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6° Congresso della Federazione Costruzioni e Servizi della CDLS – Relazione del Segretario uscente – Gianluigi Giardinieri

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Carissimo Presidente, amici delegati e Delegate, graditi Ospiti, Autorità presenti.

 

Il nostro 6° Congresso chiude la stagione congressuale della Confederazione Democratica Lavoratori Sammarinesi che è stata volutamente contrassegnata dal comune titolo “Oltre la crisi”, declinando poi per ogni singola federazione il sottotitolo specifico, ma mantenendo un comune denominatore che sottolinea il nostro spirito costruttivo e positivo e la volontà di guardare oltre questo interminabile momento di crisi e di sofferenza per l’economia e la società sammarinese.

 

Già il titolo del nostro precedente Congresso – tenutosi nel Marzo 2009 – “Sviluppo sostenibile” e la mozione finale che da tale assise è emersa, sottolineava la necessità di rivedere profondamente le traiettorie di sviluppo del Paese. Si evidenziava con forza la necessità indifferibile di bilanciare le indispensabili politiche di sviluppo con una sostenibilità complessiva degli interventi nell’ottica di rispettare il territorio e l’ambiente, l’equilibrio economico tra i settori finanziario-bancario, produttivo e dei servizi e soprattutto di recuperare e non compromettere ulteriormente il rapporto tra San Marino e la vicina Repubblica Italiana.

La scelta di sottolineare il nostro 6° appuntamento congressuale con l’auspicio legato alle nuove opportunità di crescita e di sviluppo che possono derivare da momenti di grave crisi, nasce da una riflessione rispetto alla reazione sociale avvenuta dopo tutti i momenti più critici e dolorosi. Ebbene, spero che dopo questi interminabili anni che hanno visto San Marino sotto attacco mediatico, economico e giudiziario si possa molto presto guardare al futuro con maggior fiducia e positività.

 

Spero di cuore che le forze politiche e sociali e tutta la popolazione onesta e laboriosa di san Marino si impegnino per iniziare a ricostruire un nuovo Paese basato sui fondamentali pilastri della trasparenza, della correttezza, dell’onesta e del rispetto delle regole; i responsabili di un sistema economico e politico opaco e troppo intimamente legato a lobbies affaristiche e speculative debbono essere isolati ed allontanati dalle responsabilità pubbliche.  E’ arrivato il momento di voltare pagina se vogliamo davvero uscire da questo oscuro baratro in cui siamo precipitati.

 

La recente, attesissima, firma del “Protocollo di Modifica della Convenzione del 21 marzo 2002 per evitare le doppie imposizioni in materia di imposte sul reddito e per prevenire le frodi fiscali” contribuisce a rasserenare i rapporti con la vicina Italia ed a mettere un punto fermo rispetto ad una situazione di gravissima incertezza durata oltre un decennio.

 

Dobbiamo essere realisti e concreti, non illudiamoci che questo accordo e gli altri due – l’Accordo di Cooperazione Economica e quello di collaborazione in materia finanziaria, entrambi sottoscritti nel 2009 – possano immediatamente produrre effetti  miracolosi per la nostra economia e per l’occupazione. Innanzitutto per renderli operativi è necessaria la ratifica da parte del Parlamento Italiano che, ce lo auguriamo tutti, speriamo avvenga in tempi brevi e comunque prima dell’impasse causata dalle elezioni politiche italiane.

In secondo luogo – ma non certo per importanza – è fondamentale l’uscita di San Marino dalla “black-list” del MEF – Ministero dell’Economia e Finanza italiano. Non dimentichiamoci che la larghissima parte dei problemi che hanno interessato la nostra economia e le nostre imprese derivano dal discutibile inserimento del nostro Paese in quell’elenco.

 

E’ forse scontato dirlo, ma l’impegno prioritario del Governo, di tutte le forze politiche e della nostra diplomazia è fare in modo che San Marino ritrovi il rapporto di fiducia e di buon vicinato con il nostro principale interlocutore internazionale – la Repubblica Italiana.

Dobbiamo rafforzare il percorso di dialogo e collaborazione con la magistratura e le forze dell’ordine italiane per isolare e combattere tutte le situazioni legate ai fenomeni speculativi e malavitosi e per isolare definitivamente tutti i loschi personaggi ed i loro consulenti che – sfruttando le peculiarità del nostro sistema fiscale, legislativo e giudiziario – hanno contribuito in questi anni a gettare fango e discredito su San Marino.

 

Non è collaborando con le autorità di oltre confine, combattendo la delinquenza e facendo emergere i fenomeni distorsivi e speculativi che si abdica alla nostra sovranità !! La sovranità di un Paese è fatta di autorevolezza, onestà, rispetto delle regole e dei comportamenti con i partners e le organizzazioni internazionali. La San Marino del futuro deve impegnarsi in questo solco virtuoso, altrimenti qualsiasi iniziativa di sviluppo e rilancio sarà destinata miseramente a fallire.

 

Desidero esprimere alcune brevi riflessioni rispetto alla situazione oltre i nostri confini.

 

A livello internazionale nulla – o quasi – è stato fatto per imbrigliare affaristi e speculatori con l’emanazione di regole stringenti, con il controllo puntuale – e la relativa tassazione – sui flussi finanziari che rimbalzano da un continente all’altro, i Governi dei principali Paesi sembrano succubi di queste potentissime lobby di potere economico e delle agenzie di rating che affossano senza alcun scrupolo economie e Paesi, seguendo la logica fredda e spietata dei numeri e delle proprie occulte convenienze.

 

La finanza speculativa e le lobby affaristiche internazionali hanno continuato a fare il loro comodo, senza alcun scrupolo, mettendo in crisi nazioni e continenti; gli strumenti  speculativi sempre più complessi e spregiudicati hanno scommesso sui default dei Paesi più deboli provocando crisi politiche e sociali senza precedenti. Oggi la stessa tenuta dell’Euro è in discussione: solo un anno fa era impensabile una ipotesi del genere.

Quali sono le eminenze grigie che stanno dietro a questo scenario drammatico? Ovviamente gli organismi internazionali che presiedono al governo dei flussi economici e finanziari: Banca Mondiale, Fondo Monetario Internazionale, WTO, Banca Centrale Europea: strutture che non hanno una base democratica ed i cui potentissimi membri vengono nominati con logiche e metodi sicuramente non basati su criteri democratici e – indubbiamente – non del tutto trasparenti.

 

Proviamo a riflettere su quale sia la “miracolosa” ricetta che questi organismi internazionali prescrivono in maniera ormai ripetitiva a tutte le economie nazionali?

 

Ovviamente tagliare lo stato sociale ed i diritti, aumentare l’età della pensione diminuendo contestualmente l’importo liquidato, falcidiare gli stipendi ed i salari ignorando volutamente l’erosione causata dall’inflazione e – soprattutto, strano ma vero – aumentare le tasse, preferibilmente sui lavoratori dipendenti e pensionati.

