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I 17mila evasori fiscali che agitano Tremonti

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Pare che al ministero dell’Economia si respiri un certo imbarazzo attorno alla “lista Falciani”. L’italo-francese autoproclamatosi paladino della trasparenza fiscale che da anni terrorizza gli evasori europei vendendo ai governi nomi trafugati alla divisione svizzera di Hsbc, avrebbe fornito anche 7.094 numeri riconducibili a correntisti italiani.

Ora. Ammesso che, come ha detto il procuratore di Nizza Eric de Montgolfier all’autrice dello scoop, l’Adnkronos, «tra qualche settimana» questa lista venisse trasmessa alla Procura di Torino, ammesso che i dati rubati da Falciani possano essere utilizzati poi dall’Agenzia delle entrate per stanarli, il rischio è che gli evasori rimangano comunque impuniti. Almeno dal punto di vista fiscale. Fino a fine aprile, infatti, sono aperti i termini dello scudo: i correntisti avranno dunque tutto il tempo per dichiararli e sanarli. Ammesso che non l’abbiano già fatto con lo scudo del 2009: la lista Falciani è piuttosto vecchia, risale a tre anni fa.
Dunque, una volta entrata in possesso dei preziosi nomi, l’Agenzia delle entrate potrebbe scoprire che dieci, cento, o tutti i 7.094 i presunti evasori hanno già approfittato della ghiotta occasione offerta dal governo italiano. Ieri, intervenendo alla trasmissione Otto e mezzo, il sottosegretario all’Economia, Daniele Molgora, ha minimizzato: «A quanto ci risulta da quell’area non dovrebbero provenire molti “scudati”». Anche se fosse, hanno tutto il tempo per farlo, avendo ancora due settimane per mettersi a riparo dalla mannaia del fisco. La sanatoria li metterebbe infatti totalmente al sicuro rispetto ad accertamenti o sanzioni.

Per il Governo la situazione diventerebbe ancora più imbarazzante se la Procura di Torino dovesse invece procedere contro gli stessi correntisti per reati diversi, penalmente perseguibili, come ad esempio il riciclaggio. Complessivamente, i conti correnti svizzeri nelle mani dei magistrati francesi sono 127mila, ha puntualizzato de Montgolfier, riconducibili a 80mila persone fisiche, ma «ci sono persone che hanno doppi conti e anche tripli» e circa 8mila sono francesi. Ieri è intervenuto anche il direttore italiano dell’Agenzia delle Entrate, Attilio Befera, spiegando al Tg2 che «attendiamo i risultati e poi vedremo se la Procura (di Torino, ndr) passerà le informazioni a noi e alla Guardia di Finanza per il recupero di queste somme». Ché poi, ha aggiunto, «con l’inversione dell’onere della prova dovrà essere il contribuente a dimostrare che le somme detenute non sono frutto di evasione fiscale».

In questo caso, se l’erario dovesse stanare un contribuente con un conto corrente segreto in Svizzera, sarebbero dolori. Secondo le legge attuali, rischierebbe di pagare per almeno due reati. Primo – una violazione di cui si parla poco – per aver trasferito soldi su conti all’estero senza dichiararli. Se anche sono guadagnati onestamente, una legge del 1990 sul monitoraggio impone al contribuente italiano pesantissime sanzioni su soldi trasferiti all’estero “di nascosto”. La penale era del 25 per cento sul patrimonio all’anno fino a poco tempo fa, di recente è stata aumentata al 50 per cento.

In secondo luogo, il fisco potrebbe accorgersi che l’origine di quel denaro trasferito all’estero è “sporca”, cioè frutto di evasione fiscale. Alla prima penale si aggiungerebbero tutte le sanzioni previste per chi froda l’erario: le imposte evase, più le sanzioni, più gli interessi. Immaginando 100mila euro evasi e trasferiti all’estero di un piccolo imprenditore, si può prevedere che sarebbe costretto a pagare circa il 40 per cento di imposta media, più una sanzione del 12,5 per cento sull’imposta, più gli interessi dal momento in cui avrebbe dovuto dichiarare l’intero importo al fisco.

Insomma, con ogni probabilità gli evasori della lista Falciani “pizzicati” dall’erario sarebbero costretti a trasferire i loro soldi direttamente dalla elegante filiale svizzera di Hsbc agli uffici romani dell’Agenzia dell’entrate, senza un briciolo residuo. Ma per loro fortuna c’è lo scudo fiscale ingegnato da Tremonti.
Contrariamente a quelli sperimentati in altri paesi europei che sanano solo le somme trasferite all’estero ma si guardano bene dal proteggere i “fuggiaschi” da accertamenti sull’eventuale origine truffaldina dei patrimoni, la sanatoria ancora in corso è un colpo di spugna totale che cancella tutto.

Per qualsiasi italiano che abbia un conto corrente alla Hsbc svizzera, la conclusione potrebbe essere scritta dal comico Catalano. Meglio aspettare che a maggio il fisco lo vada a cercare, gli imponga una mazzata del cinquanta per cento sul patrimonio più le tasse che non ha pagato più le sanzioni sulle tasse più gli interessi, o meglio dichiarare domani tutto a Tremonti, pagare l’aliquota sullo scudo fiscale, un miserrimo 6 per cento e godersi sereni la sempiterna immunità?

Di Tonia Mastrobuoni (Il Riformista)

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