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I frontalieri non alzano bandiera bianca

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Dall’assemblea di Dogana il sindacato rilancia la battaglia contro la doppia tassazione e la precarietà.

San Marino, 16 giugno 2004

Abbiamo il dovere di non rassegnarci. E’ forte e chiara la parola d’ordine uscita dall’assemblea dei lavoratori frontalieri di mercoledì 16 giugno al Teatro Nuovo di Dogana.

La Centrale Sindacale Unitaria e il comitato frontalieri hanno infatti lanciato nuove proposte sia sul fronte fiscale che su quello dei diritti, sottolineando che il pressing sindacale sia nei confronti del governo sammarinese, sia delle forze politiche e parlamentari italiane non deve fermarsi.

“Non dobbiamo né rassegnarci, né gettare la spugna”, “Pagare le tasse per i redditi del 2003 non significa arrendersi”, “la partita fiscale non è ancora chiusa”, hanno detto più riprese i dirigenti della CSU ai lavoratori riuniti a Dogana.

E in particolare il sindacato guarda al tavolo tecnico aperto nei giorni scorsi alla Farnesina, dove le delegazioni dei due Stati si sono lasciate con l’impegno di rivedersi entro il 9 luglio per discutere una proposta complessiva su fisco, precarietà e aspetti sanitari dei lavoratori italiani occupati sul Titano. Proposta che dovrà essere presentata dal governo sammarinese.

Per questo il sindacato insiste e rilancia, invitando il Congresso di Stato e tutte le associazioni economiche e imprenditoriali a definire insieme una “proposta-frontalieri” complessiva che dovrà poi essere consegnata a Roma tra meno di un mese.

Questi i punti chiave su cui sviluppare l’azione sindacale.
Primo: la CSU chiede di far uscire la doppia tassazione dalla Finanziaria e di approvare in tempi brevi la legge ordinaria, così come previsto dalla convenzione bilaterale del 2002 e con abbattimenti ben più sostanziosi degli 8 mila euro attualmente previsti dall’area no-tax.
Secondo: invita l’esecutivo sammarinese a riconsiderare completamente la questione dei rimborsi sanitari previsti dalla convenzione del 1974, ovvero la quota di 170 euro mensili che l’ISS deve versare all’Italia per ogni frontaliere occupato in Repubblica. Dal momento infatti che i lavoratori di confine devono cominciare a pagare le tasse anche in Italia, è fin troppo chiaro che il rimborso sanitario si è trasformato in una anomalia assolutamente ingiustificabile. Da qui la proposta di non versare più questi soldi allo Stato Italiano, ma di utilizzare queste risorse per attenuare il peso della doppia fiscalità.
Terzo: condivide la parificazione del trattamento normativo e contrattuale tra lavoratori sammarinesi e lavoratori frontalieri, con la trasformazione dei rapporti di lavoro da tempo determinato a tempo indeterminato per i lavoratori forensi occupati.

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