 

Nessuno di questi esperti parla di tassare la speculazione internazionale o di monitorare i flussi finanziari ed i veri “paradisi fiscali” per capire una volta per tutte dove si annidano i centri di potere finanziario sovranazionali.

 

Pensate che secondo una stima dell’Europarlamento l’eventuale introduzione di una tassazione dello 0,05% sui prodotti finanziari – azioni, obbligazioni e derivati – (la cosiddetta Tobin Tax, dal nome dell’economista James Tobin che nel lontano 1972 l’ha proposta), porterebbe nel bilancio europeo un gettito di ben 450 miliardi di dollari all’anno; risorse che potrebbero essere destinate ad aiutare i Paesi più in difficoltà e le fasce di popolazione più colpite dalla crisi !!

Invece di pensare ad iniziative di questo genere – come purtroppo accade sempre più frequentemente – si prendono soldi e diritti dai lavoratori, dai pensionati e dalle fasce più deboli della popolazione, pur di evitare di intervenire con una incisiva tassazione sui grandi patrimoni e sugli speculatori.

 

Togliamo ai poveri per dare ai ricchi !!

Complimenti agli esperti internazionali, davvero un ottima ricetta !!

 

Credo sia giusto ed opportuno in questa mia relazione fare alcune riflessioni anche riguardo alla nostra situazione interna.

 

Questi ultimi anni hanno comportato degli stravolgimenti epocali per il nostro sistema economico: il sistema bancario e finanziario, che doveva essere un elemento chiave del progetto economico sammarinese (ricordate la famosa “piazza finanziaria”), è stato interessato da un consistente quanto drammatico ridimensionamento.

 

Le società finanziarie da circa 80 si sono ridotte a pochissime unità; a seguito di interventi di commissariamento e di messa in liquidazione sono state chiuse due banche (Credito Sammarinese e Banca Commerciale Sammarinese), un’altra la SMIB – San Marin International Bank, dopo un lungo e sofferto percorso, verrà presto acquisita per essere trasformata in “bad bank”, altre operazioni di fusione tra istituti di credito sono già avviate e presto si concluderanno.

 

La raccolta del sistema bancario è diminuita vistosamente (-15,08% a fine 2011 rispetto al 31/12/2010), negli anni passati a causa dei vari “scudi fiscali” italiani ma anche – più recentemente – per l’attacco mediatico, giudiziario e anche giudiziario che ha interessato San Marino e che crea motivo di preoccupazione nella clientela di oltre confine.

 

Il volume delle sofferenze (cioè dei crediti concessi il cui recupero è improbabile) è salito dal 6,1% del 2010 al 10,2% del 2011, sotto il livello di guardia ma in costante crescita. I prestiti ed i finanziamenti concessi sono calati nel 2011 rispetto al 2010 del 15,56%, evidenziando una contrazione del credito concesso ai privati, ma soprattutto, alle aziende con le ovvie conseguenze negative legate alla carenza di liquidità.

 

Questo mix così fortemente negativo ha minato la fiducia dei risparmiatori di oltre confine nel nostro sistema bancario, portandoli in qualche caso a chiudere i rapporti con le banche sammarinesi. In questo scenario, non va sottovalutata la paura da parte degli investitori italiani di essere oggetto di attenzioni da parte del fisco italiano e della Guardia di Finanza.

 

Purtroppo, come ho già detto, le crescenti difficoltà nei rapporti tra i due Paesi – che, non va dimenticato, hanno una lunga tradizione di amicizia e buon vicinato, che auspico si possa recuperare – sono state accentuate dalla leggerezza, direi ancor meglio incoscienza, con cui si sono accolti a San Marino personaggi discutibili, truffatori e delinquenti incalliti di ogni specie, fino ad arrivare, purtroppo, ad esponenti della malavita organizzata.

 

Parallelamente a questi personaggi sono arrivati consistenti flussi finanziari e, senza troppa difficoltà, la piovra criminale ha messo le mani sul nostro territorio entrando, come tristemente noto, in maniera decisa ed ingombrante nel settore immobiliare e finanziario.

 

Purtroppo la criminalità – forse ben informata da qualche professionista senza scrupoli – ha sfruttato nel passato, in maniera puntuale, tutte le opportunità e le lacune che il nostro sistema economico e la nostra legislazione offriva, ivi compresa la poca attenzione per i controlli e le sanzioni, un segreto bancario impenetrabile e la possibilità di schermare le quote societarie mediante le intestazioni fiduciarie.

 

Non va dimenticato l’errore gravissimo – fatto dai Governi che si sono succeduti negli anni passati – di concedere licenze bancarie (ma anche finanziarie ed immobiliari) a noti imprenditori che non avevano nessuna esperienza bancaria e di gestione di una azienda di credito, pur atteggiandosi pubblicamente a grandi esperti economici se non addirittura a “maghi della finanza”, dispensando lezioni a destra e a manca !!

 

I risultati devastanti sono sotto i nostri occhi, le conseguenze di queste sciagurate scelte le abbiamo pagate (vedi Banca del Titano), le stiamo pagando e le pagheremo pesantemente nei prossimi anni (vedi Credito Sammarinese e, forse, Banca Commerciale Sammarinese).

 

La scelta di porre quasi integralmente a carico del bilancio dello Stato, grazie anche ai crediti di imposta concessi, le voragini economiche causate dai proprietari e dirigenti di queste Banche è oltremodo discutibile; non si possono salvare i soldi degli speculatori e degli investitori di professione mettendoli sullo stesso piano dei risparmi dei privati, dei giovani, dei lavoratori, dei pensionati e delle famiglie.

 

Chi investe per professione o, peggio ancora, chi specula sa cosa rischia e sa bene cosa guadagna; al contrario i cittadini, i risparmiatori, sono quasi sempre indifesi di fronte a queste situazioni di insolvenza: bisognava forse fare una scelta a tutela del Bilancio dello Stato, anche se dolorosa e difficile, salvare il risparmio dei cittadini e delle famiglie e abbandonare al loro destino gli speculatori !!

 

Stiamo aspettando di vedere se (come già accaduto troppe volte) andranno in prescrizione le azioni patrimoniali e penali nei confronti dei proprietari, soci e amministratori di queste Banche: è arrivato il momento di colpire in maniera severa e forte chi provoca questi dissesti economici. E’ indispensabile che lo Stato si costituisca parte civile per colpire i beni personali di questi personaggi e cercare di recuperare – anche solo parzialmente – parte delle cifre in questione. Sia chiaro che questa auspicabile iniziativa non deve essere vista come una sorta di vendetta verso qualcuno, ma deve essere un segnale forte che la cittadinanza si aspetta di ricevere.

