LAVORI USURANTI: NON TUTTI ARRIVANO ALLA PENSIONE NELLE STESSE CONDIZIONI

8 Luglio 2026

Troppo spesso il dibattito pubblico sul sistema pensionistico si concentra esclusivamente sulla sostenibilità economica, trascurando una realtà fondamentale: non tutti i lavoratori arrivano alla stessa età nelle stesse condizioni di salute.

Attraverso uno studio elaborato dal proprio Ufficio Studi e Ricerche, la CDLS ha avviato un approfondimento sul tema dei lavori usuranti e sull’evoluzione delle normative europee in materia di tutela previdenziale e salute occupazionale. 

Esistono infatti attività lavorative che, per caratteristiche fisiche, organizzative o psicologiche, producono nel tempo un deterioramento più intenso delle condizioni di salute e della qualità della vita delle persone. Il tema del lavoro usurante riguarda quindi non soltanto il sistema previdenziale, ma più in generale la tutela della salute, della dignità e della sostenibilità del lavoro.

Negli ultimi anni, il dibattito europeo ha progressivamente ampliato il concetto di lavoro usurante. Non si parla più esclusivamente di lavori fisicamente pesanti, ma anche di esposizione prolungata a fattori di stress lavoro-correlato, ritmi produttivi intensi, turnazioni continue, lavoro notturno, mansioni ripetitive, precarietà e condizioni organizzative capaci di produrre effetti duraturi sul benessere psicofisico dei lavoratori.

Anche la Confederazione Europea dei Sindacati ha evidenziato come il lavoro usurante comprenda tutte quelle occupazioni che espongono il lavoratore a fattori suscettibili di lasciare effetti duraturi e irreversibili sulla salute, legati non solo alle costrizioni fisiche, ma anche ai rischi psicosociali, all’organizzazione del lavoro e ai ritmi produttivi.

Il tema assume oggi particolare rilevanza anche alla luce dell’evoluzione del mercato del lavoro e dell’invecchiamento progressivo della popolazione lavorativa. Affrontare il lavoro usurante significa infatti interrogarsi su come garantire che l’allungamento della vita lavorativa sia compatibile con la salute e con condizioni di lavoro sostenibili.

Anche la Repubblica di San Marino aveva già avviato un percorso su questo tema attraverso l’articolo 38 della Legge n.157/2022, con cui il Congresso di Stato si era impegnato ad elaborare, entro dodici mesi dall’entrata in vigore della normativa, una disciplina per il riconoscimento del diritto al pensionamento anticipato di vecchiaia per i lavoratori impegnati in mansioni usuranti.

A distanza di oltre tre anni dall’approvazione della legge, tale previsione non ha tuttavia ancora trovato attuazione. Un elemento che rende evidente come il tema dei lavori usuranti non rappresenti una questione nuova nel dibattito sammarinese, ma una necessità già riconosciuta dallo stesso legislatore e rimasta ancora priva di una concreta disciplina applicativa.

A livello europeo, diversi Paesi hanno nel frattempo sviluppato strumenti specifici per il riconoscimento delle condizioni lavorative maggiormente gravose, introducendo sistemi di tutela orientati a garantire maggiore equità previdenziale e maggiore protezione dei lavoratori esposti a fattori di rischio.

Aprire oggi una riflessione pubblica su questo tema significa quindi mettere al centro la qualità del lavoro, la prevenzione, la salute occupazionale e la sostenibilità sociale del sistema produttivo sammarinese.