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Donne penalizzate

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Faccia a faccia governo-sindacati. La CDLS rilancia la differenziazione dell’età pensionabile fra uomini e donne.

San Marino, 30 settembre 2005

Governo e sindacati al tavolo della riforma previdenziale dopo il ciclo di assemblee con tutti i lavoratori. la CDLS rilancia il tema dell’età pensionabile per le donne.

Nella mattinata di venerdì 30 settembre si è svolto un nuovo incontro per approfondire la proposta di legge governativa sulle nuove pensioni e la Confederazione Democratica ha posto sul tappeto alcune esigenze emerse dal confronto aperto in queste ultime settimane con moltissimi lavoratori e lavoratrici.

Al primo posto, oltre alle indicazioni del documento CSU, c’è la necessità di differenziare l’età pensionabile tra uomini e donne.
Necessità risaltata dal paradosso che questa legge dà l’opportunità alla maggioranza dei lavoratori maschi di poter andare in pensione a 60anni, perché in possesso dell’età contributiva (40 anni); mentre la maggioranza delle donne, entrate nel mondo del lavoro in ritardo, cioè a cavallo degli anni ’70-80 in coincidenza con l’espansione dell’industria sammarinese, si vedono costrette a lavorare fino a 65 anni, oppure accedere ad una pensione pesantemente ridotta.

Questa modifica alla legge comporta naturalmente un costo aggiuntivo, ma va considerato il fatto che non tutte le lavoratrici opteranno per questo uscita anticipata e che comunque il nostro mercato del lavoro registra ancora una fortissima minoranza di lavoratrici rispetto all’occupazione maschile. Gli ultimi dati statistici rivelano infatti che i lavoratori sono il 15% in più delle lavoratrici.
La CDLS è quindi disposta a valutare gli opportuni meccanismi per sostenere economicamente questa modifica legislativa.

La differenziazione dell’età pensionabile tra maschi e femmine, coglie inoltre il ruolo sociale della donna che, se in un ambito ideale non dovrebbe marcare differenze tra i sessi, nella realtà di tutti i giorni, oltre all’impegno lavorativo, la vede impegnata nella gestione della famiglia. Parità che comunque deve essere perseguita attraverso una continua evoluzione culturale e normativa.

Altro punto che la Confederazione Democratica ha posto in discussione al tavolo della trattativa è l’assenza di tutele per i lavoratori che in età avanzata hanno la disavventura di essere licenziati. Per la nostra realtà economica il problema dei licenziamenti collettivi purtroppo non sono più episodi isolati, con gravi contraccolpi sulla vita delle persone.

In linea con le proposte della CSU, si è inoltre ribadita la necessità di diluire maggiormente la fase di passaggio dell’età pensionabile da 60 a 65 anni.

La CDLS è infine consapevole che il confronto sulla legge delle pensioni è alle battute finali e pur rimarcando lacune e squilibri della riforma, ritiene che l’accoglimento di queste proposte renderebbe certamente l’impatto del provvedimento meno pesante sulle condizioni dei lavoratori e contribuirebbe a ristabilire una maggiore giustizia nei confronti di alcune fasce del lavoro dipendente penalizzate oltre misura.
La parola ora passa al Governo.
In attesa di conoscere anche la proposta legislativa sulla previdenza complementare, che dovrà essere collettiva e contrattuale, se le richieste verranno accolte la Confederazione Democratica valuterà come un buon inizio il processo di cambiamento del sistema pensionistico. Processo che si dovrà concretizzare anche attraverso i punti sanciti dall’articolo 11 della proposta legislativa, fra cui il riscatto dei periodi di non lavoro, le pensioni minime, i contributi figurativi e le prestazioni lavorative delle persone anziane.

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