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Escalation

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Il segretario industria della CDLS, Giorgio Felici, scrive al direttore di Tribuna: “L’Anis blocca il contratto per trasformare sammarinesi e residenti in lavoratori usa e getta”.

San Marino, 9 luglio 2005

I blocchi stradali e la strategia dell’escalation. Il segretario industria della Confederazione Democratica, Giorgio Felici, scrive al direttore di Tribuna. E accusa l’Associazioni Industriali.

Scrive Giorgio Felici: “Nell’ultimo editoriale del venerdì leggo che qualcuno ai blocchi avrebbe bruciato le pagine di Tribuna, il quotidiano da lei diretto. Un atto inqualificabile. Chi brucia i giornali non ha cittadinanza dentro il sindacato. E mi ricorda chi, qualche decennio fa, bruciava i libri nelle piazze. Falò di gente che disprezzava le lotte dei lavoratori e incarcerava i sindacalisti”

“Lei poi scrive – continua il segretario industria della CDLS – che dalle manifestazioni di piazza non ci si può che attendere l’escalation. Questo è proprio il punto. In discussione non sono i giornali e le Tv che quotidianamente hanno l’obbligo di fare cronaca, di raccontare cioè le proteste dei lavoratori davanti alle fabbriche e gli inevitabili disagi che comportano, comprese le arrabbiature dei cittadini”.

Il problema, sottolinea Felici, “è che al tavolo del contratto c’è chi sta perdendo tempo in attesa di quella che lei chiama l’escalation di piazza. Ovvero l’intemperanza, lo scatto di nervi, l’incidente che supera il limite e che manda in vacca tutto. E’ dunque evidente che la strategia dell’escalation non è quella del sindacato, ma dei vertici dell’Associazione Industriali”.

“Non a caso – termina la lettera – al tavolo della trattativa l’Anis ha scelto la linea di un passo in avanti e due indietro. Ha messo in campo una ragnatela tattica fatta di mezze aperture e secchi dietrofront. Esaspera i toni contro i blocchi dei lavoratori, ma poi fa continuamente blocco contro la soluzione del contratto. Alza la temperatura, grida allo scandalo, logora il confronto e, sotto sotto, spera nell’escalation. Eppure la sostanza del contendere è davanti gli occhi di tutti: gli industriali hanno assunto migliaia di frontalieri e adesso ci chiedono di precarizzare i sammarinesi e i residenti. Vuole insomma tutti lavoratori usa e getta. In poche parole: siamo al capolarato in giacca e cravatta”.

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