CDLS Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinese

taglio pa2 agosto 2018 - Apprendiamo dall’ultimo comunicato dell'ANIS la necessità di intervenire sulla spesa corrente; plaudiamo a tale posizione, e sottolineiamo come da anni le Federazioni Pubblico Impiego CSU stiano cercando anch’esse di scalfire quel muro granitico che nasconde la mala gestione degli appalti pubblici, dove si nascondono sprechi per decine di milioni di euro. Siamo quindi lieti di avere un alleato in più in questa battaglia e condividiamo la proposta di un tavolo che possa scandagliare tutti gli appalti in essere e i futuri, per ridurre il più possibile ed eliminare gli sprechi.

Il fatto che non vengano citati gli stipendi pubblici significa che questa associazione, che rappresenta una fetta importante della nostra economia, attenta all'interesse generale del paese, riconosce - e non può essere altrimenti - l’importanza della domanda interna per il sostentamento generale del paese; indebolire ulteriormente i redditi dei dipendenti PA, rispetto ai 10 anni senza contratto, alle riforme fiscali e pensionistiche e ai vari prelievi forzosi subiti, porterebbe a ridurre ancora la loro capacità di spesa all'interno del territorio. Significherebbe quindi incidere negativamente sull’aspetto più problematico del paese, che è la mancanza di liquidità, aggravando ancor più la situazione.

Avanti quindi a tutta forza con le operazioni di riduzione della spesa extra stipendi, anche perché questi complessivamente incidono sulla spesa corrente per meno del 30%: è dunque molto meglio agire sulle grandi spese dello Stato.

Concordiamo con la visione che sottende indubbiamente anche alla considerazione che la Pubblica Amministrazione non può più fornire assistenzialismo all'economia in una maniera malsana e che non va a favorire una selezione naturale delle imprese sane in un contesto concorrenziale. Vi sono fin troppi esempi in tal senso: pensiamo alla gestione dei parcheggi pubblici, agli appalti nel settore pulizie, agli appalti AASS e AASLP.

È tempo ormai di ripensare tutte le politiche di esternalizzazione che non hanno certo aiutato il rilancio dell’economia. Non ha senso continuare a percorrere la strada delle esternalizzazioni ai prezzi che abbiamo pagato, facendo vero e proprio assistenzialismo. Lo Stato, oltretutto, si sta spogliando dei servizi redditizi (pensiamo ad esempio a quanto frutta oggi il servizio revisioni auto), mentre ne assume altri con modalità del tutto entieconomiche (basti vedere l'articolo 39 della finanziaria 2018).

Si è scelto di fare un'operazione senza apparente senso con il Settore Poste, creando una Spa che ricalca il "fulgido" esempio delle municipalizzate italiane con l’intento di esternalizzare alcuni suoi servizi quali la consegna di volantini, e si sono create situazioni più precarie e disagiate nei confronti dei lavoratori, mentre al contempo si distribuiscono gettoni e poltrone negli organi amministrativi.

Rilanciamo poi una ulteriore proposta, e cioè la necessità di aumentare gli introiti per lo Stato attraverso adeguate iniziative di verifica fiscale, partendo da quelle categorie che, dati alla mano, sicuramente non ottemperano appieno a questo fondamentale elemento di giustizia sociale e della vita democratica del paese.

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