 

Purtroppo, se corrispondono al vero, non ci fanno ben sperare le recenti notizie apparse sulla stampa locale riguardo a presunte “clausole di salvaguardia” volte ad impedire le azioni legali e di recupero nei confronti dei vecchi proprietari di banche in liquidazione.

 

Nel Paese della tolleranza illimitata, non voglio essere certo io il fautore del giustizialismo, ma credo che sia necessario, opportuno, indispensabile che lo Stato, la magistratura e la politica diano un segnale autorevole, forte e chiaro al Paese: chi sbaglia paga, ma paga davvero e non solo virtualmente !!

Sono fermamente convinto che molti dei guai e dei problemi della nostra economia siano legati alla eccessiva tolleranza del passato rispetto alla rigida selezione delle figure imprenditoriali che negli anni sono approdate sul nostro territorio ed alla – pressoché totale – mancanza di controlli ed ispezioni che negli ultimi decenni hanno contrassegnato la tumultuosa crescita della nostra economia. Direi, con una battuta, che abbiamo promosso più che il liberalismo economico, la vera e propria libertà di fare e propri comodi, spesso a danno del nostro Paese. Purtroppo anche recentemente, vedi il caso “Todos” e altri che arriveranno a breve, continuiamo a tenere l’attenzione sulla selezione troppo bassa.

 

Quindi ben vengano i controlli ed il puntuale monitoraggio dei soggetti economici da parte degli organismi di controllo – Banca Centrale, CLO ed altri – che dovranno essere rafforzati dal punto di vista professionale e qualitativo per svolgere al meglio la loro attività ed interfacciarsi e colloquiare stabilmente con i rispettivi organismi italiani ed internazionali.

E’ indispensabile che si continui a verificare ed analizzare sempre più in profondità, con discrezione ma soprattutto con convinzione, gli intrecci opachi ed i conflitti di interessi che esistono tra i vari soggetti del mondo economico e politico.

 

Il settore produttivo e dei servizi sta lentamente spegnendosi, cresce in maniera inarrestabile il numero di Aziende che chiudono i battenti, aumenta il numero di disoccupati e di lavoratori in mobilità. Il tasso di disoccupazione in senso stretto è salito dal 4,67% e continua ad aumentare, oltre il 25% dei disoccupati è nella fascia di età da 18 a 29 anni, oltre il 37% dei disoccupati ha un titolo di studio pari o superiore al diploma di maturità. Un numero crescente di nuclei familiari ha bisogno di aiuti pratici, concreti ed immediati, aumenta la percentuale delle famiglie che oltrepassano la soglia della povertà.

 

Gli strumenti legislativi a protezione dei lavoratori che perdono il posto di lavoro, pensati pochissimi mesi fa, a causa del prolungamento e dell’acuirsi della crisi economica, stanno iniziando a mostrare i loro limiti e le loro carenze. Le risorse economiche destinate alla disoccupazione, alla mobilità ed agli altri strumenti previsti dalle normative attuali, sono insufficienti e l’incidenza imprevista graverà sul Bilancio dello Stato in maniera significativa.

 

Oltre a questo, come ho detto nel mio intervento di saluto al 6° Congresso della Federazione Nazionale Pensionati della CDLS che si è celebrato nei giorni scorsi, credo di poter affermare, senza voler essere provocatorio, che oggi, nel nostro Paese, i pensionati sono l’altro più importante “ammortizzatore sociale” a disposizione delle famiglie !!

 

Un numero sempre maggiore di pensionati sono infatti un insostituibile aiuto familiare logistico ed organizzativo; con la loro presenza quotidiana dimostrano concretamente la solidarietà intergenerazionale e mettono a disposizione delle loro famiglie il loro patrimonio di conoscenze ed esperienza.

 

Con la perdita dei posti di lavoro ed il progressivo esaurimento dei periodi di mobilità e disoccupazione, sempre più spesso i pensionati sammarinesi contribuiscono al sostentamento economico dei loro familiari. Questo aspetto, che ha anche un forte valore sociale, non va mai dimenticato, soprattutto quando, periodicamente, si pensa di intervenire con ulteriori tagli e riduzioni alle pensioni.

 

Anche perché oggi i lavoratori attivi – almeno quelli che hanno ancora la fortuna di avere un lavoro stabile e con buone prospettive di mantenerlo – sempre più spesso si trovano nell’impossibilità di aiutare e sostenere economicamente i loro genitori pensionati.

 

I contratti di lavoro del settore privato sono tutti da rinnovare, i 14.917 lavoratori di tale settore (dato al Marzo 2012) sono in attesa di veder riconosciuti i loro diritti e di vedersi riconoscere la giusta, necessaria direi indispensabile rivalutazione dei loro stipendi e dei loro salari.

 

Per quanto riguarda i lavoratori del settore pubblico e pubblico allargato, contestualmente alla recentissima sottoscrizione degli accordi di stabilizzazione dei precari, si è provveduto a siglare anche il rinnovo contrattuale per gli anni 2011 e 2012 a “costo zero”.

 

Va ricordato che riguardo a tale discutibile mancato riconoscimento di aumenti economici il margine di trattativa era pressoché nullo, in quanto il Governo aveva provveduto in maniera unilaterale a blindare questo aspetto contrattuale con l’approvazione in Consiglio Grande e Generale di uno specifico ed inderogabile vincolo.

 

Io non credo che l’economia del nostro Paese, così come quella delle altre nazioni, si possa rilanciare mortificando le retribuzioni e diminuendo il potere di acquisto degli stipendi e dei salari. Così come non credo che sia socialmente accettabile taglieggiare in maniera indiscriminata le pensioni creando nuove e sempre più ampie fasce sociali vicine alla povertà ed all’indigenza.

 

Il permanere della situazione di crisi, permette alle Associazioni Imprenditoriali di avere un indubbio vantaggio in quanto – utilizzando come pretesto ideale tale contesto critico –  si guardano bene dal sottoscrivere il rinnovo dei contratti di lavoro scaduti e possono finalmente rimettere in discussione conquiste ottenute con il sacrificio di tanti lavoratori.

 

Le parole d’ordine che in questi mesi vengono usate dagli industriali per rilanciare la ripresa economica – secondo la loro discutibile ricetta – sono “flessibilità, precarietà, aumento del numero delle ore settimanali lavorate (in tempo di crisi, con migliaia di persone in mobilità e disoccupazione, ce lo devono proprio spiegare a cosa serve aumentare l’orario di lavoro… forse per diminuire ulteriormente l’occupazione?), abolizione di un consistente numero di festività religiose e nazionali… e via così !!

 

Insomma, come in una sorta di perversa “macchina del tempo”, gli industriali ed i loro fiancheggiatori politici vorrebbero spostare indietro di decenni le lancette dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, vanificando le conquiste sindacali e sociali frutto di sacrifici personali ed economici di migliaia di lavoratori e lavoratrici.

 

Noi non possiamo permettere che accada tutto questo !!

