi emanati dagli organismi di controllo italiani. Non possiamo permetterci il lusso di restare isolati dal resto del mondo economico e bancario italiano ed internazionale, dobbiamo seguire con determinazione la strada maestra della trasparenza, del rispetto di regole chiare e condivise e soprattutto dobbiamo entrare a testa alta nel novero dei Paesi virtuosi con particolare riguardo alle normative antiriciclaggio. Il rischio di isolamento delle nostre banche dal resto del sistema, provocherebbe infatti drammatiche ricadute anche verso il resto del sistema economico.Dobbiamo dare atto all’attuale  Governo della forte determinazione e della consapevolezza con cui sta affrontando questa drammatica situazione… se i precedenti Esecutivi avessero tenuto nella giusta considerazione (senza sottovalutarli) i preoccupanti segnali che emergevano nei rapporti Italo-sammarinesi e dalle iniziative della magistratura italiana, forse oggi non saremmo in questa situazione. Il violento attacco al nostro sistema bancario e finanziario non può e non deve essere sottovalutato. Tra i principali contribuenti del nostro Paese vi sono infatti le banche. Una riduzione del gettito fiscale versato allo Stato da questi e da altri soggetti, provocherebbe infatti il venir meno di risorse preziose per il mantenimento dello stato sociale, per investimenti strutturali decisivi per lo sviluppo della nostra Repubblica.

Stiamo assistendo ad un aumento vertiginoso dell’utilizzo della cassa integrazione, in particolare nel settore edile, ma più in generale anche nei settori produttivi. Sta crescendo anche il ricorso alla mobilità e aumenta il numero dei disoccupati.  Alcuni settori – come quello dei servizi e quello dei bar/alberghi/ristoranti che danno lavoro a svariate centinaia di lavoratori – sono tuttora sprovvisti di ammortizzatori sociali.E’ necessario intervenire immediatamente, al Governo chiediamo di agire con tempestività approvando il pacchetto di leggi riguardanti la riforma degli ammortizzatori sociali, per evitare che la possibile perdita del posto di lavoro diventi una tragedia per tanti lavoratori e tante famiglie.

Tra i sottotitoli del nostro 5° Congresso abbiamo voluto citare come rafforzativo del titolo “SVILUPPO SOSTENIBILE”, la frase: “Economia, ambiente, diritti: traiettorie di un nuovo sviluppo”.
Si sta concludendo un trentennio di follia neoliberista, dove una economia globalizzata senza regole e senza morale ha imperato, dove il profitto a tutti i costi è stato l’unico punto di riferimento, dove l’ambiente ed il territorio sono stati sacrificati sull’altare dell’industrializzazione forsennata, dove i diritti dei lavoratori, conquistati in decenni di lotte e scioperi, sono stati messi in discussione per privilegiare la produttività e la flessibilità. Ebbene i profeti del libero mercato senza regole e senza diritti ci hanno portato sull’orlo del baratro. E’ ora di voltare pagina. E’ ormai indispensabile riprogettare un nuovo sviluppo, compatibile con il nostro ambiente e con i diritti dei lavoratori, un nuovo sistema di regole globali e condivise che ponga al centro di tutto l’individuo e non il profitto.

In questo scenario di preoccupante complessità, si colloca il rinnovo dei due ambiti contrattuali più importanti del nostro Paese: il contratto dei dipendenti della Pubblica Amministrazione e quello del settore Industria e Artigianato. Oltre a questi contratti di lavoro, desidero ricordare il contratto del settore bancario, che interessa oltre 600 dipendenti e che è scaduto da oltre due anni, il contratto dei salariati dell’AASP scaduto a fine 2008, il contratto dei dipendenti della Banca Centrale scaduto a fine 2007, ed i contratti delle agenzie di assicurazione e degli studi commerciali scaduti a fine 2008. Sono migliaia i lavoratori interessati da questi ambiti contrattuali, sono migliaia le famiglie che stanno aspettando risposte concrete e tangibili. Purtroppo al momento non si vedono sviluppi concreti, anzi, si assiste paradossalmente al ripetersi da parte imprenditoriale del tentativo – già visto in passato – di esasperare i lavoratori ed il Sindacato in estenuanti ed infruttuose trattative.  Tutto questo amplificato dalla situazione contingente e con l’alibi perfetto derivante dalla ben nota crisi economica.

