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L’ultimo sexy-scandalo di Berlusconi

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Con Edmondo Bruti Liberati ho partecipato qualche mese fa a un seminario organizzato dal Csm sul tema della riservatezza delle indagini. So dunque come la pensa, so che considera le fughe di notizie come una pestilenza per le indagini, un’offesa per gli indagati, e uno scempio per il diritto perché esporta sui media ciò che sui media non può mai essere giusto: il processo.

Ciò non di meno, anzi proprio per questo, mi aspettavo e tuttora mi aspetto che il procuratore capo di Milano metta al più presto fine a questa nuova emorragia di voci che riguardano il presidente del Consiglio e i suoi vizi privati. O che almeno faccia tutto quello che è in suo potere per mettervi fine, perché è chiaro che non tutto dipende da lui. Come abbiamo scritto ieri, ci piacerebbe insomma che su una storia che riguarda una minorenne e Silvio Berlusconi la procura di Milano tenga lo stesso riserbo che la procura di Roma ha tenuto sulla storia che riguardava Gianfranco Fini e suo cognato.

Quando le notizie fuggono, infatti, non possono mai essere definite tali. Non sono cioè abbastanza univoche, abbastanza verificabili, e abbastanza credibili. Ieri abbiamo letto sui giornali notizie molto diverse tra loro e spesso addirittura contrastanti. E abbiamo letto sulle agenzie smentite, conferme e qualche ammiccamento (non si capisce infatti a quale «bisogno» si riferisca il presidente del Consiglio quando afferma di aver aiutato la giovane bellezza marocchina).

Eppure, nonostante la gran confusione che c’è ancora intorno a questa storia, essa già comincia a produrre effetti politici: il Pd, per esempio, chiede addirittura le dimissioni del premier per aver telefonato alla Questura di Milano chiedendo un trattamento di favore per la sua conoscente.

Come si vede, dunque, un’altra tempesta perfetta è alle porte, in un paese che non se ne fa mai mancare una. ll premier teme che sia cominciata la fase finale della sua distruzione politica, l’opposizione spera che sia davvero cominciata, i media si augurano che sia cominciata un’altra prolifica stagione di sesso da raccontare, proprio mentre si esurisce il filone aureo di Avetrana, anch’esso popolato di minorenni.

Naturalmente nessuno mette in dubbio la rilevanza pubblica che avrebbe l’accertamento di comportamenti moralmente riprovevoli o superficiali e ricattabili da parte del presidente del Consiglio, anche se non fossero reati. Ma quello che sappiamo finora è troppo poco, e troppo confuso per trarre conclusioni che possono apparire al grande pubblico premature o pregiudiziali.

Il Pd, in particolare, sta commettendo un errore lanciandosi a briglia sciolta per la seconda volta su un sex-gate del premier, avendo potuto già accertare la prima volta, quando il sex-gate era tra l’altro molto più provato e fondato, che storie così non modificano nel profondo l’orientamento dell’elettorato. E anzi, proprio nel momento di massima difficoltà politica e isolamento del premier, rimasto senza Fini, senza Lodo, con il partito che gli scappa tra le mani e una sensazione da ultimi giorni di Pompei, polveroni del genere possono piuttosto rilanciarne l’immagine di martire e perseguitato, mettendolo nella parte che meglio gli riesce: quello della vittima. Ero proprio con Bersani in un paio di feste dell’Unità al Nord, nel pieno del primo sex-gate, e ricordo benissimo e come deve ricordarlo Bersani che al semplice pronunciare la parola «veline» il popolo del Pd esplodeva in una salva di fischi, che chiedeva al suo leader di occuparsi dei dolori del paese e non dei divertimenti del primo ministro.

Il compito di un procuratore capo in una sede come quella di Milano è anche di tener conto delle conseguenze inintenzionali delle sue inchieste. Non per fermarle, ovviamente: ma per riconoscere un obbligo di rapidità e di riservatezza speciale, perché prima ancora di produrre una qualche verità processuale esse possono già aver prodotto rilevanti effetti istituzionali. Conoscendolo, non abbiamo dubbi che Bruti Liberati ne sia consapevole.

Di Antonio Polito il Riformista