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Assemblee previdenziali

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Riforma pensioni: riparte il ciclo di incontri promossi dal sindacato. Il nodo è l’età pensionabile.

San Marino, 19 settembre 2005

Continua la maratona assembleare dedicata alla riforma del sistema pensionistico. Lunedì 19 settembre alle 15 appuntamento al Teatro di Borgo.

Altre assemblee sono in calendario nelle mattinate di martedì 20 al Teatro di Borgo e al Teatro di Dogana e mercoledì 21 sempre al Teatro di Dogana.

Resta dunque in primo piano il dibattito sulle pensioni che il sindacato ha aperto con tutti i lavoratori e i pensionati.
A tenere banco è la questione dell’età pensionabile a 65 anni.
E su questo punto il sindacato chiede di introdurre maggiore gradualità nella legge presentata in prima lettura.

La CSU considera inoltre troppo penalizzante la percentuale di riduzione annuale prevista per coloro che intendono collocarsi in pensione prima dei 65 anni e con almeno 35 anni di contributi.
Circa l’adeguamento alla pensione minima, il sindacato propone di fissare in 1.400 / 1.500 € (rispetto ai 1.000 previsti dal Governo), l’importo annuo complessivo dei redditi diversi dalla pensione, oltre il quale non si ha diritto all’integrazione alla pensione minima.

Durante le assemblee con i lavoratori il segretario della Confederazione Democratica, Marco Beccari, ha anche posto sul tappeto il nodo della previdenza integrativa, ovvero di un secondo pilastro a capitalizzazione da affiancare all’attuale sistema di tipo retributivo. Il governo ha già presentato una legge quadro che fissa le linee di fondo di questo secondo pilastro, ma rimanda di 12 mesi la sua entrata in vigore.

A questo proposito, il segretario della CDLS ha sottolineato che l’introduzione di un secondo pilastro a capitalizzazione “è un intervento necessario per garantire pensioni certe e dignitose anche alle nuove generazioni”

“La Confederazione Democratica – ha detto Beccari – condivide l’opzione di creare un sistema di previdenza complementare obbligatoria di tipo collettivo e contrattuale”, aggiungendo che “si tratta di affiancare al sistema attuale un secondo pilastro contributivo capace di garantire rendimenti previdenziali adeguati anche nei prossimi decenni. Essendo quindi soldi che provengono dalle buste paga, dovranno essere controllati e gestiti dai lavoratori con la salvaguardia e la garanzia dello Stato”.

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