 

La Confederazione Democratica e le Federazioni devono mantenere alta l’attenzione su questi argomenti frutto di dure lotte e sacrifici; non si può continuare pervicacemente a trattare ad oltranza al ribasso, così come non si può barattare la improbabile firma su un contratto, ponendo sull’altro piatto della bilancia rinuncie e sacrifici così rilevanti.

 

Siamo chiari ed espliciti, non è in questo modo che si salvano i posti di lavoro, non è su queste basi che si progetta e si costruisce il rilancio del Paese, questa appare purtroppo solamente come una deprecabile rivalsa postuma nei confronti del Sindacato!

 

La CDLS nel dibattito e nella mozione finale del suo 14° Congresso ha voluto dimostrare – nei fatti – che è arrivato il momento di uscire concretamente dall’immobilismo e dare un segnale forte alla politica ed a tutto il Paese.

 

E’ su queste basi che la Confederazione Democratica, il sindacato dei lavoratori e delle famiglie sammarinesi, ha lanciato un referendum che ha il duplice obiettivo di salvaguardare il potere d’acquisto delle buste paga nel periodo non coperto da accordi contrattuali e di rafforzare la contrattazione, che resta lo strumento fondamentale dell’azione sindacale, obbligando le parti a trovare un’intesa per garantire un’equa retribuzione.

E’ un quesito referendario che deve essere sottoscritto e sostenuto da tutti i lavoratori e da tutta la cittadinanza, perché avere un contratto di lavoro sottoscritto e proteggere le retribuzioni dal carovita è soprattutto ed innanzitutto una battaglia di civiltà !!

 

Invito tutti i delegati e delegate ed i cittadini che non lo avessero ancora fatto a sottoscrivere la nostra proposta referendaria “salva stipendi”; è un modo concreto  per far sentire – in modo forte e chiaro – il disagio e la delusione per quanto sta accadendo a danno dei lavoratori e lavoratrici ed alle loro famiglie.

 

Domenica 24 Giugno prossimo, dalle ore 15,00 in poi si terrà la “Festa d’Estate” organizzata dalla CDLS al Parco Ausa di Dogana. Tale occasione, che avrà anche un connotato sociale e di sano divertimento per i cittadini e le loro famiglie, sarà il momento nel quale si chiuderà la campagna di raccolta firme per il “Referendum Salva Stipendi” che ha già sorpassato da tempo il migliaio di firme. Vi invito a fare il passa-parola con i vostri familiari ed amici in maniera che tale appuntamento sia un ulteriore deciso segnale verso la politica, il Governo e le Associazioni imprenditoriali.

 

La nostra Confederazione è stata sempre e sarà sempre in prima linea a fianco dei lavoratori sammarinesi per la difesa dei diritti conquistati in decenni di lotte e mobilitazioni. Questi diritti – lo stiamo vedendo in questi mesi – non sono inattaccabili, devono essere tutelati e difesi, giorno dopo giorno, dal continuo e subdolo attacco del Governo e delle controparti imprenditoriali.  La vostra firma sul “Referendum Salva Stipendi” serve anche a difendere e tutelare i diritti di tutti, a fermare il crollo dei consumi interni e la caduta delle retribuzioni.

 

Vorrei fare una veloce analisi dei comparti contrattuali di competenza della Federazione Costruzioni e Servizi.

 

Il rinnovo del contratto di lavoro dei salariati dell’AASP – Azienda Autonoma di Produzione – almeno per quanto riguarda la parte economica per gli anni 2011 e 2012  – è strettamente legato alle decisioni prese dal Governo e ratificate dal Consiglio riguardo al famoso obbligo di rispettare il “costo zero”.

 

Questa fase di stasi contrattuale, non ha impedito il sorgere o il riacutizzarsi di nuovi problemi operativi e legati al personale, da affrontare con la Direzione dell’AASP, che – purtroppo – negli ultimi mesi non si è dimostrata molto disponibile al confronto e non ha colto le occasioni per risolvere in maniera condivisa le problematiche da noi evidenziate.

La progressiva riduzione del numero di dipendenti salariati, causata del mancato turn-over a causa dei pensionamenti, sta provocando crescenti problemi per l’organizzazione e per la composizione delle squadre che si stanno conseguentemente riducendo di numero.

 

E’ emersa nei giorni scorsi la problematica relativa ai “cantonieri” che – da un lato vedono diminuire progressivamente il numero di addetti a causa dei pensionamenti mentre i lavoratori in servizio dall’altro lato – secondo l’AASP – dovrebbero ampliare sensibilmente la zona di competenza, trovandosi in condizione di non svolgere al meglio l’importante servizio loro assegnato. Non meno importante il problema legato al continuo incremento del prezzo dei carburanti, a fronte di una indennità forfettaria ferma da ormai troppi anni.

 

Già da tempo sono state evidenziate le richieste avanzate dai “capi-squadra” che vogliono veder riconosciuto in maniera più concreta l’impegno e le disponibilità messe in campo.

 

L’ingresso di nuovi dipendenti nell’ambito dei “cantieri integrativi dello Stato” è bloccato a seguito delle disposizioni vigenti; anche questo comparto dell’AASP, che anche nel recente passato ha risolto innumerevoli problematiche sociali, anche gravi, è di fatto non più utilizzabile per nuovi ingressi.

 

Un risultato che sembra irraggiungibile, visto il tempo trascorso dall’avvio del progetto di preparazione è il famoso “testo unico” che dovrebbe contenere tutte le norme contrattuali ed i verbali di rinnovo sin qui sottoscritti nonché la formalizzazione degli accordi riguardanti la Squadra cantonieri, il CONS ed il Multieventi.

 

L’accordo per il “Servizio Rotta Neve”, sul quale abbiamo lavorato intensamente cercando di smussare i punti di attrito, si è arenato per impuntature non sostanziali da parte dell’AASP ed il suo rinnovo è tutt’ora da sottoscrivere.

 

Con l’occasione vorrei riservare alcune righe per sottolineare la disponibilità, il grande senso di responsabilità e di attaccamento al lavoro dimostrato dai dipendenti dell’AASP (e più in generale da tutti i dipendenti pubblici e dalle forze dell’ordine) nei drammatici momenti conseguenti alle fortissime nevicate dell’inverno scorso. Tantissimi di loro hanno lavorato ben oltre l’orario contrattualmente previsto ed hanno contribuito ad alleviare i disagi di tanti cittadini ed anziani.

 

L’Azienda Autonoma di Produzione – AASP è stata per tanti anni un punto di riferimento per quanto riguarda i lavori pubblici e per le innumerevoli attività di manutenzione e di supporto ad altre strutture statali. La mancata sostituzione del naturale turnover, il progressivo riposizionamento di mansioni operative, la continua, progressiva e strisciante esternalizzazione di attività, la mancanza di forti investimenti in attrezzature, formazione e nelle risorse umane, la disorganizzazione causata dall’avvicendarsi di figure direttive di riferimento, ha progressivamente svuotato l’AASP del suo ruolo baricentrico, provocando una forte demotivazione in tutti i lavoratori.