Non credo che la soluzione di questo “ingorgo contrattuale” passi attraverso un unico tavolo negoziale che veda presenti Governo, associazioni imprenditoriali e organizzazioni sindacali. I contratti si devono chiudere con le naturali controparti; il Governo semmai avrà il dovere di emanare le necessarie normative a supporto del sistema economico, industriale e di servizi e attivare le necessarie iniziative per il rilancio del nostro Paese. E’ prioritario, in un quadro di interventi straordinari, restituire potere di acquisto ai lavoratori ed alle famiglie e ricreare l’indispensabile clima di fiducia.  rinnovi contrattuali in corso, oltre a quelli già scaduti da tempo, dovranno – quantomeno – salvaguardare il potere di acquisto dei lavoratori; non credo che esasperare la trattativa economica al ribasso, riducendo le capacità di spesa dei lavoratori e delle famiglie, possa essere utile e funzionale ad un rilancio dei consumi interni e del sistema economico sammarinese. Sono anche auspicabili interventi da parte dell’Esecutivo per fare in modo che le risorse economiche derivanti dai salari e dagli stipendi, vengano il larga parte utilizzate all’interno del territorio, privilegiando ed incentivando i consumi e gli investimenti interni.Al nostro Paese non serve un inasprimento del clima sociale, soprattutto ed in particolare se legato ai rinnovi contrattuali in corso. Se, come detto in tante occasioni, le associazioni imprenditoriali hanno veramente voglia di aprire un dialogo aperto e costruttivo con il Sindacato, questo è il momento giusto. 

 
La nostra Federazione, considerando il numero e le tipologie di contratti di lavoro che gestisce, vive in una sorta di perenne trattativa con le controparti; non passa anno, infatti, nel quale non vi sia uno o più contratti in scadenza.Il 2008 è stato un anno molto intenso dal punto di vista dei rinnovi contrattuali. La disponibilità e la lungimiranza delle controparti imprenditoriali ci ha consentito di sottoscrivere importanti rinnovi sia economici che normativi. Le percentuali ottenute con la trattativa ed il confronto – senza mai arrivare alla contrapposizione ed a forme di mobilitazione – hanno permesso di garantire ben più della copertura inflattiva. Percentuali di aumento che al momento della sottoscrizione per qualcuno erano appena sufficienti a garantire il potere di acquisto, oggi si rivelano essere molto più che congrue. Ancora una volta la contrattazione è riuscita ad ottenere risultati migliori dei vari meccanismi di recupero dell’inflazione; il manipolo di fautori della riesumazione della cosiddetta “scala mobile” dovrebbe riflettere e fare un po’ di autocritica.. (stranamente da un po’ non si sentono, forse sarà a causa del calo della percentuale di inflazione sotto al 2% e del trend previsto ulteriormente in calo).

I rinnovi economici sottoscritti, con durata fino a fine 2009, hanno interessato i contratti nazionali del “settore commercio e commercio turistico” e del “settore servizi”. Riguardo a quest’ultimo contratto, il “contratto nazionale dei servizi”, desidero fare qualche riflessione. Come ben noto, la sottoscrizione di questo contratto – nel 2006 – ha creato delle forti tensioni all’interno delle organizzazioni sindacali, in particolare fra la federazione Servizi e gli organismi confederali della Confederazione Sammarinese del Lavoro. Vi è stato il rischio reale e concreto che un importante contratto nazionale, come quello dei Servizi, restasse inattivo, inapplicabile, e che le tensioni originate da una diversa interpretazione dell’ambito contrattuale e normativo potessero creare ostacoli sulla strada dell’unità sindacale. L’intenso lavoro di ricucitura e di riavvicinamento delle diverse posizioni ha portato a far prevalere il raggiungimento degli obiettivi contrattuali, lasciando definitivamente da parte le possibili divisioni.

