Obama striglia l'Europa

Le misure anticrisi stabilite dall'Europa non bastano e servono altri interventi. La Casa Bianca torna ad attaccare l'Ue con una dichiarazione del portavoce, Jay Carney: "I mercati restano scettici sul fatto che le misure prese finora siano sufficienti per assicurare la ripresa in Europa e rimuovere il rischio che la crisi peggiori - ha detto Carney ai giornalisti - ; noi ovviamente crediamo che ulteriori passi debbano essere compiuti".

Un messaggio chiaro in vista del vertice dei capi di Stato e di governo della Ue di fine giugno. "Senza dubbio - ha aggiunto Carney - la situazione europea crea problemi per l'economia globale e quindi per quella americana".

Pochi giorni fa era stato lo stesso presidente Barack Obama a sollecitare scelte più decise, scaricando sulle difficoltà della politica europea ad uscire dalla crisi anche le responsabilità dell'inatteso calo degli occupati negli Stati Uniti, dove pure i segnali di ripresa sono marcati. L'incapacità dell'Unione di trovare un'intesa sulla crisi del debito, la divisione dei governi principali su scelte come quella degli eurobond o sul sostegno ai Paesi più indietro sul piano della ripresa sono "pecche" troppo grandi e manifeste per non finire dentro la campagna elettorale dell'Amministrazione Usa in vista delle presidenziali di novembre.

Alla stessa maniera, sul fronte interno, le critiche della Casa Bianca sono rivolte al Congresso. Alla luce del pessimo dato della settimana scorsa sull'occupazione, Jay Carney annuncia nuove misure a sostegno del lavoro, delle quali il presidente Obama starebbe già discutendo con i propri consulenti economici: "Ci sono almeno dieci cose che il Congresso potrebbe fare e non fa - ha detto Carney - , se le avessero fatte il quadro sarebbe ora molto diverso". Il portavoce ha aggiunto che il presidente "userà tutti gli strumenti in suo possesso, da un punto di vista amministrativo ed esecutivo". Secondo Carney, la cosa da fare da qui al voto di novembre è "trovare la giusta ricetta economica per il paese, includendo investimenti di breve termine e nelle energie pulite e portando avanti un approccio equilibrato".

Tornando all'Europa, lo scetticismo dei mercati va di pari passo con quello delle agenzie di rating. Oggi Satndard & Poor's ha detto che c'è almeno una possibilità su tre che la Grecia esca dall'euro nei prossimi mesi, dopo le elezioni del 17 giugno.  L'evento "potrebbe essere causato dal fatto che la Grecia rifiuti le riforme richieste dalla troika - Ue, Fondo monetario internazionale e Bce - e dalla conseguente sospensione di sostegno finanziario esterno". S&P, in compenso, ritiene "poco probabile che altri Paesi seguano la Grecia se dovesse lasciare l'Eurozona" e che "i loro partner europei fornirebbero ulteriore sostegno per scoraggiare ulteriori uscite".

Il G20: "Stimolare la crescita". Dopo il monito Usa, anche i paesi del G20 si muoveranno per chiedere più attenzione alla crescita. Un dirigente di un Paese asiatico, riporta la Reuters, ha fatto sapere che il G20 - la cui prossima riunione è prevista a Los Cabos, in Messico, tra due settimane - chiederà alle economie con maggiori risorse di stimolare la crescita e aiutare l'eurozona ad uscire dalla crisi. E i paesi "con maggiori possibilità di spendere sono Germania e Canada" in questo momento.

repubblica-web



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