 

Credo sia veramente arrivato il momento di rilanciare l’Azienda di Produzione, di riorganizzare la propria struttura, di assegnare a questa realtà compiti, impegni precisi e risorse economiche congrue per lo svolgimento della sua attività.

 

E’ necessario valorizzare le risorse umane presenti all’interno dell’AASP con interventi formativi mirati (anche utilizzando il Centro di Formazione Professionale), ed inserire l’Azienda di Produzione con il suo patrimonio di esperienza e professionalità in un più ampio ed articolato progetto di opere infrastrutturali, promuovendo tutte le possibili sinergie tra pubblico e privato.

 

Il settore bancario sammarinese che negli anni scorsi era arrivato a contare 12 banche con un numero complessivo di addetti superiore a 700 unità, è stato interessato in questi ultimi mesi da un vero e proprio “tsunami” che ha intaccato pesantemente sia il numero di aziende che, di conseguenza, la forza lavoro occupata.

 

Inoltre, a seguito del tristemente noto “isolamento” del nostro Paese fortemente voluto dal Governo italiano e dalla Banca d’Italia, si sono concretizzate le dismissioni totali delle quote di proprietà detenute da Unicredit e da Carim rispettivamente in Banca Agricola Commerciale e Credito Industriale Sammarinese.

 

Fortunatamente per questi storici istituti di credito e per i dipendenti ivi occupati, si sono concretizzate delle offerte di acquisto da parte di altre banche sammarinesi, con l’obiettivo di ottimizzare e rafforzare patrimonialmente il settore bancario del nostro Paese.

 

Il progetto di unificazione dell’Istituto Bancario Sammarinese e di Banca Agricola Commerciale è partito già da qualche mese e dovrebbe concretizzarsi nell’autunno prossimo; come Sindacato – in accordo con le RSA e le Banche interessate –  abbiamo negoziato e sottoscritto un accordo con il quale si garantisce il passaggio dei dipendenti IBS in BAC salvaguardando innanzitutto il posto di lavoro, ma anche anzianità, grado e maturato economico.

 

Nei giorni scorsi abbiamo avviato una trattativa tra Banca Partner e Credito Industriale Sammarinese, per gestire una analoga operazione di unificazione tra le due banche, salvaguardando l’occupazione e gettando le basi per un nuovo accordo contrattuale aziendale.

 

Con la Banca di San Marino è stato firmato nei mesi scorsi il rinnovo del contratto integrativo aziendale che ha visto formalizzare il riconoscimento per i dipendenti della BSM di importanti e migliorativi aspetti contrattuali, anche in deroga al Contratto Collettivo Nazionale; tra gli aspetti più innovativi dell’integrativo BSM possiamo evidenziare la nascita del Fondo Pensioni riservato a tutti i dipendenti del “Gruppo BSM”, una vera e propria forma di previdenza complementare aziendale e contrattuale che condividiamo fortemente.

 

La Cassa di Risparmio della RSM, storica ed importante banca sammarinese, ha visto emergere in tutta la loro complessità, subendone purtroppo le conseguenze, le vicende legate al “Gruppo DELTA” ed alle iniziative giudiziarie promosse dalla Procura di Forlì.

 

Dopo mesi di forti incertezze, grazie all’impegno encomiabile di tutto il personale, si stanno diradando le preoccupazioni e anche grazie al forte rinnovamento del Consiglio di Amministrazione ed al recentissimo arrivo di un nuovo Direttore Generale si stanno gettando le basi per un rilancio ed un rafforzamento più mirato al territorio sammarinese.

 

Auspico che questo radicale cambiamento degli organi di amministrazione e della Direzione, possa essere propizio a definire in maniera concertata il contenzioso legale in essere, prima tra tutti la vertenza relativa al “Fondo Pensioni interno del 1978” che interessa circa 60 dipendenti. Sono convinto che nei prossimi mesi troveremo la disponibilità  della Banca per provvedere in maniera concertata ad una revisione e miglioramento del contratto integrativo aziendale.

 

Le note dolenti sono conseguenti all’ulteriore commissariamento di SMIB – San Marino International Bank (dopo una breve parentesi di normalità) ed ai provvedimenti di liquidazione e amministrazione straordinaria di due banche: Credito Sammarinese e Banca Commerciale Sammarinese.

 

Nel caso del Credito Sammarinese (e della finanziaria controllata Polis) sono emersi dai controlli e dalle indagini giudiziarie inquietanti collegamenti con la malavita organizzata ed una gestione aziendale a dir poco superficiale. Le conseguenze di questo dissesto – come sempre accade – sono state pagate dai 36 dipendenti che hanno visto dissolversi il posto di lavoro e le certezze per il loro futuro. Nonostante le ripetute promesse di ricollocarli in altri ambiti, ad oggi larga parte di loro è ancora in mobilità o occupata a tempo determinato senza alcuna prospettiva futura.

Il ciclone che ha interessato la Banca Commerciale Sammarinese, a seguito di approfonditi e ripetuti controlli effettuati dalla vigilanza di Banca Centrale, ha evidenziato anche in questo caso una discutibile gestione aziendale con la conseguente possibilità di perdite anche rilevanti. In questo caso si è concretizzata una operazione di salvataggio da parte di Asset Banca, che si è fatta carico anche di parte del personale occupato (ad oggi 9 dipendenti su 35); nonostante questo lodevole impegno ben 12 dipendenti sono stati posti in mobilità, mentre degli altri 14 dipendenti  – che ancora operano in BCS – non si conosce ancora il destino.

 

Sono convinto, e lo dico senza alcuna volontà di polemizzare, che forse con una gestione un po’ più responsabile dello stato di crisi di queste aziende di credito e con un commissariamento affidato sin dall’inizio a professionisti esperti e magari provenienti dal mondo bancario, forse si sarebbe potuto evitare il disastro che poi è avvenuto.

Sono anche convinto che, per evitare sul nascere queste situazioni e le relative conseguenze, sarebbe fondamentale regolamentare in maniera più stringente le incompatibilità relative ai membri dei consigli di amministrazione ed alle direzioni delle banche, ponendo particolare attenzione riguardo alle fasi di concessione del credito.

 

Il Contratto collettivo di lavoro per i dipendenti del settore bancario sammarinese (più conosciuto come “contratto unico”) che è stato rinnovato – dopo una sofferta fase di trattativa – nel marzo del 2010, è scaduto a fine 2010. I dipendenti bancari attendono ancora di veder riconosciuto l’aumento economico per il 2010, che era da definire nei mesi successivi alla firma e sono in attesa del rinnovo per gli anni a seguire.

