Minatori cileni, simbolo di riscatto
Durante il salvataggio a Campo Esperanza le lacrime di gioia spazzano via il reality show organizzato dal governo e dai mass media. I protagonisti ringraziano tutti e chiedono: “Non trattateci da star”. Ma qui la sicurezza sul lavoro resta un problema
Cosa si può dire sull’odissea dei minatori cileni? Mentre l’operazione volge al termine, il paese inizia un periodo di riflessione su una vicenda che, grazie al lato umano, ha spazzato via il reality organizzato dal governo di Sebastían Piñera e dai grandi mass media. “Tutto dipende dalla prospettiva”, dice un motto popolare qui in Cile. Da un lato, la stragrande maggioranza dei cileni ha versato lacrime da quando il primo minatore, Florencio Avalos, è uscito dalle tenebre in un silenzio sepolcrale, sedici minuti dopo la mezzanotte del 13 ottobre; e ha continuato a farlo per tutti gli altri tirati fuori uno alla volta, divenuti il simbolo di un modello economico che usa l’uomo come risorsa, anziché considerarlo una persona.
Dall’altro, il famoso reality ha proseguito la propria inevitabile marcia, con il presidente Piñera in prima fila a ricevere con un lungo abbraccio ciascuno dei protagonisti che tornava alla luce. È il simbolo del potere pubblico, dello spazio politico che trasforma lo sconosciuto in celebrità, “portandolo via dalla sua nuda vita”, citando il filosofo Giorgio Agamben. I minatori tratti in salvo hanno però dato un messaggio alle loro mogli che devono affrontare le telecamere e i microfoni: “Non trattateci da star”. È quello che giustamente stanno chiedendo anche milioni di cileni attraverso facebook e twitter.
Nessuno critica lo sforzo del governo per salvarli, quasi tutti concordano sull’imbarazzo di vedere un capo di Stato che non può fare a meno dei media. In tutto ciò Piñera è diventato simpatico non perché abbia veline come amanti, bensì in quanto sta tentando di rappresentare la cinghia di trasmissione con una società abituata allo stress lavorativo e alle divisioni. Non è una casualità che il Cile sia uno dei paesi con il più alto tasso d’ansia e depressione per i carichi di lavoro. Ora, con i soccorsi sugli schermi c’è un raggio di luce, la sensazione di qualcuno che si preocuppa per l’altro. Ma l’opinione pubblica locale si è incaricata di non dimenticare le cause dell’incidente. Per questo in molti attendono il “Rapporto sulla sicurezza nel lavoro” che dovrebbe arrivare entro un paio di settimane. Sarebbe un errore di gravi conseguenze ignorare gli abusi che esistono nei rapporti lavorativi all’interno del modello economico cileno.
Ogni minatore appena salvato viene portato subito in osservazione nell’ospedale di campo e poi condotto in elicottero all’ospedale della città di Copiapó per un ricovero di un paio di giorni. Finora nessuno ha presentato problemi di salute. Una volta finita questa trafila, partirà la causa giudiziale nei confronti dei propietari della miniera San José, sia dal punto di vista penale sia economico. I parenti hanno sporto denuncia chiedendo un risarcimento complessivo di 10 millioni di euro. Nel frattempo si apprende che il costo totale dell’operazione è di 23 milioni di dollari e che a pagare questa cifra sarà proprio l’impresa San Esteban, proprietaria della miniera.
Prima di iniziare l’operazione, l’unica voce che si ascoltava a Campo Esperanza era quella di un pastore vangelico che ringraziava “il signore Gesù Cristo per questo miracolo”. Parole di non poca importanza per una popolazione che ancora non ha superato il trauma della divisione politica dopo il colpo di Stato di Pinochet, con il quale è iniziato un lungo e difficile periodo per il lavoro: modifiche unilaterali dei turni, scarse condizioni di sicurezza, amortizzatori sociali ridotti al minimo, ecco i problemi che questa gente deve affrontare quotidianamente.
Ma è anche un giorno di grande emozione per ogni cileno, compreso chi scrive. Le lacrime, sebbene siano un prodotto dello show mediatico, dimostrano il lato umano dell’intera vicenda. Con ogni uomo che risale in superficie, rinasce una famiglia di gente umile che piange di gioia. Questa è la lezione per ognuno di noi: l’empatia dell’uno per l’altro ci porta a una solidarietà che trascende ogni discorso politico. Questo è il sentimento di chi ha visto piangere le mogli e i bambini che aspettano accanto a quel buco, passando per le lacrime versate dal presidente della Bolivia, Evo Morales, nel ricevere i ringraziamenti di chi è stato liberato dall’inferno, fino ai twitter inviati da tante persone nel mondo.
Specialmente quelli italiani, che con i loro computer vedevano via internet il salvataggio avendo come unica luce lo schermo, come il postino di Massimo Troisi, che nel buio della sua stanza cercava con una lampada la mappa del Cile. Arriverà il tempo in cui i minatori ringrazieranno anche voi per tutto l’appoggio che avete dato.
di Roberto Valencia (Rassegna.it)