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Pienone bis

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Migliaia di lavoratori hanno aderito allo sciopero generale. Lettera del sindacato al governo: fermate l’iter consiliare sulle riforme.

San Marino, 20 giugno 2005

Sciopero generale bis. Pienone bis. Migliaia di lavoratori, nella mattinata di lunedì 20 giugno, hanno invaso Piazza della Libertà. Consegnata una lettera al governo sulle riforme.

Nella missiva, i segretari generali di CSdL e CDLS hanno formalmente chiesto a tutti i componenti del Congresso di Stato di non avviare l’iter legislativo sulla riforma pensionistica e delle politiche del lavoro.

“Un atto formale, che richiede risposte formali”, hanno sottolineato i segretari Ghiotti e Beccari davanti ai lavoratori assiepati sotto le finestre di Palazzo Pubblico.

“Su due riforme come quella delle pensioni e del lavoro è mancata la contrattazione, è mancato il necessario approfondimento. Per questo chiediamo di fermare l’iter consiliare e riprendere una trattativa serrata”, ha detto il segretario CDLS al microfono. E rivolgendosi al governo e all’Anis, Beccari è stato categorico: “ Servono regole certe sui contratti a termine, i frontalieri e i lavori atipici. La diffusione della precarietà non può essere l’unica ricetta economica per San Marino”.

Un forte richiamo a riforme “condivise e concertate” arriva anche dal segretario Ghiotti, che punta il dito contro la scelta dell’Esecutivo: “E’ grave che si portino in Consiglio progetti di legge di natura sociale senza concertazione, soltanto per ragioni di conflittualità politica dentro la stessa maggioranza. Questo secondo sciopero generale segna un punto di rottura, per non dire di fallimento del governo straordinario”.

Aspre critiche sono poi piovute su uno dei punti cruciali della seconda mobilitazione generale: la riforma previdenziale. Ghiotti: “Sulle pensioni, dopo tanto parlare, la montagna ha partorito il mostriciattolo. Il governo ha proposto una riforma senza capo né coda”. Beccari:“Il punto fermo del sindacato è una riforma equa. Per questo diciamo chiaro e forte che non è possibile cancellare i diritti acquisiti di chi ha decenni di lavoro e di contribuzioni alle spalle”.

Dopo le riforme, i contratti. E anche questa parola d’ordine ha richiamato sul Pianello migliaia di lavoratori. Il segretario della Confederazione del Lavoro accusa l’Anis di “fare di ogni contratto un’occasione di rivalsa strumentale verso i lavoratori, pretendendo di diminuire i diritti, aumentare le ore di lavoro, avere sempre più mani libere nell’organizzazione dei processi produttivi”.
Il numero uno della CDLS ricorda infine che sono oltre 13 mila i lavoratori pubblici e privati che da mesi aspettano il rinnovo contrattuale. “Siamo di nuovo in tanti sul Pianello – ha detto Beccari – perché mancano risposte concrete in difesa dei salari e degli stipendi erosi dal carovita e perché mancano passi in vanti nelle tutele sociali dei lavoratori e delle loro famiglie”.

Al termine dello sciopero, la Centrale Sindacale ha diramato un comunicato in cui esprime “soddisfazione per la massiccia partecipazione in Piazza della Libertà”. E ritiene che “di fronte a questo forte segnale di unità, compattezza e determinazione che è venuto dal mondo del lavoro e dai pensionati, il governo e le controparti private devono mettere in atto un sostanziale cambiamento”.

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