Questa intervista al segretraio Antonio Macina è stata pubblicata nella scheda n° 6 tra quelle allegate al periodico della CDLS “Proposta Sindacale” in occasione delle celebrazioni del 30° anniversario della nascita della Confederazione.

Chiediamo ad Antonio Macina di ricordare gli aspetti più significativi inerenti la gravi crisi che ha investito il mondo del lavoro negli anni immediatamente successivi al 7° Congresso

 
 Il triennio ‘84/’87 è stato caratterizzato purtroppo da una crisi strutturale della nostra industria che fino a quel momento aveva sfruttato una posizione di rendita basata esclusivamente su vantaggi determinati dalla posizione territoriale e conseguente differente imposizione fiscale nei confronti dell’Italia.
La nostra industria ha dovuto ristrutturarsi cercando di recuperare anni in cui non ha saputo investire in tecnologia, differenziarsi e ricercare nuovi mercati.
La conseguenza di tutto questo è stato il licenziamento della manodopera e la sua collocazione in cassa integrazione speciale con il raggiungimento di circa 800/900 lavoratori in attesa di ricollocazione. E’ bene ricordare che il Sindacato in questo doloroso momento ha saputo gestire assieme ai lavoratori prima la fase dei licenziamenti e poi la fase quella di ricollocazione nel lavoro cercando di non dimenticare, ove possibile le professionalità acquisite. Il Sindacato con alto senso di responsabilità ha sottoscritto numerosi accordi a cui non sempre i datori di lavoro hanno dato la necessaria contropartita.E’ del Febbraio 1987 l’inaugurazione dell’Ufficio Studi e Formazione CDLS, strumento tecnico di cui la Confederazione si è voluta dotare. Ci può descrivere i primi passi compiuti per rendere concreta questa iniziativa?

La Confederazione ha sempre sostenuto che per poter decidere su scelte importanti fosse necessario conoscere i dati riferiti alle problematiche da prendere in considerazione. Di qui la necessità di conoscere i dati sull’occupazione, sulla disoccupazione, sull’andamento degli investimenti, sull’immigrazione, sulle scelte scolastiche effettuate dalle nuove generazioni.  E’ con questo obiettivo e con la convinzione che alla conoscenza fosse necessario affiancare la formazione che si è individuata l’opportunità di dotarsi di uno strumento tecnico come l’Ufficio Studi e Formazione che potesse reperire i dati, aggiornarli ed elaborarli.  Oggi, a due anni dalla sua inaugurazione, sono già diversi i lavori e le ricerche che l’Ufficio Studi ha realizzato e che ha messo a disposizione del Paese, investendo risorse umane e finanziarie per la risoluzione di problemi importanti del Paese stesso.
 

Quando e perchè la CDLS ha sentito l’esigenza di una normativa sull’incompatibilità fra incarichi sindacali ed incarichi politici e quanto ciò ha influito sulla sua decisione di presentare le dimissioni dalla carica di Segretario Generale?

Le mie dimissioni sono state decisioni personali nel rispetto di una linea di separazione fra area sindacale e politica. Credo che tali decisioni personali abbiano influito a realizzare una normativa interna sindacale atta a tale scopo. Devo aggiungere che non si tratta oggi di aspetti formali, ma di vera e propria sostanza concernente l’autonomia sindacale. Oggi i partiti cercano di manovrare il Sindacato in modo diverso, più sottile, più subdolo, più insinuante e più pericoloso. Che il Sindacato venga inteso come una zona satellite, lo si vede purtroppo dal cambiamento brusco di comportamenti sul terreno proprio dei principi, di alcuni che sono passati da un’area all’altra. L’autonomia e la separazione sono cose ben diverse da questa.

Nel corso degli anni ’60 il Sindacato sammarinese inizia a comprendere l’importanza dell’unità di strategia e di azione: è un caso che questo sia avvenuto nel momento in cui inizia il distacco dalla rigida tutela dei partiti?

In campo sindacale, come in quello politico, non si può prescindere da un ‘analisi prospettica nel senso di individuare le conseguenze e le evoluzioni delle strategie intraprese. L’autonomia sindacale è un processo che deve essere continuamente perseguito. Credo che oggi più che mai, nel quadro generale in cui si colloca la complessa situazione politico-economico e sociale del Paese, il Sindacato debba perseguire questo obiettivo. E’ una condizione fondamentale per realizzare uno Stato di Diritto che da molte parti viene decisamente negato nei fatti.