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Pronte le denunce per i risparmiatori Parmalat

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Gli azionisti sammarinesi possono aderire al Comitato difesa risparmiatori Parmalat. Per aderire chiamare il numero verde dell’Asdico 800-738850.

San Marino, 11 gennaio 2004

I risparmiatori del Titano possono richiedere il recupero dei soldi investiti nelle azioni e obbligazioni Parmalat. L’Adiconsum, l’associazione consumatori italiana legata all’Asdico, ha costituito un “Comitato difesa risparmiatori Parlamat”. Le adesioni sono aperte anche agli azionisti sammarinesi: per aderire chiamare il numero verde dell’Asdico 800-738850.

Il Comitato, composto dai legali dell’associazione e da esperti del settore bancario e finanziario, ha l’obiettivo di sostenere le azioni, giudiziarie e extragiudiziali, a difesa dei risparmiatori colpiti dal disastro finanziario Parmalat, ma anche Argentina, Giacomelli, Cirio.

Il caso Parmalat sta ripetendo, in maniera molto più grave, altri recenti crack e raggiri ai danni di risparmiatori.
Il “tracollo finanziario” della Parmalat, di cui non è ancora chiaro l’ammontare, (da 8 a 13 miliardi di euro) mostra indescrivibili responsabilità della proprietà, del management e, quasi certamente la complicità di altri soggetti, che per anni hanno truffato investitori, Autorità, sistema finanziario.
Distrazione di fondi dell’impresa, fallite attività finanziarie, utilizzo di oltre 200 società in centri off shore dove venivano nascoste le perdite e ripuliti i bilanci. Documenti costruiti artificiosamente con fotocopie e scanner e distrutti, insieme ad apparecchiature informatiche che potevano dimostrare le falsità poste in essere, come il conto di 3,95 miliardi presso la Bank of America, emissione di titoli obbligazionari venduti a risparmiatori italiani ed esteri, elusione delle normative antitrust.
Una situazione in cui è ravvisabile la responsabilità degli organi di controllo, interni (collegio dei sindaci) ed esterni (società di revisione Grant Thorton e Deloitte & Touche (le stesse della Cirio) che non hanno mai sollevato dubbi) delle banche e degli organi di vigilanza, italiani ed esteri.

La Magistratura di Milano e quella di Parma hanno aperto due inchieste sul caso per false comunicazioni in bilancio, aggiotaggio, truffa, false comunicazioni dei revisori.
La Procura di Milano verificherà il comportamento delle banche che hanno collocato titoli Parmalat. La Procura ha creato un sito Internet (www.procura.milano.giustizia.it) in cui è possibile avanzare una denuncia informatica in cui riportare il comportamento delle banche all’atto del collocamento delle obbligazioni (titolo di cui si è in possesso (azioni/obbligazioni), data di acquisto, prezzo, segnalazione dei rischi del titolo, se l’investimento era stato suggerito e/o consigliato, se i titoli erano stati venduti direttamente dal portafoglio della banca, se i titoli erano inseriti in una gestione patrimoniale, ecc).

