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I fondi pensione rialzano la testa

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I fondi pensione negoziali (detti anche fondi chiusi o di categoria) recuperano il crollo finanziario dello scorso anno. Dopo la crisi dei subprime e alla luce dello tsunami finanziario che ha coinvolto tutto il mondo, anche i fondi pensione italiani avevano subito la botta, con un crollo medio dei rendimenti intorno al 7%. Ora i rendimenti medi che sono stati registrati dall’inizio dell’anno ad oggi sono superiori al 7%. Siamo sull’ordine del 7,30%. Gli esperti e gli operatori sono ottimisti e pensano che entro la fine dell’anno (ci sono ancora due mesi) il rendimento dei fondi pensione negoziali possa salire ulteriormente fino all’8% o oltre. Recuperate dunque le perdite e avviato un leggero guadagno. Anche il riferimento al Tfr è positivo perché quest’ultimi ha fatto registrare un rendimento dell’1,45%. Siamo dunque, almeno per ora a 1,45 contro 7. Lo stesso discorso non vale però per i fondi pensione aperti e per le polizze previdenziali individuali che hanno subito perdite molto più consistenti.

Andando a vedere i rendimenti dei singoli fondi negoziali, ci si rende conto che le performance sono state positive. Ogni fondo pensione ha linee diverse di investimento che variano da quelle più prudenti a quelle più aggressive e rischiose. In ogni caso ci sono rendimenti che sono tornati alle due cifre, con un +11% da inizio d’anno, un +12 e perfino linee di investimento che superano il 13%. Alcuni gestori hanno fatto meglio, altri hanno fatto peggio, ma il recupero rispetto all’anno scorso sembra accomunare tutti. Per avere il quadro completo delle varie voci di monitoraggio sui fondi pensione si può andare sul sito di Assofondipensione.

È sempre l’associazione nazionale dei fondi pensione negoziali che ci informa sul comportamento finanziario dei lavoratori e dei gestori. “Nonostante la riduzione della componente di rischio rispetto ai benchmark di riferimento, tempestivamente avviata sin dal primo manifestarsi della crisi finanziaria – si legge in una nota ufficiale – il prudente e moderato rientro nell’azionario teso a cogliere i positivi segnali dei mercati finanziari ha premiato i fondi pensione negoziali: nel corso dei primi nove mesi del 2009 tutti i comparti hanno fatto registrare una variazione positiva dei valori quota”.

L’analisi positiva viene confermata anche ampliando l’arco temporale. Nel periodo 30/09/2008 – 30/09/2009, il 98% dei comparti ha fatto registrare un rendimento positivo. L’asset allocation generale conferma la tendenza già registrata nel corso dei primi due trimestri dell’anno: i nuovi iscritti continuano ad effettuare scelte allocative in favore dei comparti con minore incidenza della componente di rischio. L’aumento del numero di iscritti a tali comparti non è dovuta esclusivamente al fenomeno delle adesioni tacite ma anche a scelte esplicite, dei nuovi come dei già aderenti (switch), orientate ad una maggiore prudenza.

Infine, rispetto allo stato patrimoniale dei fondi, Assofondipensione ci spiega che “i dati relativi alle adesioni e ai patrimoni confermano una buona tenuta del settore dei Fondi Pensione Negoziali nonostante il deterioramento delle condizioni economiche generali e la conseguente contrazione del tasso di occupazione. L’attivo netto destinato alle prestazioni supera i 16,5 miliardi di euro, con una crescita del 20%”.

Anche la Covip, la Commissione di vigilanza sui fondi pensione, ha diffuso a fine ottobre i dati ufficiali sul settore. Secondo le informazioni della Covip, crescono le adesioni a forme pensionistiche complementari in Italia, anche si tratta di “un incremento a ritmo molto contenuto”. I dati, aggiornati al 30 settembre 2009, mostrano che le adesioni a queste forme pensionistiche hanno raggiunto quota 4.997.539, +3 per cento rispetto a fine 2008 (quando le adesioni erano 4.853.605). Sul totale, circa 3,7 milioni sono lavoratori dipendenti del settore privato. In crescita, di conseguenza, anche le risorse destinate alle prestazioni che, a fine settembre, ammontavano a 67,397 miliardi di euro (a fine giugno erano a quota 64,813 miliardi, 61,306 miliardi a fine 2008).

I dati sui rendimenti e sulla dinamica delle adesioni sono dunque positivi. Questo non vuol dire però che siano stati risolti o superati i problemi del sistema della previdenza complementare nel suo insieme. Molte sono ancora le debolezze e i lavoratori che sono coperti dalla previdenza complementare sono ancora una minoranza. Rimane completamente scoperto il settore del pubblico impiego (fatta eccezione per il fondo della scuola) e rimangono scoperti tutti i lavoratori precari, interinali o a tempo. Molte debolezze anche in determinati settori dell’economia. L’artigianato, per esempio, è particolarmente esposto. La Cgil ha elaborato anche proposte specifiche e su alcuni punti, anche insieme agli altri sindacati confederali si è andati un po’ avanti. Si sta per lanciare per esempio un nuovo fondo pensione pensato appositamente per i lavoratori precari e interinali. Pensato cioè per tutti coloro che possono godere del Tfr, ma che non hanno contratti a tempo indeterminato. Il fondo è all’approvazione. Una volta registrato potrà cominciare la sua attività.

Altre proposte riguardano la flessibilizzazione dell’uso del Tfr. Si chiede per esempio di non obbligare i giovani che entrano in un fondo pensione per la prima volta a versare da subito il 100% dei contributi. L’ingresso potrebbe essere più graduale e meno traumatico. Un’altra proposta che gira riguarda l’obbligatorietà per i datori di lavoro del settore artigiano di versare comunque la parte di contributo datoriale, lasciando il lavoratore libero di scegliere poi tra fondo pensione o Tfr. Sarebbe un modo per far versare comunque al datore di lavoro la quota che gli spetta, a prescindere dalle scelte del singolo lavoratore. Ma si tratta per ora solo di idee e proposte. Anche perché su questi problemi il governo mostra di essere latitante. Non esiste un tavolo dove discutere delle proposte innovative. I sindacati sono per ora senza controparte.

Di Paolo Andruccioli (Rassegna.it)

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