 

Nei prossimi giorni solleciteremo l’ABS – Associazione Bancaria Sammarinese a riprendere la trattativa di rinnovo, con l’ottica di veder riconosciuti aumenti correlati al forte impegno posto da tutti i dipendenti bancari nello svolgimento dei compiti loro assegnati, alle sempre maggiori responsabilità patrimoniali e penali a cui sono stati assoggettati dalle nuove normative antiriciclaggio, nonché alle rilevanti professionalità presenti. Il nuovo contratto di lavoro dovrà sempre più privilegiare la contrattazione integrativa aziendale, che sarà la vera chiave di volta per differenziare e fidelizzare i dipendenti all’azienda di appartenenza e che dovrà prevedere al suo interno le modalità di corresponsione del premio di produzione, archiviando una volta per tutte il machiavellico e poco comprensibile  sistema di calcolo oggi previsto.

 

Va sottolineato positivamente il grande impegno dell’ABS, condiviso con le altre forze sociali e con il sindacato, finalizzato alla creazione di un “Libro bianco del settore bancario sammarinese” che ha l’obiettivo di promuovere e far conoscere in prestigiose sedi internazionali il nostro sistema bancario e di creare una sorta di certificazione di qualità e di trasparenza delle banche sammarinesi.

 

Il settore assicurativo è di recente nascita e vede la presenza di due soggetti autorizzati; è un comparto molto importante che – se opportunamente sviluppato su basi solide e molto ben controllate – potrebbe dare un contributo molto rilevante in termini occupazionali (con la creazione di elevate e specifiche professionalità sammarinesi) ed in termini di ritorno economico per il Bilancio dello Stato.

 

Grazie all’impegno di ASIA – Associazione Sammarinese Imprese di Assicurazione e di OSLA e nonostante i prevedibili ostacoli incontrati lungo il percorso, nell’aprile del 2010 abbiamo sottoscritto in tempi celeri il primo Contratto Collettivo Nazionale per i dipendenti delle Imprese di Assicurazione che scadrà a fine 2013. La parte economica, per il 2011 era legata all’indice inflattivo (NIC) + uno spread, siamo in attesa di rinnovare la parte economica per gli anni 2012 e 2013 e di completare l’ambito contrattuale con l’allegato relativo ai dirigenti già predisposto ed in fase di valutazione.

 

Auspichiamo che ASIA non si faccia anestetizzare dal clima di immobilismo che interessa le principali associazioni di categoria e riconfermando il dinamismo che ha contraddistinto la sua azione finora, dia la sua disponibilità a sottoscrivere il rinnovo economico ed il relativo allegato entro brevissimo tempo.

 

Il settore dell’edilizia privata, dopo aver vissuto degli anni di grande espansione, direi quasi di follia edificatrice, è attraversato da una profonda e complessa crisi; il settore impiega oltre 1.100 lavoratori, di cui circa 600 frontalieri. Il settore è rappresentato da ANIS, OSLA, UNAS e da ASES (Associazione Settore Edile Sammarinese).

 

La malavita organizzata, utilizzando la facile sponda offerta delle intestazioni fiduciarie e del segreto bancario, con la regia e la complicità di liberi professionisti è entrata in maniera pesante in questo importante settore. Non dimentichiamo che il settore edile ed immobiliare, anche in altri Paesi tra cui in primis l’Italia, è il principale comparto economico utilizzato dalle organizzazioni criminali per riciclare e ripulire il denaro frutto di attività illecite.

 

La follia che ha pervaso per oltre 10 anni questo settore, con la complicità della politica che ha avallato progetti immobiliari speculativi, assurdi e di scarsissima qualità costruttiva, ha provocato una espansione incontrollata dei cantieri con la nascita di decine di imprese edili (molte delle quali erano “scatole vuote” riconducibili a pochissimi soggetti, ora agli onori della cronaca giudiziaria) e l’utilizzo massiccio di manodopera italiana distaccata in maniera discutibile e di lavoratori “in nero”.

 

Non voglio entrare nei dettagli delle condizioni in cui questi lavoratori si sono trovati a lavorare: sicurezza ridotta al minimo e orari lavorativi da “terzo mondo”. In questo bel periodo, nel frattempo, milioni di €uro sammarinesi sono defluiti verso ditte, imprenditori e lavoratori non residenti, penalizzando pesantemente le imprese edili sammarinesi.

 

Come spesso accade la CSU ha denunciato sul nascere questa situazione e come sempre accade, il nostro grido di allarme è rimasto inascoltato. Troppi interessi in ballo e troppi soldi che giravano, il Sindacato non poteva – con la sola forza delle sue denuncie pubbliche – fermare un meccanismo economico così potente e ben oliato !

 

Oggi tutti noi raccogliamo, nel vero senso del termine, le macerie di questa politica miope.

 

Come abbiamo denunciato in più occasioni, la crisi del settore edilizio è quanto mai pericolosa per l’intero sistema economico, ed in effetti oggi si sta concretizzando un negativo “effetto domino” su tutto l’indotto, arrivando ad intaccare le tante imprese artigiane e di supporto al comparto edile. Per non parlare dei milioni di euro di finanziamenti concessi dal sistema bancario sammarinese che sono bloccati in cantieri abbandonati e in palazzine che verranno ultimate e vendute chissà quando ed a che prezzo; questa liquidità immobilizzata nel cemento e nei mattoni, oggi sarebbe stata preziosa per aiutare il comparto produttivo e dei servizi.

 

Il settore edile privato si è oggi fortemente ridimensionato; gli affaristi e gli speculatori di oltre frontiera sono scomparsi ed immeritatamente a pagare il conto sono le piccole imprese edili sammarinesi, il comparto legato all’edilizia ed i loro dipendenti.

 

Per rilanciare il settore bisogna debellare una volta per tutte le speculazioni e ripartire cercando di recuperare il recuperabile, è necessario ripensare alle politiche di sfruttamento del territorio, avendo la consapevolezza che è un bene unico, limitato ed irriproducibile.

E’ indispensabile un nuovo approccio ed una rinnovata progettualità che punti sulla riqualificazione urbanistica, su nuove tecnologie costruttive eco-compatibili – e magari visti i tempi anche utilizzando rigidi criteri anti-sismici – introdurre soluzioni che puntino a valorizzare il risparmio energetico e la produzione di energie rinnovabili.

 

Non credo che la soluzione a questa situazione complessa passi attraverso la cessione degli immobili invenduti ai cittadini stranieri come “casa di vacanza”. Gli acquirenti potenziali, viste le manovre economiche del Governo italiano e la sempre più ridotta capacità di spesa dei comuni onesti mortali, potrebbero essere solo due categorie: i milionari (sicuramente non italiani, vista la persecuzione fiscale cui sono sottoposti) o i personaggi, diciamo, “non raccomandabili”.  Lascio a voi le riflessioni del caso.

