Ecco come salvare le pensioni

9 Luglio 2009
Sintesi dell’intervento dell’esperto Raffaele Bruni alla conferenza della CDLS. Riflessioni e proposte.

San Marino, 28 ottobre 2004

“Il fattore tempo è determinate per la tenuta del sistema previdenziale sammarinese. Entro il 2015 il rapporto tra contributi e pensioni rischia infatti di scendere a uno a tre”. Così Raffaele Bruni, esperto in materia previdenziale, mette in guardia sulla tenuta del sistema.

Bruni è relatore della conferenza promossa dalla CDLS sul futuro previdenziale.

Ecco la sintesi del suo intervento.

Al di là del catastrofismo, ci sono alcune tendenze di fondo che sono destinate a incidere sui conti previdenziali sammarinesi, tendenze che sono del resto generalizzate in tutta Europa.
La più rilevante è quella legata alle dinamiche demografiche, ovvero il cosiddetto invecchiamento della popolazione e il peggioramento dell’equilibrio tra generazioni anziane e giovani.
Per quanto riguarda il primo punto, San Marino è al primo posto in Europa per durata della vita; relativamente al secondo, va detto che, seppur le leggi sulla cittadinanza abbiano temporaneamente attenuato il fenomeno, il rapporto tra i soggetti che escono dal mercato del lavoro e quelli che entrano, che è dato da chi si trova dai 60-64 anni e quelli che dai 15-19, è aumentato del 44% in 10 anni.

A questi dati demografici va aggiunto il fatto che sempre più persone si presentano al pensionamento con storie contributive complete. E l’effetto di questo cambiamento si registra soprattutto nell’esame della dinamica delle entrate contributive rispetto alle uscite per pensioni: mentre la crescita della contribuzioni si è stabilizzata attorno a un 3% annuo, quella delle uscite si muove invece attorno a un 12% all’anno.

Se queste tendenze verranno confermate, il divario è destinato ad esplodere nei prossimi anni. Nel 2015 il rapporto tra contributi di lavoratori-aziende e pensioni potrebbe così scendere a uno a tre.

Se i dati in prospettiva sono preoccupanti, la situazione consente ancora di intervenire con margini di manovra ampi. Importante è però il fattore tempo: un continuo rinvio di interventi rischia far precipitare la situazione, costringendo così a manovre pesanti ed obbligate.
Una via di uscita potrebbe essere quella di prevedere un completamento del sistema, che pur continuando ad assegnare alla previdenza obbligatoria a ripartizione un ruolo centrale, veda anche la presenza di forme di previdenza complementare a capitalizzazione.

E’ essenziale però che lo sviluppo di questo nuovo pilastro avvenga sulla base di uno o più strumenti di natura contrattuale e collettiva.
Si tratta, questo, di un requisito essenziale per garantire una integrazione dei nuovi strumenti al Welfare sammarinese, rispettando cioè la natura sociale della copertura pensionistica.

Questo non vuol dire che il secondo pilastro debba avere una connotazione pubblica, quanto invece che il ruolo di amministrazione, indirizzo e controllo venga assunto dalle parti sociali.
Ciò garantisce che tutto il valore aggiunto prodotto dalla capitalizzazione rimanga ai lavoratori, evitando i costi di un sistema individualistico. A sua volta lo Stato dovrebbe intervenire garantendo sia un quadro normativo di tutele e di supporto, sia realizzando interventi che aiutino lo sviluppo della cultura previdenziale e agevolino l’operatività del secondo pilastro.
Per capire l’importanza di questi nuovi strumenti basta soffermarsi su alcuni numeri.
E’ possibile immaginare che un’adesione dei 18 mila lavoratori sammarinesi con una contribuzione annua media di 1500 euro, nel giro di pochi anni porterebbe alla formazione di cifre considerevoli.

Secondo alcuni calcoli estremamente prudenziali, in 20 anni questo sistema a capitalizzazione collettivo potrebbe accumulare oltre 700 milioni di euro, arrivando a 30nni a pesare più del 50% del PIL di San Marino.

Di fronte a queste cifre, è facile capire l’importanza del coinvolgimento delle parti sociali non solo nella fase della contrattazione della contribuzione, ma soprattutto nella fase del controllo della gestione, che ovviamente dovrà essere affidata a grandi operatori finanziari.

Questo sistema di controllo è essenziale per garantire che tali risorse vengano gestite con la prudenza necessaria per una garantire una pensione che, a regime, potrebbe arrivare a pesare circa il 20% dell’ultimo stipendio.

Il fatto che tali risorse provengano dal risparmio contrattuale deve impegnare anche i rappresentanti nei organi di gestione a perseguire politiche di investimento socialmente responsabili, che in tutta Europa rappresentano la nuova frontiera dell’intervento dei fondi pensione. E’ bene infatti ricordare che gli indici che rappresentano gli investimenti socialmente responsabili (ad esempio quello creato dalla stessa società che gestisce quello della borsa di New York, il Daw Jones) hanno dato in questi anni risultati comparabili, se non superiori, agli indici tradizionali.