Il Governo ha affrontato il caso emanando una nuova normativa che ha innovato le norme sull’amministrazione straordinaria (Prodi bis) e su quella controllata.
Sul comportamento della Parmalat sta indagando anche con denuncia al Tribunale di New York, per truffa finanziaria ai danni di investitori americani (per almeno 1,5 miliardi di dollari) la SEC (Securities and Exchange Commission), l’organismo che vigila sulla Borsa, sulla protezione degli investitori e la tutela del mercato dei titoli finanziari negli Stati Uniti.
L’intervento della SEC è importante perchè più profondo di quello consentito alla Consob. La SEC ha l’autorità di sanzionare coloro che hanno frodato il mercato e i risparmiatori con multe molto alte, fino all’ammontare della frode, oltre, ovviamente, al rimborso dei soldi illecitamente sottratti. Il ricavato delle multe può essere utilizzato per rimborsare gli investitori vittime della frode.
L’intervento della SEC è utile anche per fare chiarezza sul comportamento della Bank of America, la banca che, come ultimo anello, ha fatto scoppiare la situazione finanziaria della Parmalat.
La BoA, infatti, ha fatto emergere l’inesistenza di un deposito di circa 4 miliardi di euro della Parmalat, ma contemporaneamente aveva rapporti di conto con controllate sud americane del gruppo.
Negli Stati Uniti è già stata avviata la prima causa collettiva contro Parmalat, società finanziarie collegate e società di revisione, con la richiesta di oltre un miliardo di dollari di risarcimento (la stessa azione in Italia non è possibile in quanto si è ancora in attesa della legge).
Il 23 dicembre è stato dichiarato lo stato di insolvenza, ovvero l’incapacità della Parmalat di far fronte ai propri impegni finanziari. La dichiarazione consente di raggiungere vari obiettivi, senza dover dichiarare il fallimento: a) la possibilità di ammissione all’amministrazione straordinaria; b) congelare i debiti in attesa del piano di ristrutturazione; c) pagare i creditori più recenti (soprattutto gli allevatori) e consentire il proseguimento dell’attività industriale.
Le società colpite dal commissariamento sono Parmalat S.p.A. Eurolat, Lactis.
Per conoscere il futuro dell’azienda, il giudice delegato (Vittorio Zanichelli) ha 120 giorni di tempo per verificare i crediti e il commissario (Enrico Bondi) 180 giorni, a partire dal 30 dicembre 2003 quando è stato ufficializzato l’incarico, per presentare il piano di risanamento.
Del tutto inutile, se non provocatoria, la disponibilità della proprietà (Calisto Tanzi) di mettere a disposizione del commissario della Parmalat tutti i propri beni, essendo di valore quasi pari a zero o già consegnati in garanzia ai creditori.
Gli obbligazionisti, dei 28 prestiti del gruppo in circolazione (circa 4,9 miliardi in tutto il mondo) hanno già visto crollare il valore dei titoli di oltre 70 punti, per un valore attuale intorno al 20,00% del nominale. Da quantificare gli obbligazionisti italiani coinvolti, che sembrano circa il 50,00% dei titoli emessi.
Oltre gli obbligazionisti grandi perdite riguardano gli azionisti che già hanno subito una perdita quasi totale dell’investimento (la capitalizzazione del gruppo è scesa da 1,8 miliardi a 44 milioni di euro).
Le società di rating hanno valutato il default del gruppo e Borsa Italiana S.p.A. ha eliminato il titolo Parmalat Finanziaria (sospeso dal listino) dal MIB 30 (sostituito da Autogrill). Il titolo segnerà solo un prezzo al giorno con pre-asta di apertura dalle 8 alle 17,40.
Per la Parmalat l’Adiconsum ha già chiesto, insieme ad un’azione forte nei confronti di coloro che hanno truffato i risparmiatori, il sequestro cautelativo dei beni della famiglia Tanzi e degli amministratori Parmalat.
Per la Cirio sono già in corso contatti per raggiungere accordi, simili a quello già sottoscritto con Unicredit, utile per definire rimborsi ai risparmiatori.
Il Comitato si occuperà anche di trasformare in proposta la denuncia che l’Adiconsum ha avanzato per la mancata tutela del risparmio da parte della Banca d’Italia, che ha il compito di vigilare sulla stabilità delle banche, e della Consob, che ha scarsi poteri di controllo.
La prima attività del Comitato è stata quella di chiarire le diverse possibilità di recupero dell’investimento per i risparmiatori che hanno acquistato titoli Parmalat: azioni e obbligazioni.
Gli azionisti possono sperare solo nel piano di ristrutturazione o in azioni legali contro la proprietà e il management della Parmalat. Con l’azzeramento del capitale sociale a causa delle perdite i vecchi azionisti avrebbero esclusivamente un diritto di opzione in caso di un successivo aumento di capitale.
Gli obbligazionisti hanno qualche piccola possibilità in più di recuperare l’investimento.
I risparmiatori che hanno investito in titoli delle società operative hanno maggiori possibilità di quelli che hanno investito nel titolo della holding. I possessori di obbligazioni emesse all’estero di società per cui non è stata dichiarata l’insolvenza possono chiedere l’applicazione della clausola di accelerazione per il rimborso immediato dell’investimento. Per la procedura è necessario rivolgersi al fiscal agent dei singoli prestiti nel caso che ricorrano una delle seguenti situazioni: insolvenza, decadimento della garanzia, spossessamento delle azioni da parte del garante, cross default, garanzia senza piena forza ed efficacia (insolvenza, bancarotta, inabilità a pagare i debiti dell’emittente o del garante)
Per i possessori di obbligazioni emesse in Italia potrà essere chiesta l’insinuazione al passivo, se sarà dichiarata fallita o in liquidazione, da effettuare alla Sezione Fallimentare del Tribunale di Parma. Per la Parmalat Finanziaria l’insinuazione potrà essere unica (come avvenuto per la Cirio) attraverso il rappresentante comune degli obbligazionisti (art. 2417 e segg. c.c.).
Un’ulteriore possibilità è quella di accedere, se sarà attivato, al concordato preventivo. Con la ristrutturazione del gruppo e la definizione dello stato passivo, eventuali acquirenti potranno proporre il rimborso dei crediti: 100% ai creditori privilegiati (dipendenti, artigiani, prestatori d’opera, previdenza sociale, fisco, banche con garanzie ipotecarie consolidate, creditori pignoratizi) e una percentuale inferiore ai creditori chirografari, tra cui gli obbligazionisti.
L’ultima alternativa è il fallimento del gruppo con la liquidazione di tutte le partite attive (asset) e la divisione del ricavato tra i creditori, con la stessa priorità precedente, prima i privilegiati, poi i chirografari.

