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Giappone: la calma che sorregge un popolo

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L’emergenza della centrale atomica di Fukushima, causata da un terremoto di tale magnitudo da aver perfino spostato l’asse terrestre e da un’onda colossale, ha ridato vigore al dibattito tra fautori e detrattori dell’energia nucleare, con tutto il suo contorno di implicazioni politiche. Che è poi solo una parte del dibattito vecchio come il mondo dei benefici ma anche dei rischi del progresso e della possibilità di prevederli.

Dal Giappone giungono immagini spaventose: città in pezzi, navi intere scagliate nelle strade e migliaia di automobili sommerse dal mare. Ma sui volti dei giapponesi si vede malgrado tutto calma e compostezza: coloro che potrebbero essere stati raggiunti da radiazioni fanno pazientemente la coda per farsi esaminare, la macchina dei soccorsi funziona e la gente si attiene scrupolosamente al consiglio di risparmiare energia e limitare i consumi. Né sembra che divampino furiose polemiche e recriminazioni. Non posso immaginare cosa sarebbe accaduto da noi. Negli Stati Uniti, mi basta ricordare la ventata di isteria che accompagnò il tifone Katrina, di portata infinitamente minore.

Quando il Giappone, all’indomani dell’ultimo conflitto, passò d’un tratto da un regime autocratico-feudale alla democrazia importata dagli Stati Uniti, tutti si sorpresero di come il passaggio si svolgesse in modo ordinato ed efficace. I giapponesi accolsero istituzioni e regole che erano loro sconosciute e le fecero funzionare. Poi la democrazia parlamentare e l’economia di mercato hanno attraversato anche in Giappone le vicende che altri Paesi hanno conosciuto. Non molto tempo fa, su queste stesse pagine, abbiamo avuto modo di ricordare che la vita politica del Paese del Sol Levante è stata afflitta ultimamente da scandali e comportamenti inappropriati, che quattro primi ministri si sono avvicendati in pochi anni, il debito pubblico ha raggiunto livelli record, la produzione ha rallentato mentre sono aumentate la spesa pensionistica e la disoccupazione. Il Giappone ha faticato a mantenere il livello di vita raggiunto in passato, ricalcando alcuni modelli di comportamento non molto dissimili da quelli italiani.

Da dove viene allora questa ordinata calma nel momento dell’emergenza? Come mai mentre i mercati crollano e le borse impazziscono, mentre il mondo commisera il Giappone e si interroga sul dilemma nucleare, i giapponesi riprendono il cammino con apparente fiduciosa determinazione e un primo ministro che fino a 10 giorni fa molti giudicavano quasi sul punto di cadere annuncia ora tranquillamente e senza sollevare proteste che la più grave crisi del dopoguerra sarà superata e il Giappone si ritroverà più compatto e forte di prima?

La risposta sta in un aspetto della cultura profonda del Paese e in un principio che sin dalla prima infanzia giunge nell’animo di ogni bambino. Il principio, cioè, che vi sono infinite cose desiderabili e anche importanti, come il denaro, il potere o il successo, che tutti cercano di raggiungere, che taluni raggiungono ma che possono poi abbandonarci a seconda della fortuna o delle circostanze senza che ciò muti la nostra vera natura. Che vi sono invece valori che ci appartengono indissolubilmente, senza i quali non saremmo quasi persone umane, certo non dei veri giapponesi. E’ difficile riassumere questi valori e anche più difficile tradurli in parole italiane appropriate. Si tratta, in sostanza, di una specie di codice morale dei cavalieri dell’età feudale che, non scritto ma passato di bocca in bocca, sopravvive nel mondo di oggi: vi si fondono i concetti di consapevolezza di sé, lealtà, rettitudine, dignità e rispetto. Importante – diceva un saggio – è sapere quando è tempo di colpire e quando è tempo di morire, e farlo con la stessa grazia. In Giappone, questo concetto viene talvolta riassunto nel termine «bushido», che ha peraltro un suono prevalentemente guerriero e maschile mentre l’idea è altrettanto maschile che femminile.

Il terremoto e lo tsunami della scorsa settimana sono eventi della natura che si sono prodotti al di fuori e al di sopra della volontà degli uomini. Proprio per questo, a differenza delle oscillazioni di borsa e delle crisi economiche, hanno risvegliato nell’animo giapponese questo sentimento antico. Quando vedete la foto di una persona che guarda senza spavento e senza lacrime la sua casa distrutta in un luogo della costa vicino a Sendai e si appresta con grazia a ricostruirla, pensate che in quella persona il senso del presente è stato affiancato dal senso dell’antico e che c’è in lei o in lui l’eco del «bushido».

di Boris Bianchieri opinionista de La Stampa