Traballa il Sindaco di Rimini

«O SIETE con me, o andiamo tutti a casa». A casa Gnassi non ci andrà. Ma escono, lui e la maggioranza, con le ossa decisamente rotte dallo ‘schiaffo’ rifilato da Agosta e gli altri ribelli del Pd. Sì perché ieri, in commissione, la maggioranza è caduta in minoranza al momento di votare su Imu, tassa di soggiorno e le altre manovre di bilancio. Prima Agosta e Astolfi (Rimini per Rimini), poi Zerbini e Pironi hanno abbandonato l’aula. Motivi personali e professionali, ufficialmente. Ma nella pratica, i 3 consiglieri Pd e Astolfi hanno voluto mandare un ‘segnale’ forte a Gnassi e al resto della maggioranza, dopo che il sindaco lunedì aveva respinto una a una tutte le richieste di modifica del bilancio, dall’aumento delle aliquote Irpef per i redditi più alti alla diminuzione della tassa di soggiorno. La maggioranza, così, non ha i numeri: solo 5 consiglieri, contro i 6 di minoranza che infatti chiedono e ottengono il rinvio del voto sul bilancio, programmato così per domani.

Quando la notizia arriva a Gnassi, il sindaco dà in escandescenza. Chiama a rapporto alcuni dei consiglieri Pd e nell’improvvisata riunione all’enoteca Spazi volano gli stracci. Il telefono di Agosta, considerato il vero colpevole, squilla a ripetizione. Lui non parla (lo farà oggi), in compenso parla eccome il segretario Petitti, che solo lunedì sera prevedeva «un voto condiviso sul bilancio» ed è stata smentita dai fatti: «Quel che è successo ieri nella commissione è gravissimo e irresponsabile. Nella riunione di maggioranza di lunedì si era arrivati a un percorso condiviso, appare del tutto inspiegabile la scelta di abbandonare la commissione da parte di alcuni consiglieri di maggioranza». Il più arrabbiato è Gnassi. Che nega uno strappo con il Pd. «Qui l’unico vero dissidente è Agosta, solo lui». E poi, nel pomeriggio, lancia l’ultimatum: «Pochi consiglieri Pd, esperti in vecchie logiche, nonostante il lungo confronto sul bilancio durato 5 mesi hanno preferito rifugiarsi nelle ‘imboscate’ di palazzo. Qualcuno pensa che, passata la notte elettorale del 2011, possa ricominciare da dove ci si era fermati prima del voto: il cemento dei piani particolareggiati, la difesa di interessi particolari, le regole non uguali per tutti».

Gnassi definisce la richiesta di aumento dell’addizionale Irpef sui redditi alti (avanzata da Agosta) una mossa «fintamente per i più poveri», e lancia la sfida ai dissidenti. «Sul voto del bilancio si può andare a casa. Non ci starò a vestire la foglia di fico, né questa volta né mai». Chiaro l’obiettivo di Gnassi: mettere Agosta e gli altri ribelli con le spalle al muro, e ‘isolarli’ dal resto del Pd. Altrimenti si torna al voto.

restodelcarlino



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