 

Dal punto di vista contrattuale e sindacale il settore edile privato è anch’esso in attesa della sottoscrizione del rinnovo contrattuale. Nell’ambito degli impegni sottoscritti al momento del precedente rinnovo contrattuale, e tutt’ora inevasi, voglio ricordare: la stesura di un “testo unico” contrattuale del settore edilizia privata che raggruppi tutti i vari verbali di rinnovo susseguitisi negli ultimi anni e l’impegno condiviso di rivedere, riformare ed ampliare i servizi offerti dalla Cassa Edile ai propri iscritti.

 

Il settore commerciale e quello del commercio turistico occupano – dati al Marzo 2012 – circa 3.000 addetti (di cui circa 1.100 frontalieri), numero sostanzialmente stabile rispetto all’anno precedente, ma che negli ultimi mesi ha iniziato a scendere a causa di riduzioni di personale importanti. In forte crescita anche l’utilizzo degli “accordi di solidarietà”, che comportano un ridimensionamento temporaneo dell’orario di lavoro e della retribuzione.

 

La perdita di posti di lavoro, la precarizzazione crescente e ed il mancato adeguamento del potere di acquisto degli stipendi e dei salari, con una conseguente maggior attenzione delle famiglie nei confronti delle spese non indispensabili – come facilmente prevedibile – sta iniziando a causare i suoi perversi effetti, colpendo il settore commerciale che finora aveva resistito all’attacco della crisi anche grazie al supporto della SMAC Card.

 

La concorrenza dei grossi centri commerciali posizionati ai confini di San Marino ed una agguerrita politica dei prezzi sta provocando la perdita di clientela, con minori incassi e la conseguente diminuzione della voce di bilancio relativa alla imposta monofase.

 

Ritengo che sia fondamentale rilanciare la SMAC – San Marino Card, rendendo obbligatoria per l’esercente l’installazione del POS, potenziando la diffusione, le tipologie di servizi (ad esempio il pagamento delle mense, farmacie, servizi pubblici, etc.) e la scontistica applicata, soprattutto riguardo alla principale attrattiva di questa card e cioè gli sconti sul carburante, che possono attirare in Repubblica un numero rilevante di potenziali clienti.

 

Credo che sia opportuno promuovere un progetto di riqualificazione delle aree “post- industriali” più importanti dal punto di vista commerciale, prima tra tutti la zona di Rovereta. E’ necessario creare parcheggi, marciapiedi e migliorare l’accoglienza in una zona che è a tutti gli effetti il “portale commerciale” della nostra Repubblica. Oggi lo spettacolo che accoglie il visitatore ed il potenziale cliente è desolante. E’ da molto tempo che le aziende commerciali della zona stanno chiedendo al Governo di riqualificare la zona, di creare un area parcheggi, ma pare che questi appelli siano ad oggi inascoltati.

 

I flussi di clientela forense che approdano a Rovereta devono essere, se possibile, sfruttati al meglio e magari indirizzati anche verso altre zone della Repubblica; si potrebbe prevedere in periodi specifici un bus navetta gratuita, in questo modo si creerebbero opportunità anche per altre aree commerciali e per il centro storico.

 

Il contratto di lavoro del settore – siglato da USC e OSLA – è scaduto a fine 2009; sono stati avviati contatti con l’USC – Unione Sammarinese Commercianti – per rilanciare la trattativa di rinnovo; abbiamo rilevato buon senso e disponibilità che fanno ben sperare per una positiva definizione del rinnovo contrattuale.

 

Assieme a quello commerciale, il settore turistico – bar, alberghi, ristoranti e mense – è quello che caratterizza storicamente l’offerta turistica di San Marino e da lavoro a circa 300 addetti, di cui circa 100 frontalieri. Purtroppo la diminuzione dei flussi turistici, la riduzione dei periodi di soggiorno in territorio – molto spesso limitati a poche ore – e la scarsa propensione e capacità di spesa dei turisti, stanno provocando una forte crisi nel settore alberghiero e della ristorazione.

 

Inoltre il turismo congressuale, che doveva essere uno dei capisaldi sui quali rilanciare il settore dell’ospitalità, si è rivelato di fatto inconsistente; la chiusura di molte aziende e la conseguente diminuzione degli afflussi professionali e commerciali da fuori territorio completa il quadro della situazione. Oltre a queste problematiche, dobbiamo evidenziare la gestione superficiale di alcune strutture di nuova creazione, che sta comportando rilevanti problemi economici per il personale occupato che deve ricevere molti mesi di stipendi arretrati.

 

Anche in questo settore ritengo sia indispensabile un piano articolato di rilancio e valorizzazione che deve tenere conto delle professionalità e delle strutture esistenti e deve integrarsi con il piano di rilancio del settore commerciale.

 

Relativamente al contratto di lavoro ed all’allegato mense CAMST, va evidenziato che sono entrambi scaduti a fine 2010 e che dopo alcuni incontri, avvenuti nei mesi scorsi con l’USOT nei quali si sono chiariti i reciproci punti di attenzione, al momento la trattativa è in fase di stallo. Abbiamo già fatto presente ad USOT che è nostra intenzione riprendere gli incontri ed arrivare celermente ad una sintesi da sottoporre alle Assemblee dei lavoratori.

 

Il contratto del settore servizi interessa circa 2.000 lavoratori (di cui quasi 900 frontalieri), distribuiti prevalentemente in piccole imprese dalle attività molto diverse fra loro: igiene e pulizia, spettacolo, sanità privata, studi professionali, attività immobiliari e legate al settore dell’informatica e – da ultimo – anche i ben noti “call-center”.

 

Questo contratto – molto importante ed articolato – è stato sottoscritto da ANIS ed OSLA ed è scaduto a fine 2009 ed è in attesa di rinnovo, anche se pare che nessuna delle due associazioni dimostri – così come per altri ambiti contrattuali – la volontà di rinnovarlo celermente. Ritengo che l’area contrattuale dei servizi sia stata sinora sottovalutata.

 

Per concludere l’elenco dei vari contratti gestiti dalla Federazione, voglio ricordare anche il “contratto per i dipendenti quadri, impiegati ed ausiliari della Banca Centrale”, il “contratto dei dipendenti delle agenzie di assicurazione” e quello dei “dipendenti degli studi medico-dentistici”, tutti ovviamente scaduti ed in attesa del rinnovo da molto, troppo tempo.

 

Mi avvio alla conclusione della mia relazione e colgo l’occasione per fare qualche riflessione sulla Federazione Costruzioni e Servizi, sui rapporti con la Federazione Servizi della CSdL e vorrei fare anche qualche sincero ringraziamento.

