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I filosofi greci oggi sarebbero federalisti

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Federalismo o centralismo? Gli antichi filosofi greci sceglierebbero senza dubbi il primo. Perché coniuga la dimensione locale con quella nazionale o globale, garantendo libertà e partecipazione politica. Nel pieno della discussione sulle caratteristiche e l’efficacia del federalismo, mentre la Lega continua la sua battaglia politica il filosofo Emmanuele Vimercati spiega ad Affari quanto sia moderno il pensiero degli autori classici. Ma mette in guardia: però non voterebbero Bossi…

L’INTERVISTA

Perché tornano sulla cresta dell’onda i pensatori classici? Che cosa accomuna la contingenza storica in cui viviamo con l’epoca della fine della polis?
“Per quanto si debba essere sempre cauti nell’effettuare paragoni storici, soprattutto fra epoche così lontane, certo il periodo della crisi della polis e dell’avvento dell’età ellenistica presenta alcune apparenti somiglianze con l’età che stiamo vivendo: la crisi di alcune istituzioni politiche o il loro essere riempite di contenuti e di finalità nuove, il mutato scacchiere geo-politico e l’emergere di potenze di vaste proporzioni prima rimaste in ombra o ai margini del mondo greco (fra cui la stessa Macedonia; come oggi sembrano esserci gli USA, la Cina e l’India), il mutato contesto sociale, la crisi dei “valori” e delle religioni tradizionali, talora a vantaggio di influssi orientali, la diffusione del Greco come lingua franca a livello internazionale, e la sua conseguente “standardizzazione” – qualcosa di simile a ciò che sta subendo la lingua inglese nella parlata internazionale. Insomma, con molta prudenza, alcune affinità si possono certo riscontrare. Lo stesso termine “ecumenico” – oikoumene indicava l’insieme delle terre abitate – sembra in qualche anticipare ciò che noi oggi chiamiamo, appunto, “globale” – dove il “globo” è l’intero pianeta in quanto abitato dall’uomo”.

Secondo molte esperienze antiche il federalismo è la forma con cui far fronte all’erosione dei valori della polis…
“Le esperienze antiche ci dicono che il federalismo è una delle forme di organizzazione politica che meglio riescono a coniugare la dimensione locale con quella nazionale o “globale”, garantendo loro, al contempo, un ampio grado di libertà e di partecipazione politica attraverso il principio di rappresentanza. L’unicità della moneta, della politica estera e dell’esercito, la presenza di assemblee locali e federali, rafforzano il senso di appartenenza a un contesto politico comune, in un clima di collaborazione fra realtà locali differenti, ma non disomogenee, accomunate da obiettivi comuni”.

Facendo un’astrazione “paradossale”, Plutarco e Senofonte sarebbero federalisti?
“Pur riuscendo a mettere in luce alcune delle caratteristiche degli stati federali, Senofonte sembra cauto, o addirittura critico, nei confronti di forme di stato “policentriche”, che minavano la sicurezza delle antiche poleis. In qualche modo, pur rimanendo legato al passato, Senofonte sembra preannunciare il nuovo (o il suo ritorno). Plutarco giudica il federalismo in modo più positivo, alla luce dei limiti delle poleis e sulla scorta di Polibio. Credo che sia Senofonte che Plutarco – sebbene in epoche e modi diversi – abbiano riscontrato alcuni limiti delle città-stato e, al contempo, i vantaggi dati dal far convergere interessi politici potenzialmente comuni; mentre Plutarco sembra più convinto di questa soluzione, Senofonte sembra vederla, per così dire, più come una necessità storica, che non come una libera e meditata scelta delle città greche”.

E Platone che cosa ci direbbe?
“Più che un federalista, Platone sembra vivere ancora nella speranza di poter “rifondare” l’antica polis, ormai in declino, su basi morali e politiche più solide rispetto al passato. Pur conoscendo la peculiare esperienza di Dionigi I di Siracusa, l’immagine che esce dalla Repubblica, ma anche dall’esperienza siracusana, sembra quella di un Platone ancora legato agli antichi valori della polis. Anche Aristotele, che pure discute di possibili forme di intesa politica inter-cittadina, sembra guardarle con un certo sospetto. Insomma: la polis rappresentava secondo molti una dimensione di vita politica umana e partecipata, a dispetto di “integrazione internazionale”, che sembravano schiudere le porte a imponderabili forme di gestione del potere, spesso a scapito della libertà individuale e della coesione sociale, che per i Greci di età classica erano valori imprescindibili. Gli stati federali, tuttavia, sembrano essere stati proficue forme di compromesso fra questi principi”.

Insomma sarebbero leghisti?
“Questo no… Bisogna osservare che il federalismo antico nasce spesso nel tentativo di aggregare o di rafforzare ciò che ha potenzialmente caratteristiche simili, per dare maggior voce a realtà politiche locali altrimenti troppo frammentate, assicurando però loro alcuni margini di autonomia. Più che come strumento per valorizzare le diversità in un contesto politico comune e coeso, l’approccio della Lega sembra talvolta insistere di più sul federalismo come garanzia di mantenimento delle differenze o come potenziale anticamera di forme di autonomia e di indipendenza più marcate. Inoltre, la Lega si rivolge a un elettorato preciso e il suo radicamento sul territorio non è del tutto omogeneo. Certo, va riscontrato che le variegate caratteristiche del “sistema Italia” e il processo storico di unificazione del paese, per come si è verificato, non sono sovrapponibili a ciò che è avvenuto e avviene in Stati federali come la Germania, la Svizzera e gli USA”.

Di Virginia Perini (Affaritaliani)

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