Texas, disabile condannato a morte
Marvin Wilson, 54enne afroamericano condannato a morte per omicidio nel 1998, è stato giustiziato nonostante i medici lo avessero dichiarato disabile. Le autorità ne hanno dato notizia questa notte. Secondo quanto riferito, le sue ultime parole sono state rivolte alla famiglia: «Abbracciate mia madre e ditele che le voglio bene. Portami a casa Gesù, portami a casa Dio».
L'uomo, aveva un ritardo mentale con un quoziente intellettivo di 61 sulla media accettata di 70, e proprio su questo handicap gli avvocati hanno cercato di fare leva. Wilson era stato condannato nel 1994 per la morte di Jerry Williams, che lo aveva identificato alla polizia come spacciatore di droga. Il suo complice nel crimine, Terry Lewis, è stato condannato all'ergastolo, dopo che la moglie ha testimoniato contro Wilson, riferendo che Wilson le aveva detto di aver premuto il grilletto. Wilson ha sempre dichiarato di non aver commesso l'omicidio.
Ieri sera la Corte Suprema ha respinto un ultimo appello contro la condanna, eseguita mediante iniezione letale; nel 2002 la stessa Corte aveva proibito l'esecuzione dei condannati con deficit cognitivi, ma senza mai definire con precisione il "ritardo mentale", lasciando ai singoli Stati il compito di stabilire i criteri legali necessari. Il Texas ha stabilito che un ritardato mentale presenta le stesse caratteristiche del personaggio `Lennie´ del romanzo di John Steinbeck `Uomini e topi´. «Prima del caso di Wilson, non avevo idea che uno Stato come il Texas si rifacesse a un personaggio creato da mio padre - afferma Thomas Styeinbeck, figlio di John Steinbeck - come riferimento per stabilire se qualcuno con infermità mentale possa vivere o meno. Sono sicuro che se mio padre fosse qui si sarebbe arrabbiato e offeso nel vedere il suo lavoro usato in questo modo».
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