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Il Consiglio Grande e Generale ratifica il decreto a sostegno del settore veicoli sammarinese

19 Marzo 2026

Il Consiglio Grande e Generale, nella seduta pomeridiana di mercoledì 18 marzo 2026, ha ratificato con 28 voti favorevoli e 9 contrari, il Decreto-Legge n.33 del 5 marzo 2026, relativo al sostegno al settore dei veicoli, dopo un lungo e acceso confronto tra maggioranza e opposizione. Il dibattito si è concentrato in particolare sui criteri di accesso alle misure, sulla platea dei beneficiari e sulla reale efficacia degli interventi previsti.

L’intervento – scrive la Segreteria Industria – si sostanzia in una moratoria tributaria della durata massima di dodici mesi, uno strumento di supporto finanziario temporaneo che non prevede l’erogazione di fondi pubblici a fondo perduto. A ciò si aggiunge l’importante introduzione del pegno rotativo, che permette agli operatori di offrire a garanzia il proprio magazzino, inclusi i beni già immatricolati a loro nome. Una misura di flessibilità finanziaria fondamentale, che si completa con la tutela dei rapporti bancari: il decreto prevede infatti che gli istituti di credito non possano revocare fidi o prestiti già concessi solo sulla base della richiesta di accesso dell’azienda ai benefici previsti dal Decreto stesso.

Il Segretario di Stato per l’Industria, Rossano Fabbri, ha sottolineato come la misura sia figlia di un’analisi scrupolosa dei dati. Delle 72 aziende attive nel comparto, quasi la metà non potrà accedere ai benefici poiché priva dei requisiti necessari. Il filtro garantisce che l’aiuto dello Stato sia destinato esclusivamente a chi opera nella legalità e non presenta pendenze esattoriali prive di un piano di rientro concordato. In tal senso, per dodici mesi viene bloccata ogni azione di rivalsa verso l’operatore economico per i vecchi crediti, offrendo quel respiro necessario a stabilizzare la gestione finanziaria.

In merito alle perplessità sollevate da alcune forze di minoranza circa la tempistica dell’intervento, l’Esecutivo ribadisce che l’urgenza è dettata dalla necessità di fornire risposte immediate a operatori che, pur in un contesto di trasparenza, si sono trovati a gestire contrazioni di mercato improvvise nel corso del 2025. Le accuse di interventi “ad personam” appaiono dunque prive di fondamento logico e documentale, data la natura generale e i rigidi parametri di accesso previsti dal decreto.