Speciale Riforma pensioni

Il Consiglio Grande e Generale si appresta ad approvare la Riforma delle pensioni che modificherà radicalmente la vita delle persone. Nonostante la portata storica del provvedimento, l’opinione pubblica non è al corrente dei contenuti della legge e delle pesanti ricadute economiche. Per la prima volta, su un argomento così importante, il confronto e il dibattito è stato praticamente inesistente e, alla vigilia dell’ultimo atto, continua questo assordante silenzio. Il dubbio che sorge legittimo, è che anche gli addetti ai lavori non abbiano sufficiente consapevolezza della valenza del provvedimento, a meno che non ci sia una generale e inespressa condivisione.

La riforma introduce di fatto una sorta di pensione uguale per tutti. Provoca il paradosso che i redditi elevati avranno una pensione inferiore ai contributi versati. Impedisce la completa rivalutazione rispetto all’inflazione di buona parte delle pensioni, cancellando la possibilità di contrattazione a difesa del potere d’acquisto delle stesse.

Entrando nello specifico, a regime l’assegno previdenziale si aggirerà, per i redditi medi intorno ai 1.500 Euro, mentre per i redditi più alti la pensione non supererà mai il tetto pensionistico fissato a 1.776,92 Euro. Un effetto impoverimento che purtroppo peserà sulle spalle dei nostri figli e dei nostri nipoti, senza che il cosiddetto secondo pilastro possa recuperare in maniera significativa la pesante decurtazione.

La legge che introduce la Previdenza Complementare è invece solo “un’illusione ottica”: prevede un aumento mascherato delle aliquote e quindi un semplice allargamento del primo pilastro con una nuova quota a capitalizzazione. I soldi di tutti i lavoratori saranno gestiti da politici e investiti in regime di monopolio da società di gestione solamente sammarinesi. Tutto sotto il controllo di Banca Centrale che è contemporaneamente depositaria dei soldi, controllore del sistema e autorizzatrice delle società di gestione. Un imbarazzante conflitto di interessi che sembra non interessare nessuno.

>>> Leggi posizione della CDLS sul secondo pilastro

>>> Scarica tabella calcolo pensioni

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SCHEDA RIFORMA DEL SISTEMA PENSIONISTICO

Copertura previdenziale

OGGI

Gestione separata per ogni singola categoria: agricoltori artigiani, commercianti, lavoratori dipendenti, liberi professionisti, imprenditori, rappresentanti e agenti di commercio. La gestione previdenziale è a ripartizione con calcolo della pensione con il metodo retributivo.

DOPO

Istituzione di tre macrocategorie: lavoratori dipendenti, lavoratori autonomi e agricoltori. Inoltre è previsto l’iscrizione obbligatoria al fondo pensioni dei soci di società di capitali (solo S.r.l.) degli amministratori e presidenti i società e co.co.co. all’interno della macro categoria dei lavoratori autonomi. Per questi ultimi soggetti la legge prevede che la pensione sia calcolata con il sistema contributivo.

Aliquote

OGGI

L’aliquota totale dei lavoratori dipendenti è del 20% di cui il 3,90% a carico del lavoratore.

DOPO

Incremento dell’aliquota a carico del lavoratore a partire dal 1° gennaio 2012 dello 0,3% annuo fino al 2016 per un totale dell’1,5%, che sommato all’attuale 3,90%,  porta il contributo a carico del lavoratore al 5,40%

Età pensionabile

OGGI

Innalzamento graduale dell’età richiesta per il diritto alla pensione di vecchiaia a 65 anni nel 2017. (Nel 2011 sono richiesti 62 anni).

DOPO

Innalzamento del requisito dell’età e delle contribuzioni per i lavoratori autonomi a partire dal 2019 per raggiungere nel 2022 un’età di 62 anni e 42 anni di contributi o 37 anni con il disincentivo. Un emendamento presentato in Commissione Consiliare e accolto, introduce  per la pensione di anzianità “la quota 100”. E’ possibile quindi andare in pensione  nel momento in cui, sommando l’età anagrafica agli anni di contribuzione, si raggiunge il valore 100. Si riconosce quindi la possibilità di andare in pensione prima dei 60anni con un disincentivo max del 20% sulla pensione maturata.

Pensione di anzianità

OGGI

Diritto della pensione di anzianità al compimento del 60esimo anno di età con 40anni di contributi, o almeno 35 con un disincentivo max del 15%.