Fondamentale per qualsiasi possibilità di recupero è il proseguimento dell’attività industriale.Possibilità, che in condizioni normali, sarebbe più che ovvia, considerato che la produzione e le forniture sono regolari e le vendite sono in espansione. E’ quindi di primaria importanza l’intervento del sistema bancario, almeno per sanare parte dei danni che ha creato, con finanziamenti utili per il proseguimento dell’attività industriale.
Il positivo aspetto industriale è dimostrato anche dalle varie offerte di acquisto di parte di molti operatori del settore.
Il caso Parmalat riapre il problema dei controlli delle istituzioni ad essi preposte e sulle banche.
In premessa, deve essere evidenziato che non è sufficiente addebitare le responsabilità alla Parmalat, considerato che a nulla sono serviti i sette controlli, interni ed esterni, cui sono sottoposte le imprese: 1) Consiglio di amministrazione, 2) Collegio dei Sindaci, 3) auditing interno, 4) le società di certificazione del bilancio; 5) banche che concedono credito, 6) Consob, 7) Banca d’Italia. A questi si aggiungono le società di rating.

Le banche hanno fornito credito in continuazione e per importi elevatissimi, ma non hanno (o non hanno voluto) visto che uno dei maggiori gruppi industriali italiani aveva quasi completamente cambiato la propria mission dedicandosi quasi interamente a esercizi finanziari ad alto rischio e in paradisi fiscali. La domanda a cui devono rispondere la banche verso i risparmiatori e verso i propri stessi azionisti deve essere con quale criterio hanno finanziato il gruppo quando era notorio che il gruppo era dedito alla finanza piuttosto che all’impresa ed hanno rispettato l’obbligo di legge di valutare la qualità dei titoli collocati.
La Banca d’Italia ha effettuato i previsti controlli sui “grandi rischi” e sull’esposizione verso i singoli clienti..
I sindaci e le società di revisione con quali criteri hanno per anni certificati i bilanci del gruppo. Peraltro la società di revisione Grant Thorton è la stessa della Cirio. Grant Thorton che ha seguito lo sviluppo di iniziative di finanza etica e l’inquadramento normativo delle attività del terzo settore (!!!!).

La Consob non ha controllato che i revisori dei conti della Parmalat, al di là della società formalmente incaricata della revisione, sono stati per 15 anni sempre gli stessi, quando la legge impone che le società di revisione possono avere l’incarico solo per tre anni rinnovabile una sola volta.

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