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Ponzio Pilato

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Sulle nuove regole del mercato del lavoro l’Anis se ne lava le mani. Raduno a Fiorentino dei rappresentanti sindacali.

San Marino, 4 maggio 2005

“L’Anis è come Ponzio Pilato”. Non usa giri di parole il segretario industria della CDLS, Giorgio Felici, nel commentare l’ennesimo rifiuto al confronto sul mercato del lavoro. E domani (giovedì 5 maggio) raduno dei rappresentati sindacali al Ritrovo dei Lavoratori di Fiorentino.

Nell’ultimo numero del settimanale economico Fixing, l’associazione degli imprenditori rilancia la linea della trattativa contrattuale a due velocità, ossia ribadisce l’indisponibilità a discutere delle nuove regole sui lavori atipici. E rimanda tutto al tavolo tripartito governo-imprese-sindacati.

“E’ un vero e proprio rimpallo di responsabilità”, afferma Giorgio Felici, che ricorda l’accordo contrattuale del 2002. “Tre anni fa l’Anis ha sottoscritto con noi un’ intesa che prevedeva un preciso regolamento sul lavoro interinale, le consulenze e i distacchi, regolamento mai applicato. Gli stessi industriali hanno poi avanzato alcune proposte di modifica delle norme anti-precarietà e da parte sindacale c’è sempre stata la massima disponibilità al confronto. Ora ci dicono che non ne vogliono più sapere. Che al tavolo contrattuale non si deve discutere dei principali nodi del mondo del lavoro. Siamo di fronte a un diktat assurdo”.

Insiste il segretario della Federindustria: “Eppure tutti quanti, sindacalisti e imprenditori, abbiamo il dovere della responsabilità. E’ da tre anni che i lavoratori e le aziende aspettano un quadro di norme chiare sulle assunzioni precarie, ma dopo tutto questo tempo l’Anis che fa? Decide di non decidere. Se ne lava le mani, come Ponzio Pilato”.

Un atteggiamento, fa notare Giorgio Felici, ancora più incomprensibile di fronte alle aperture espresse da altre associazioni imprenditoriali.
L’Osla, ad esempio, ha scelto la linea del dialogo senza pregiudiziali. E si è detta disponibile ad approfondire le proposte sindacali sia sul tema dei lavori atipici sia su quello del tempo indeterminato per i frontalieri”.

“Il gruppo dirigente dell’Anis sembra invece – conclude Felici – prigioniero del solito cliché del sindacato brutto e cattivo. Una forma di irresponsabilità che mette a repentaglio la coesione sociale, esponendo così le aziende sammarinesi a una lunga stagione conflittuale”.

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