Pomilgliano, linea dura della Fiat
La Fiat conferma la linea dura e annuncia la disdetta del contratto nazionale dei metalmeccanici e l'uscita da Confindustria della nuova società che gestirà lo stabilimento di Pomigliano.
La nuova società Fabbrica Italia non sarà iscritta all'Unione Industriale di Napoli e quindi alla Confindustria, ha riferito il segretario generale Fismic, Roberto Di Maulo, al termine dell'incontro in cui l'azienda ha comunicato ufficialmente ai sindacati la nascita della nuova società . Della nuova società , controllata da Fiat Partecipazioni, faranno parte anche i mille lavoratori della Ergom, azienda dell'indotto Fiat.
Le assunzioni dei lavoratori nella nuova Fabbrica Italia Pomigliano inizieranno a settembre 2011, quando inizierà la produzione della Futura Panda e avverranno attraverso la "cessione dei contratti individuali". I 5.200 lavoratori dello stabilimento Gian Battista Vico, oggi tutti in cassa integrazione straordinaria (poi diventerà cassa in deroga), passeranno gradualmente da Fiat Group Automobiles alla nuova società . Sarà quindi necessario l'assenso dei lavoratori. Se qualcuno dovesse non accettare resterà in cassa integrazione e poi andrà in mobilità perdendo quindi il posto di lavoro. Alla newco passerà anche gran parte dei lavoratori della Ergom di Napoli.
La lettera di disdetta dal contratto nazionale dei metalmeccanici e quindi dal sistema confindustriale era già pronta: la Fiat l'ha letta oggi ai sindacati, nell'incontro all'Unione Industriale di Torino. L'azienda ha spiegato che la lettera è stata congelata per un paio di mesi in attesa di verificare se ci sono le condizioni per raggiungere un'intesa con Confindustria che permetta deroghe al contratto evitando la disdetta. L'ipotesi iniziale era quella di formalizzare la decisione nell'incontro di oggi.
La Fiat ha poi disdetto l'accordo aziendale sui permessi sindacali per tutto il gruppo. L'intesa, che risale al 1971 sarà valida fino al 31 dicembre. Entro l'anno dovrebbe esserne definita una nuova con l'obiettivo di ridurre in modo significativo il numero di ore di permessi considerato eccessivo dall'azienda.
La presentazione della newco Fabbrica italiana «in modo ufficiale ci tranquillizza, perchè dà corso all'avvio concreto ai 700 milioni di investimento a Pomigliano». Lo afferma il segretario generale della Uilm della Campania Giovanni Sgambati, spiegando che «ciò si è reso necessario esclusivamente per colpa della Fiom che ha continuato ad avere un atteggiamento oppositivo e non da organizzazione sindacale responsabile».
«Solo uno sciocco può pensare che quello che vuole ottenere la Fiat non lo pretendano tutti gli altri industriali italiani. Sarebbe davvero un'agevolazione di mercato per una sola azienda», ha sottolineato il segretario nazionale della Fiom, Giorgio Cremaschi, secondo il quale «siamo di fronte al più grave attacco ai diritti sindacali, anzi ai diritti puri e semplici dei lavoratori dal 1945 ad oggi. E questo attacco avviene con il totale consenso di Cisl e Uil». «La Cgil deve muoversi e decidere - ha concluso il sindacalista della Fiom -. A metà settembre ci sarà il direttivo nazionale della confederazione, che prima di tutto dovrà assumere un orientamento politico: quello di considerare la vicenda Fiat una questione che riguarda tutti i lavoratori italiani e di accollare non solo a Marchionne, ma alla Confindustria tutte le responsabilità . Il che significa scegliere una via di rottura con la Confindustria, abbandonando ogni velleità di ricostruzione unitaria con gli attuali gruppi dirigenti di Cisl e Uil. Queste sono le scelte vere, tutto il resto rischia di portare la Cgil in una posizione di assoluta marginalità ».
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