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Berlusconi rischia di fare la fine di Bersani

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Silvio Berlusconi è una grande personalità politica. Chi in questi 15 anni ha pensato il contrario – che fosse un improvvisatore, un avventuriero, un illusionista o persino un criminale – ha costruito la sua sciagura elettorale. Per dirla con Giuliano Ferrara, Berlusconi è un’anomalia (felice o infelice ognuno può giudicare) che ha usato l’antipolitica per rinvigorire la politica distrutta dalla finta rivoluzione dei primi ’90. Il popolo italiano non sceglie a caso, e quindi ha sempre dato fiducia a lui e ridotto gli altri a un circo di perdenti spalleggiati da alcuni giornali e alcune corporazioni. Non ha mai vinto senza meriti, Silvio Berlusconi.

Proprio perché è un politico e non un mago unto dal Signore, Berlusconi può vincere e perdere secondo il ciclo di tutti i politici. Si vince quando si promettono cose che si mantengono. Si perde quando si dimostra di essere un bluff. Oggi il premier è colui che litiga con il suo ministro dell’Economia perché questi ha detto ai governatori del Mezzogiorno la verità, e cioè che chi non sa spendere né i fondi Fas né i fondi europei non può piagnucolare per i tagli del governo. È colui che impone al paese una legge sulle intercettazioni che «fatta bene sarebbe accettabile da quasi tutti e fatta male non serve a nessuno» (Ajello sul Messaggero).

È colui che lascia che il suo Ghedini lesioni i rapporti con il Quirinale usando frasi insultanti all’indirizzo del Presidente. È colui che nomina ministro un tizio con varie pendenze penali senza che nessuno sappia poi difendere questa scelta – neppure Gasparri e neppure Bondi – creando sgomento nel paese e irritazione persino nel suo alleato Bossi. È colui che lascia dire ai leghisti corbellerie antinazionali che creano un disagio crescente e palpabile. È colui che lascia circolare voci da panico sociale come “non basteranno 40 anni di contributi per la pensione” o “si taglieranno le tredicesime”.

Il premier è anche colui che di fronte a questa confusione dice che Fini gli ha rotto le scatole e che «farà la fine di Rutelli». Ora, a proposito di politica: Francesco Rutelli è uno che ha avuto il coraggio di preferire la politica rispetto al potere. Quindi, visto che il Pd stava diventando un Pci-Pds peggiorato dall’assenza di personalità del gruppo dirigente, ha deciso di uscire e ricominciare da zero. Forse il premier desidera che Fini faccia la stessa cosa. Non so se questo accadrà: in ogni caso non sarebbe un insulto. Ma se non cambia marcia, è lui, il politico Silvio, che rischia di fare la fine di Bersani. Capo di un partito che ha più dirigenti che idee. Declamatore di slogan senza il coraggio di rompere con il conformismo della propria parte. Prigioniero di velleità che parlano di nuova Italia ma sono già la vecchia politica.

Di Sergio Talamo (Farefuturo-web)

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