Carabiniere rapito in Yemen
Un carabiniere italiano addetto alla sicurezza dell'ambasciata d'Italia a Sanaa, in Yemen, e' stato rapito da uomini armati nei pressi della sede diplomatica, situata nel quartiere di Hadda, nella parte sudoccidentale della capitale yemenita. Non si sa con certezza chi sia stato a catturarlo anche se, secondo fonti qualificate della sicurezza, i rapitori sarebbero un gruppo di criminali locali, privo di legami con le numerose cellule di Al Qaida presenti nel Paese.
Il carabiniere - che secondo alcune fonti non confermate si chiamerebbe Alessandro - al momento della cattura era fuori servizio e si trovava, in borghese, in un negozio nelle vicinanze dell'ambasciata per fare acquisti personali. Li' e' stato prelevato da un gruppo di uomini armati. La Farnesina ha immediatamente attivato tutti i canali in loco mantenendo, come sempre accade in questi casi, ''il piu' stretto riserbo'' sulla vicenda. Nel frattempo, il ministero degli Esteri ha disposto il rientro a Sanaa dell'ambasciatore italiano in Yemen Alessandro Fallavollita, che si mantiene in continuo e diretto contatto con la Farnesina e l'Unità di Crisi.
La polizia locale ha aperto un'inchiesta per tentare di identificare i rapitori e la localita' dove e' stato condotto l'italiano. Oltre a fonti qualificate della sicurezza italiana, l'ipotesi terroristica e' esclusa anche da Arhab al Sahri, presidente dell'Associazione italo-yemenita e attualmente residente a Sanaa. ''E' certo che non si tratta di un sequestro ad opera di Al Qaida - ha detto all'ANSA - ma probabilmente di gruppi tribali che usano gli ostaggi come merce di scambio per chiedere qualcosa al governo'', ha affermato al-Sahri, ricordando come anche l'ultimo caso di sequestro di italiani in Yemen - cinque turisti, catturati alla fine del 2005 - fu ad opera di una tribu' locale. Al-Sahri, inoltre, ha escluso qualsiasi legame tra il rapimento del carabiniere e l'assalto al ministero degli Interni avvenuto in mattinata a Sanaa.
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