Fallimento Torre FolK: sequestrati 3 milioni

Nove arrestati e due indagati nelle indagini della Guardia di Finanza di Rimini sul fallimento della Torre Folk. A tradire l'imprenditore fiorentino Giovanni Matteotti sarebbero stati alcuni documenti ritrovati dai militari poco prima di essere bruciati. Il reato contestato è quello classico dei fallimenti: bancarotta fraudolenta con distrazione dell'attivo fallimentare. La portata dell'operazione, condotta dalla Guardia di Finanza di Rimini, è però molto consistente. Per il fallimento della 'Torre Folk' di Sant'Andrea in Besanigo sono state infatti arrestate nove persone, fra cui tre avvocati e tre imprenditori, mentre altre due risultano indagate.

Secondo la ricostruzione dei militari, il titolare del locale, Giovanni Matteotti, da tempo non pagava i propri fornitori e il rischio del fallimento nel 2009 lo avrebbe portato a cercare un modo per salvare un patrimonio quantificato in circa 3 milioni di euro.  Per farlo si sarebbe allora rivolto all'avvocato De Curtis che, tramite un commercialista svizzero, avrebbe definito una precisa strategia.

"Una strategia in tre punti - spiega il Colonnello Gianfranco Lucignano della Guardia di Finanza di Rimini - Per prima cosa riuscire a salvare i beni della società (quindi il terreno e la Torre Folk ); poi salvare il patrimonio personale dell'imprenditore cioè la casa e la villa dove abitava; infine preservare le quote societarie visto che l'imprenditore era socio di diverse società operanti in vari settori."

Oltre alla bancarotta, i reati contestati sono quelli di riciclaggio ed evasione dell'Iva.
I complici tramite società create ad hoc e prestanome fingevano di comprare i beni sottoposti a procedura concorsuale per poi venderli ad una società riconducibile a Matteotti.
A dare la svolta alle indagini il ritrovamento da parte dei finanzieri di documenti che il principale accusato avrebbe dovuto invece bruciare. Le indagini hanno toccato 5 regioni e portato al sequestro di un fabbricato, un appartamento e un terreno a Coriano oltre alle quote di partecipazione di società di Cattolica e Gradara.

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