Nel 2008 si è finalmente arrivati non solo alla firma del rinnovo economico per il 2008 ed il 2009, ma anche alla riscrittura di alcuni articoli che erano alla base delle divergenze tra le organizzazioni ed all’importante adesione al contratto nazionale dei servizi anche dell’ANIS (oltre naturalmente all’OSLA che era già firmataria).Il “contratto nazionale dei Servizi scadrà a fine 2009, in quell’occasione dovrà essere posto il massimo impegno da parte di tutti i firmatari per rendere questo contratto sempre più aderente ai bisogni delle imprese e dei lavoratori; il settore dei servizi, opportunamente ripulito delle aziende “scatole vuote”, dovrà essere ripensato e rilanciato privilegiando la qualità e l’innovazione. Dovranno essere privilegiate le imprese che promuovono la ricerca e la formazione, le aziende che si presentano con progetti pluriennali e con investimenti concreti, che puntano ad una occupazione qualificata e a servizi ad alto valore aggiunto.  E’ indispensabile che in fase di concessione delle licenze, gli organismi preposti facciano una attenta analisi delle prospettive previste, abbandonando la politica della crescita indiscriminata, ma privilegiando progetti sostenibili per l’economia del nostro Paese e diano risposte concrete all’offerta di manodopera qualificata residente.

Per quanto riguarda il “settore commercio e commercio turistico” – comparti storici e peculiari della nostra Repubblica – unitamente al più ampio settore legato all’ospitalità turistica ed alberghiera, è necessario passare dalle chiacchiere ai fatti.  Vari studi sono stati commissionati (e direi anche ben pagati, ai soliti blasonati consulenti di fuori confine), dai Governi che si sono succeduti. E’ ormai necessario concretizzare delle soluzioni condivise e dare il via alla fase attuativa, mediante sinergie e nuove alleanze tra pubblico e privato.  Non c’è veramente tempo da perdere, dobbiamo cogliere tutte le opportunità che derivano dall’ingresso di San Marino nel patrimonio mondiale dell’UNESCO.Sempre legato al comparto commerciale, ritengo che meriti di essere sviluppato e regolamentato il settore legato al “commercio elettronico”. Sono già presenti ed operative alcune aziende che vendono i loro prodotti tramite internet; altre aziende stanno pensando a questo canale per compensare la perdita di fatturato derivante dalla sempre maggiore concorrenza delle zone limitrofe. E’ necessario che l’Esecutivo predisponga tempestivamente una specifica normativa  di Legge e che nell’ambito del prossimo rinnovo contrattuale si provveda ad allargare l’ambito di applicazione del contratto nazionale del commercio anche a questo nuovo comparto.Il nostro territorio vede già da tempo la presenza di importanti realtà commerciali nel settore alimentare, dell’abbigliamento, dell’elettronica di consumo. E’ indispensabile coordinare e potenziare l’offerta in campo commerciale, promuovere l’immagine di San Marino come polo commerciale attrattivo ed economicamente conveniente. ualcosa in aiuto del settore commerciale e più in generale a supporto del “Sistema San Marino” è stato fatto, anche se debbono essere apportati miglioramenti e correttivi in corso d’opera. Mi riferisco alla SMaCSan Marino Card – che, è opportuno ribadirlo ancora una volta, è nata da una idea dell’ASDICO-CDLS e non, come invece si legge su alcune inserzioni presenti sulla stampa locale, in Piazzetta del Titano. La San Marino Card – dopo una lunghissima gestazione causata dai veti incrociati di qualche Banca sammarinese – è divenuta operativa nel dicembre scorso. Purtroppo, come spesso accade nella fase iniziale di un progetto, ci molti aggiustamenti da apportare e molti aspetti da chiarire. E’ indubbio che la SMaC è un ottimo strumento di ausilio al settore commerciale e, se messa a punto in alcune sue anomalie, può essere da traino anche per altri importanti settori.

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