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L’agenzia Onu del lavoro lancia l’allarme disoccupazione.

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L’allarme dell’agenzia Onu: dal 2007 i senza lavoro sono aumentati di 34 milioni, e i giovani di oltre 10 milioni. Nel 2010 la tendenza non si arresterà. “Politiche pubbliche e investimenti privati per invertire la rotta”

Il numero dei senza lavoro nel mondo è arrivato a 212 milioni nel 2009 a seguito di un incremento senza precedenti di 34 milioni rispetto al 2007, all’apice della crisi globale. Questo è quanto emerge dal nuovo rapporto dell’Organizzazione Internazionale del Lavoro (Ilo, l’agenzia Onu sul lavoro) sulle tendenze globali dell’occupazione (Global Employment Trends Report)

Sulla base delle previsioni economiche del Fondo Monetario Internazionale, l’Ilo stima che la disoccupazione globale tenderà a rimanere elevata anche nel 2010. Nelle economie avanzate e nei paesi dell’Unione Europea si calcola per il 2010 un incremento dei disoccupati di 3 milioni di persone, mentre nelle altre regioni i tassi si stabilizzeranno ai livelli attuali o diminuiranno solo lievemente. L’Ilo rileva inoltre che il numero dei giovani disoccupati nel mondo è aumentato di 10,2 milioni tra il 2007 e il 2009, l’incremento più elevato dal 1991.
Il tasso di disoccupazione mondiale ha raggiunto il 6,6 per cento nel 2009, un aumento di 0,9 punti percentuali rispetto al 2007. Ciò nonostante esso varia sensibilmente a seconda delle regioni, passando dal 4,4 per cento dell’Asia orientale a oltre il 10 per cento dell’Europa centrale e sud-orientale (non UE), della Comunità degli Stati Indipendenti (CSI) e del Nord Africa. Il tasso di disoccupazione giovanile globale è aumentato di 1,6 punti percentuali rispetto al 2007, raggiungendo nel 2009 il 13,4 per cento, l’incremento più elevato da un anno all’altro dal 1991 (primo anno per il quale sono disponibili dati statistici).

“Mentre si apre a Davos il Forum Economico Mondiale, appare evidente che la priorità politica attuale è evitare una ripresa economica senza occupazione” ha dichiarato il Direttore Generale dell’Ilo, Juan Somavia. “La volontà politica che ha salvato il sistema bancario deve essere ora impiegata per salvare e creare posti di lavoro e opportunità di reddito per le persone. Questo sarà possibile grazie ad una forte convergenza di politiche pubbliche e di investimenti privati.”

Secondo l’Ilo, i lavoratori che hanno un’occupazione vulnerabile nel mondo sono oltre un miliardo e mezzo, ovvero più della metà (50,6 per cento) della manodopera mondiale. Secondo le stime, questa cifra avrebbe registrato un aumento di oltre 100 milioni tra il 2008 e il 2009. Il Rapporto indica inoltre che 633 milioni di lavoratori e le loro famiglie vivevano con meno di 1,25 dollari al giorno nel 2008, con 215 milioni di lavoratori addizionali a rischio povertà nel 2009. Il Rapporto evidenzia l’urgenza di ampliare la copertura degli schemi di protezione sociale di base al fine di tutelare i poveri dagli effetti devastanti delle improvvise fluttuazioni dell’economia.

Tendenze regionali
Il tasso di disoccupazione delle economie avanzate e nell’Unione Europea è salito al 8,4 per cento nel 2009, contro il 6 per cento del 2008 e il 5,7 per cento del 2007. Il numero dei disoccupati della regione si stima sia aumentato di oltre 13,7 milioni tra il 2007 e il 2009, con un incremento di circa 12 milioni solo nell’ultimo anno. Il settore industriale ha risentito maggiormente delle crisi occupazionale rispetto all’agricoltura o al terziario. In linea generale, nonostante rappresenti meno del 16 per cento della forza lavoro mondiale, la regione delle economie avanzate e dell’Unione Europea concorre per oltre il 40 per cento all’aumento della disoccupazione mondiale registrato a partire dal 2007. Secondo le previsioni, in questa area geografica la disoccupazione dovrebbe mantenersi ad un livello elevato, con una crescita del tasso regionale di disoccupazione del 8,9 per cento nel 2010.