 

Quando sono stato nominato per la prima volta segretario della Federazione Costruzioni e Servizi, a seguito del 4° Congresso tenutosi nel giugno del 2004, la stessa aveva circa 750 iscritti, nel 5° Congresso avevamo incrementato sensibilmente il numero arrivando a quasi 950; ad oggi, nonostante la crisi e la concorrenza, abbiamo sorpassato quota 1.000 iscritti (voglio sottolinearlo bene, iscritti e non aderenti, simpatizzanti o altre cose del genere).

 

Un grande incremento, anche tenendo conto delle perdite dei posti di lavoro e della crescente difficoltà che il lavoratore che partecipa attivamente ed esplicitamente alla vita sindacale incontra nelle aziende. Questo positivo risultato è un importante riconoscimento per la dedizione, la disponibilità, la professionalità e l’impegno personale di tutti noi che lavoriamo nella Federazione.

 

Ma non ci vogliamo adagiare sugli allori, c’è ancora tanto da fare, ci sono tanti, troppi lavoratori che non sanno cosa significhi “Sindacato”, questi vanno avvicinati e convinti ad entrare a far parte della nostra organizzazione. Abbiamo tanto da fare, ad iniziare dalle giovani generazioni, il risultato finora raggiunto per tutti noi non è un obiettivo, ma un punto di partenza.

 

Uno dei punti fermi che ha ispirato, sin dal primo giorno, il mio impegno come segretario di federazione, è stato il grande rispetto nei confronti dei colleghi della Federazione Servizi della CSdL.

 

Voglio ringraziare di vero cuore Alfredo Zonzini e Stéphane Colombari, rispettivamente segretario e funzionario della Federazione Servizi della CSdL per l’amicizia e la stima – che ricambio – ed anche per la professionalità e la disponibilità dimostrata in questi intensi mesi di lavoro. Credo che il nostro modo di operare e di confrontarci, possa servire come tangibile esempio di come si può costruire una unitarietà vera, partendo dal lavoro quotidiano ed affrontando i sempre più complessi problemi di tutti i giorni. Vi auguro di cuore un futuro denso di soddisfazioni personali e professionali.

 

Desidero ringraziare i colleghi che operano nell’ambito della Federazione Costruzioni e Servizi della CDLS, primo tra tutti Mirko BIANCHI, che – grazie alla sua esperienza pluriennale ed alla professionalità sviluppata negli anni, è un importante punto di riferimento per tutti noi ed è anche un po’ la memoria storica della Federazione.

 

Un altro grandissimo “grazie” va a Nicola CANTI, che in questi anni di intenso impegno in federazione ha dimostrato di avere il carattere e le capacità professionali per costruire un futuro sicuramente denso di soddisfazioni al servizio della Federazione e della CDLS per la crescita dell’Organizzazione.

 

Voglio ringraziare tutti gli amici e colleghi della CDLS per avermi aiutato costantemente in questa impegnativa ma indubbiamente affascinante esperienza professionale e sociale.

 

Un saluto ed un augurio sincero va all’amico Marco BECCARI con il quale abbiamo condiviso negli anni passati tanti pensieri e preoccupazioni ma anche tante conquiste. Marco è stato una preziosa risorsa per la CDLS, spero di cuore che anche da neo-pensionato, possa continuare a dare il suo grande contributo di idee e consigli a tutti noi.

 

Un saluto, un ringraziamento ed un augurio di buon lavoro al nostro attuale Segretario Generale Marco TURA, al quale mi lega una grande amicizia e stima personale, e con il quale condivido integralmente le idee, le linee guida e le proposte che sono alla base del progetto politico sindacale della CDLS.

 

Un ringraziamento va anche ai due Segretari Generali aggiunti,  Mirco BATTAZZA – presidente del nostro 6° Congresso – al quale mi lega una profonda amicizia personale e familiare, ed a Gian Luca MONTANARI che stimo profondamente per la sua assoluta correttezza e per il grande acume politico. Un saluto anche al neo-pensionato Maurizio GIARDI, graditissimo ospite del nostro Congresso,  che per tanti anni ha tenuto saldamente i cordoni della borsa della Confederazione Democratica.

 

Voglio spendere qualche parola di stima e di elogio per due colleghi con i quali – in qualità di responsabile confederale per la formazione e la comunicazione – ho un rapporto privilegiato: Giorgio BUSIGNANI ed Emanuele ZABAGLIO. Grazie per i vostri preziosi consigli e per il rapporto di collaborazione, di confronto, di scambio di esperienze e di punti di vista politici e sindacali.

 

Un ultimo, ma importantissimo, ringraziamento allo staff organizzativo e di segreteria della CDLS; il susseguirsi di tre congressi di federazione nell’ambito di poco più di una settimana e delle altre iniziative che da domani saranno in campo, ha messo a dura prova tutti i nostri collaboratori: credo che al di la delle parole, il più bel ringraziamento sia la piena riuscita dei congressi.

 

Desidero tranquillizzarvi, sono veramente arrivato alla conclusione della mia lunga (spero non troppo) relazione, ringraziandovi per l’attenzione che mi avete prestato; spero che quanto detto serva da stimolo per altri interventi e per la discussione congressuale.

 

Voglio dirvi, amici delegati e delegate, che sarei onorato di poter continuare questo percorso così impegnativo, ma anche così entusiasmante, ripresentando la mia candidatura come segretario della Federazione Costruzioni e Servizi della CDLS.  Se ritenete che mi sia meritato la vostra fiducia ed il vostro consenso, oltre a quello degli iscritti della nostra Federazione, vi chiedo di darmi la possibilità di mettere tutte le mie energie, il mio tempo e le mie idee al servizio della nostra Federazione e della CDLS.

 

In questi anni di crisi economica e sociale, con lo “stato sociale” sotto continuo attacco, la miglior garanzia per la democrazia e per un futuro di sviluppo e di crescita sociale è un Sindacato forte ed autorevole !!

 

Aiutateci a far diventare la CDLS e la Federazione Costruzioni e Servizi sempre più forte e rappresentativa, la nostra forza siete tutti voi, i nostri iscritti e chi si riconosce nei nostri ideali e nel nostro modo – forse, chissà, “vecchio” come dice qualcuno – ma sicuramente trasparente, onesto, serio e costruttivo di rappresentare i lavoratori e le lavoratrici di questo Paese e di intendere l’attività sindacale.

 

Siamo orgogliosi di essere il “vecchio” sindacato, siamo fieri dei nostri oltre 50 anni di storia fatti di battaglie e di conquiste sociali, e lo siamo – anche e soprattutto – per avere scritto pagine importanti della storia del nostro Paese.

 

Sarà la storia e saranno i fatti concreti e le conquiste via via raggiunte a permettere di dare una valutazione oggettiva riguardo a quello che saranno in grado di fare gli altri.

 

Tutto il resto non conta, tutto il resto sono solo inutili chiacchiere e abile propaganda fine a se stessa !!

 

Evviva la CDLS !!

 

Grazie.

 

Serravalle, 20 Giugno 2012

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