Per il CSIR, la recente e storica firma dell’Accordo di Associazione della Repubblica di San Marino con l’Unione Europea segna una svolta fondamentale per l’intero bacino economico e sociale transfrontaliero. Un passaggio istituzionale atteso da tempo, che rappresenta anche il risultato di un lungo percorso di confronto, proposte e iniziative sindacali portate avanti nel corso dei decenni dal CSIR (Consiglio Sindacale Interregionale San Marino–Emilia Romagna–Marche), da sempre impegnato nella tutela dei diritti delle lavoratrici e dei lavoratori frontalieri.
È importante ricordare, soprattutto in una fase in cui non mancano tentativi di attribuire a singoli soggetti o alla contingenza politica i meriti di questo risultato, che la tutela del lavoro transfrontaliero non nasce oggi.
È il frutto di un impegno costante delle organizzazioni sindacali nei territori di confine e di un’azione sviluppata anche a livello europeo, attraverso la Confederazione Europea dei Sindacati (CES) e la rete dei Consigli Sindacali Interregionali (IRTUC).
Proprio questa dimensione europea ha permesso di dare visibilità e rappresentanza a problemi che troppo spesso sono stati considerati marginali, pur riguardando migliaia di persone e incidendo direttamente sulla qualità del lavoro, sulla protezione sociale e sulla libera circolazione dei
lavoratori.
L’Accordo di Associazione rappresenta dunque un traguardo importante, ma non può essere considerato un punto di arrivo, né ridursi a una cornice istituzionale o a un risultato da rivendicare sul piano politico. Deve invece aprire una nuova fase di confronto e di iniziative concrete, capace di garantire diritti, pari opportunità e maggiori tutele alle migliaia di lavoratrici e lavoratori che quotidianamente contribuiscono allo sviluppo dell’economia sammarinese e del territorio emiliano romagnolo.
L’integrazione progressiva nel mercato unico europeo apre prospettive importanti per il superamento delle storiche disparità economiche, fiscali e di welfare che ancora oggi caratterizzano il lavoro frontaliero.
In questo quadro assume particolare rilievo anche la recente visita a San Marino dei Viceministri italiani Maurizio Leo, per l’Economia e le Finanze, ed Edmondo Cirielli, per gli Affari Esteri e la Cooperazione Internazionale. Un confronto istituzionale che ha riaffermato l’importanza del dialogo bilaterale tra Italia e San Marino e la necessità di affrontare in modo strutturale le questioni ancora aperte in materia fiscale, previdenziale e di relazioni economiche transfrontaliere.
Con il progressivo avvicinamento agli standard europei e il rafforzamento del dialogo italo sammarinese, diventa indispensabile assicurare la piena parità di trattamento, la certezza delle
prestazioni sociali, un quadro fiscale equo e stabile, il riconoscimento delle qualifiche professionali e la tutela dei diritti previdenziali maturati nei due Paesi.
In questa prospettiva, il CSIR ritiene strategico il coinvolgimento della Regione Emilia-Romagna.
In attesa dell’incontro con il Presidente Michele de Pascale, è necessario valorizzare gli strumenti di
concertazione già presenti sul territorio e gli obiettivi condivisi attraverso il Patto per il Lavoro e per il Clima, per costruire un vero e proprio Patto per il Lavoro Transfrontaliero.
“L’Accordo di Associazione con l’Unione Europea e i passi avanti nel dialogo bilaterale tra Italia e San Marino rappresentano un’opportunità che non possiamo lasciarci sfuggire. Ma per le lavoratrici
e i lavoratori servono risposte certe e tempestive. Il valore di questo accordo si misurerà soprattutto nella sua capacità di migliorare concretamente le condizioni di vita e di lavoro delle persone che ogni giorno attraversano il confine”, sottolinea il CSIR.
“L’esperienza del Patto per il Lavoro dell’Emilia-Romagna ci offre un metodo fondato sulla
partecipazione delle istituzioni e delle parti sociali, sulla qualità del lavoro, sulla giustizia fiscale e su una transizione ecologica e digitale socialmente sostenibile. È il momento di applicare questo metodo anche alle relazioni transfrontaliere tra Italia e San Marino.”
Per queste ragioni il CSIR rivolge un appello alle istituzioni della Repubblica di San Marino, al Governo italiano e alla Regione Emilia-Romagna affinché venga istituito rapidamente un Tavolo permanente di confronto e concertazione, con la partecipazione delle organizzazioni sindacali e
delle parti sociali interessate.
Il Tavolo dovrà affrontare prioritariamente tre questioni:
• Tutela del reddito e fiscalità equa. Garantire la piena attuazione delle intese fiscali bilaterali, la stabilità delle franchigie fiscali applicate ai lavoratori frontalieri e una soluzione definitiva al problema della doppia imposizione che interessa i pensionati ex frontalieri.
• Welfare e diritti previdenziali. Rafforzare il coordinamento dei sistemi di sicurezza sociale,
garantire la piena tutela sanitaria, semplificare la trasmissione dei certificati, affrontare le disparità
relative ai congedi per l’assistenza delle persone non autosufficienti e assicurare il corretto riconoscimento dei contributi e dei diritti pensionistici maturati nei due Paesi.
• Mobilità sostenibile e infrastrutture. Migliorare i collegamenti tra San Marino e i territori limitrofi, favorire un sistema di trasporto pubblico transfrontaliero più efficiente e sostenibile, ridurre i tempi
di percorrenza e i costi sostenuti quotidianamente dai lavoratori pendolari.
A queste priorità deve accompagnarsi un impegno condiviso per garantire il rispetto dei principi europei di parità di trattamento e non discriminazione, rafforzando gli strumenti di informazione,
assistenza e tutela delle lavoratrici e dei lavoratori mobili.
Il CSIR ribadisce la propria disponibilità a contribuire attivamente a questo percorso, mettendo a disposizione l’esperienza maturata in decenni di attività sindacale e le relazioni consolidate con le organizzazioni sindacali italiane, sammarinesi ed europee.
L’Accordo di Associazione può rappresentare una grande opportunità per il futuro del territorio, ma la sua riuscita non potrà essere misurata soltanto sul piano economico e istituzionale. Dovrà essere valutata soprattutto sulla capacità di eliminare le discriminazioni, superare le disparità di trattamento e garantire a chi vive in un Paese e lavora nell’altro gli stessi diritti e le stesse opportunità.
La sfida dell’integrazione europea si vince attraverso il dialogo sociale, la partecipazione e la cooperazione tra territori. Le lavoratrici e i lavoratori frontalieri non devono essere spettatori del cambiamento, ma protagonisti di un nuovo modello di sviluppo transfrontaliero, più equo,
sostenibile e solidale.