Tra il 2008 e il 2009, gli incrementi più elevati nei tassi regionali di disoccupazione si sono registrati nelle economie avanzate e nell’Unione Europea, con un aumento di 2,4 punti percentuali, nell’Europa centrale e sud-orientale (non UE) e nella CSI con 2 punti percentuali e in America Latina e Caraibi (+ 1,2 punti). Inoltre, queste tre regioni hanno contribuito per più di due terzi all’aumento del numero mondiale di disoccupati nel 2009, sebbene esse rappresentino solo il 30 per cento della manodopera globale. Le altre regioni hanno registrato degli aumenti più limitati dei tassi di disoccupazione (0,5 punti percentuali o meno).

Secondo le stime, nell’Africa Sub-sahariana, il tasso di disoccupazione ha raggiunto l’8,2 per cento nel 2009 e sembra non subirà eccessivi cambiamenti fra il 2009 e il 2010. Questo aumento limitato non riflette l’impatto reale della crisi nella regione e dovrebbe essere valutato congiuntamente ad altri indicatori come il numero dei lavoratori vulnerabili e i working poors .

Nell’Africa settentrionale, si stima che il tasso di disoccupazione generale abbia raggiunto nel 2009 il 10,5 per cento e si prevede resterà elevato anche nel 2010, intorno al 10,6 per cento. Ciò comporterebbe un aumento di 300.000 disoccupati rispetto al 2009. Complessivamente, la difficile situazione del mercato del lavoro prima della crisi ha accentuato l’impatto di una crescita economica ridotta e la regione avrà senza dubbio bisogno di molto tempo per riprendersi.

In Medio Oriente, il tasso regionale di disoccupazione non è aumentato in maniera rilevante fra il 2007 e il 2009 e si prevede resterà invariato anche nel 2010, intorno al 9,3 per cento. Tuttavia, con circa il 23 per cento dei lavoratori della regione che vivono con le proprie famiglie con meno di due dollari al giorno, l’impatto della crisi dovrebbe essere valutato in termini di crescita dell’occupazione vulnerabile: qualsiasi riduzione della qualità del lavoro può infatti condurre ad un aumento della povertà.

In America Latina e Caraibi, secondo le stime il tasso di disoccupazione è passato dal 7 per cento nel 2008 al 8,2 per cento nel 2009 , registrando solo in quest’anno un aumento di 4 milioni di disoccupati. Le statistiche attuali indicano inoltre che la percentuale di lavoratori che vivono in condizioni di povertà estrema varia dal 7 al 9,9 per cento nel 2009, con un aumento di 2 punti percentuali rispetto al 2008. Nel 2010, la disoccupazione dovrebbe diminuire leggermente, intorno al 8 per cento, rispecchiando i miglioramenti registrati alla fine del 2009.

In Asia orientale, nel 2009 la disoccupazione è salita progressivamente al 4,4, per cento, partendo dal 4,3 per cento del 2008 e il 3,8 per cento del 2007. Il rapido miglioramento del mercato interno cinese, insieme alle ricadute positive per i paesi limitrofi, ha condotto a un miglioramento dei dati regionali circa l’economia e il mercato del lavoro. Il tasso di disoccupazione della regione dovrebbe diminuire lievemente raggiungendo il 4,3 per cento nel 2010.

La regione del Sud-est asiatico e del Pacifico comprende un insieme di economie che dipendono fortemente dal commercio internazionale e dai flussi di investimenti esteri. Si stima che nella regione il numero di lavoratori in situazione vulnerabile è aumentato di 5 milioni dal 2008. Il tasso di disoccupazione regionale sarebbe, inoltre, salito al 5,6 per cento nel 2009, ovvero 0,2 punti percentuali in più rispetto al 2007; dovrebbe stabilizzarsi nel 2010.

L’Europa centrale e sud-orientale (non UE) e la Comunità degli Stati Indipendenti sono le regioni del mondo che hanno subito lo shock più grave in termini di crescita economica; shock che si è tradotto in un aumento del tasso di disoccupazione di 2 punti percentuali, dal 8,3 per cento nel 2007 allo stimato 10,3 per cento nel 2009. Si prevede per il 2010 un leggero calo del tasso di disoccupazione al 10,1 per cento.

 

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