Puntoshop all'asta per meno di tre milioni

Fine deì giochi: la Puntoshop va all’asta. Poco meno di tre milioni (2.850.000 euro) sono sufficienti per comprare, marchio, brevettì, data base clienti, cure tutto quello che rimane della società, fino a qualche anno fa, leader nel settore delle televendite. Ufficializzato, ieri, l’avviso dell’asta pubblica che scadrà il prossimo 14 settembre. I procuratori del concorso giudiziale, Matteo Mularoni e Giorgio Giordani hanno dato comunicazione dell’avvenuta autorizzazione alla vendita dei beni delle società Puntoshop e Boomerang, disposta con decreto commissariale lo scorso 15 giugno.

Nel dettaglio, la vendita sì svolgerà mediante asta pubblica in cui si potranno presentare offerte per i singoli lotti In vendìta quìndì ìl marchìo d’impresa, il data base dei clienti, gli accessorie gli arredamenti da ufficio, il materiale e le attrezzature da ufficio, autocarri, una Mercedes Cs 320, muletti, e brevetti. Sono 16 i marchi d’impresa, più un modello di utilità, registrati a nome di Puntoshop. In buona parte si tratta di oggetti, bevande, attrezzature per pulire casa e attrezzature ginniche che hanno riempitole pubblìcìtà televisive (celebri gli spot del 2007 con Valeria Marini in versione cartoon) e da qui rimbalzate all’interno di dispense, depositi, garage e palestre casalinghe. Per visionare l’intero materiale è stato aperto anche un sito internet www.astapuntoshop.sm. Ufficialmente la società è andata in crisi perché il settore delle televendite è entrato in una forte crisi.

La Puntoshop è stata una società cresciuta in fretta negli anni d’oro della San Marino ‘da bere”, tant’è che in Tribunale si è aperto un processo per bancarotta a carico degli ex vertici Emanuele e Roberto Sciploni. E’ l’epilogo amaro di una vicenda imprenditoriale che parte da lontano – commenta il segretario al Lavoro Francesco Mussoni – vicende che hanno subito diversi passaggi di mano e che oggi si concludono con la penalizzazione della parte più debole, i dìpendenti”. Stando ai primi calcoli sarebbero circa 400mila euro i soldi che a vario titolo, fra stipendi arretrati, tfr non pagati e altri emolumenti, i dipendenti ancoro avanzano. La messa all’asta di quel che rimane della Puntoshop però per Mussoni apre un altro capitolo, “quello della qualità degli investimentì in Repubblica”.
(az)
La Voce



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