Milena Frulli ha portato il saluto CDLS all’apertura della tre giorni degli Stati Generali dell’Economia voluti dalle Segreterie di Stato al Lavoro e all’Industria. “Gli Stati Generali dell’economia possono essere uno spazio utile non soltanto per analizzare la congiuntura, ma soprattutto per interrogarsi sul modello di sviluppo che vogliamo costruire per il futuro della Repubblica – ha detto il Segretario Generale -. In una fase storica caratterizzata da cambiamenti profondi e accelerati, diventa infatti fondamentale rafforzare la capacità di visione e di programmazione del nostro sistema economico.
La competitività di un Paese non dipende esclusivamente da fattori fiscali o regolativi. Dipende anche dalla qualità del lavoro, dal livello delle competenze, dalla stabilità sociale e dalla capacità delle istituzioni e delle parti sociali di governare i cambiamenti.
In questi anni stiamo assistendo a trasformazioni profonde che riguardano tutte le economie avanzate. La transizione tecnologica, guidata dalla digitalizzazione, dall’automazione e dall’intelligenza artificiale, sta modificando i processi produttivi e le competenze richieste. Allo stesso tempo, non possiamo ignorare una delle sfide più rilevanti che attraversano le società europee: la questione demografica. Il calo della natalità e l’invecchiamento della popolazione non rappresentano soltanto un problema sociale, ma incidono direttamente sulla sostenibilità del mercato del lavoro, dei sistemi pensionistici e delle prospettive di sviluppo del nostro paese.
Accanto a queste dinamiche emerge anche una trasformazione dell’organizzazione del lavoro con modelli organizzativi come la settimana corta, che impatta sui modelli produttivi, l’equilibrio tra vita e lavoro e la capacità di coniugare innovazione, produttività e benessere delle persone.
In questo contesto diventa centrale riflettere su come innovazione economica e innovazione sociale possano procedere insieme. Le trasformazioni tecnologiche possono rappresentare un fattore straordinario di sviluppo, ma producono effetti positivi diffusi solo se accompagnate da investimenti sul capitale umano, sulla formazione e sulla qualità del lavoro.
Allo stesso tempo, cresce in molti Paesi il dibattito su nuovi modelli di organizzazione del lavoro, capaci di coniugare produttività, competitività e qualità della vita. Si tratta di temi che riguardano direttamente anche il nostro sistema economico e che meritano di essere affrontati con attenzione e con spirito di sperimentazione.
A queste dinamiche si affiancano anche gli effetti di una scelta strategica che impatterà radicalmente sul futuro della Repubblica: il percorso di integrazione europea attraverso l’Accordo di Associazione con l’Unione Europea. Si tratta di un passaggio cruciale non solo per il posizionamento internazionale di San Marino, per cui si aprono nuove opportunità in termini di integrazione economica, accesso ai mercati e sviluppo del sistema produttivo, ma anche una sfida per l’adeguamento normativo interno in nome dei valori europei che adotteremo – e adottiamo – come faro per il nostro agire.
Per questo motivo le politiche economiche e le politiche sociali non possono essere considerate ambiti separati: sviluppo economico, qualità del lavoro e coesione sociale sono dimensioni strettamente interconnesse“.