Frontalieri Svizzera: arriva la tassa sulla salute per i ‘vecchi lavoratori’, sindacati italiani annunciano battaglia
Venerdì 18 dicembre la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale della norma con cui l’Italia rende operativo il contributo ribattezzato nell’area di frontiera come “tassa sulla salute” per i cosiddetti “vecchi frontalieri”. Per le organizzazioni sindacali italiane e svizzere, tuttavia, si tratta di una misura che contrasterebbe con gli accordi fiscali in vigore tra Italia e Svizzera.
È il balzello da applicare ai frontalieri che pagano le tasse sul reddito da lavoro solo in Svizzera: cioè quelli assunti prima del 17 luglio 2023. Esenti i nuovi frontalieri, che, come per i lavoratori italiani a San Marino, devono presentare anche la dichiarazione dei redditi in Italia.
Dopo due anni, il Governo Meloni ha dunque inserito in Finanziaria la base legale per riscuotere il nuovo contributo, definito come tale nelle formulazioni ufficiali ma ormai noto nel dibattito pubblico, appunto, come “tassa sulla salute”.
Il prelievo inserito verrebbe parametrato al reddito. Per questi lavoratori è previsto un contributo obbligatorio compreso tra il 3% e il 6% del reddito netto, con un importo minimo di 30 euro e un massimo di 200 euro mensili. Spetterà alle singole Regioni di confine – Lombardia, Piemonte e Valle d’Aosta – stabilire nel dettaglio le aliquote applicabili, restando all’interno di questa forbice.
I sindacati italiani e svizzeri ritengono la misura anticostituzionale, perché consiste in una doppia tassazione per chi già contribuisce al sistema sanitario attraverso i «ristorni». E annunciano ricorsi a tutti i livelli.
L’applicazione della tassa finora si è scontrata anche con un impedimento tecnico: la Svizzera finora non ha trasmesso gli imponibili in base ai quali calcolarla, tanto che la richiesta è quella di procedere con autocertificazioni.