DOPO

Innalzamento del requisito dell’età e delle contribuzioni per i lavoratori autonomi a partire dal 2019 per raggiungere nel 2022 un’età di 62 anni e 42 anni di contributi o 37 anni con il disincentivo. Un emendamento presentato in Commissione Consiliare e accolto, introduce  per la pensione di anzianità “la quota 100”. E’ possibile quindi andare in pensione  nel momento in cui, sommando l’età anagrafica agli anni di contribuzione, si raggiunge il valore 100. Si riconosce quindi la possibilità di andare in pensione prima dei 60anni con un disincentivo max del 20% sulla pensione maturata.

Incentivi

OGGI

Per chi continua a lavorare dopo i 60anni di età e ha maturato 40anni di contributi, è riconosciuto al lavoratore di fermare la maturazione della pensione e di ricevere come contropartita in busta paga un importo pari all’80% dei contributi totali per il fondo pensioni. (Ad oggi, 160 Euro ogni 1000 Euro di stipendio).

DOPO

Per i soli dipendenti pubblici viene eliminato l’incentivo. Nota CSU - Non si condivide la disparità di trattamento rispetto ai lavoratori del settore privato.

Pensione superstiti

OGGI

Possibilità di cumulo (in percentuale) della pensione supersite con la propria pensione.

DOPO

Possibilità di cumulo con percentuali inferiori che variano in base all’importo della propria pensione diretta.

Misura delle prestazioni

OGGI

La pensione viene calcolata sulle retribuzioni degli ultimi 10 anni e l’importo della pensione non può essere superiore all’ultima retribuzione. (Con alcune eccezioni riguardanti i lavoratori che negli ultimi 10 anni hanno perso il lavoro o hanno avuto una invalidità).

DOPO

La pensione viene calcolata sulle retribuzioni degli ultimi 20anni e l’importo della pensione non può essere superiore alla media delle retribuzioni degli ultimi 5 anni se questa è superiore all’ultima retribuzione.

Modalità di calcolo

OGGI

A partire dal primo gennaio 2006, il 2% per ogni anno di contributi applicato al 50% del tetto retributivo (1.615, 38 Euro di stipendio lordo mensile), e l’1,5% sul restante importo della retribuzione.

DOPO

La percentuale dell’1,5% viene portata allo 0,75%.

Nota CSU - Si rivendica che lo 0,75% venga applicato sull’intera quota eccedente il 50% del tetto retributivo.

Tasso di sostituzione - A regime rispetto alla legge del 2005 il tasso di sostituzione per uno stipendio di 25.000 Euro e con 40anni di contributi, diminuisce del 5% passando dal 77% al 72%. Per uno stipendio invece di 42.000 Euro annui sempre con 40anni di contributi, il tasso di sostituzione diminuisce del 15% passando dal 70% al 55%. Vedi anche tabella

Adeguamento delle pensioni

OGGI

La riforma del 2005 prevedeva per una durata di 5 anni un adeguamento della pensione sulla base dell’inflazione in misura decrescente a seconda dell’entità della pensione stessa. Dal 100% dell’inflazione per le pensioni fino a 1.400 al 37,5% per quelle di importo superiore ai 2.600 Euro.

DOPO

E’ prorogata a tempo indeterminato tale decurtazione.

Nota CSU - Il sindacato nell’ambito della contrattazione rivendica la protezione del potere di acquisto delle pensioni rispetto alle dinamiche inflazionistiche.

Ritenuta di solidarietà

OGGI

Non è prevista nessuna ritenuta.

DOPO

Si introduce la ritenuta di solidarietà per scaglioni. Per le pensioni da 1.500 a 2.000 Euro è del 2% per la parte eccedente ai 1.500 Euro. Gli scaglioni successivi di 500 euro mensili, prevedono percentuali maggiori fino ad arrivare alla percentuale del 10,5% per gli importi superiori a 6.000 Euro. Si ricorda tuttavia che le pensioni con importo superiore ai 3.000 Euro fanno riferimento principalmente alle cd pensioni Stato che sono di numero limitato.

Pensione sociale

OGGI

Dopo cinque anni di residenza in territorio viene riconosciuta la pensione sociale.

DOPO

Con un emendamento in Commissione consiliare, il periodo di residenza in territorio è stato portato a 10 anni.




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