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Eravamo formiche, ora siamo cicale

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Di Luca Ricolfi

Il decennio 2000-2010 è stato, per l’Italia, un periodo davvero unico. In esso, per la prima volta in tempo di pace, il reddito per abitante è risultato minore di 10 anni prima (-3,4%). A questo cambiamento, tuttavia, non è corrisposto un decremento della propensione al consumo, che anzi è leggermente aumentata. A quanto pare siamo più poveri ma anche più consumisti: l’italiano medio non rinuncia al suo tenore di vita, anche quando il suo reddito disponibile diminuisce.

Questa però è solo una faccia della storia di questi anni, la faccia che riguarda i redditi. L’altra faccia è quella della ricchezza, ossia del patrimonio finanziario e immobiliare delle famiglie. Qui una recente e interessantissima indagine del Crédit Suisse sull’evoluzione della ricchezza di 160 paesi ci mostra tutta un’altra storia. L’Italia, è vero, è l’unico paese avanzato che si ritrova, alla fine del decennio 2000-2010, con un reddito pro capite più basso di quello che aveva all’inizio del periodo.

Però l’Italia è anche uno dei paesi in cui la ricchezza pro capite è cresciuta di più. In 10 anni la ricchezza per adulto, espressa in dollari, è cresciuta dell’89 per cento, contro il 42,8 per cento della media mondiale.Fra i paesi con cui di solito ci confrontiamo, ossia Francia, Germania, Spagna e Regno Unito, solo la Francia ha fatto meglio di noi.

Come è stato possibile? La risposta ce la fornisce la serie storica delle famiglie risparmiatrici. All’inizio del decennio erano 1 su 3, oggi sono circa la metà, appena 1 su 6. Dietro questo crollo del risparmio ci sono due precise strategie messe in atto dalle famiglie italiane nel nuovo millennio.

La prima è la tenuta dei consumi, a dispetto del declino del reddito disponibile. La seconda è la conversione del reddito in patrimonio, attuata soprattutto attraverso la corsa all’acquisto della casa, anche approfittando dei bassi tassi di interesse dei primi anni del decennio. In breve, sempre meno famiglie sono state in grado di «mettere da parte» qualcosa, perché il consumo e l’investimento immobiliare hanno assorbito quote crescenti del reddito.
Così l’Italia di oggi somiglia sempre meno a quella di ieri.

Eravamo un paese di formiche, ci siamo poco per volta trasformati in un paese di cicale, che vive al di sopra dei propri mezzi, o se preferite siamo diventati «una repubblica fondata sulle rendite», come già avvertiva il titolo di un bel libro di Geminello Alvi di qualche anno fa. Produciamo sempre di meno, ma riusciamo a mantenere il nostro tenore di vita perché nell’ultimo decennio la nostra ricchezza è aumentata, e il patrimonio accumulato fin qui ci consente di sostenere consumi che, a giudicare dai nostri redditi, non potremmo più permetterci. Fino a quando?

Espresso

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