Berlusconi respinge la tregua di Fini
L'offerta di tregua di Gianfranco Fini è arrivata troppo tardi, fuori tempo massimo. Così, nel vertice di palazzo Grazioli, finito alle due di notte e durato oltre quattro ore, Silvio Berlusconi e gli altri partecipanti alla riunione (compreso Giuliano ferrara), non hanno fatto che ribadire la posizione già assunta al mattino e messa nero su bianco stanotte in duro documento di censura politica nei confronti del cofondatore del Pdl considerato ormai da tempo lontano dalla linea del partito.
Il documento verrà discusso oggi dall'ufficio di presidenza. Ma quello che sembra chiaro è che Fini ed i finiani Italo Bocchino, Carmelo Briguglio e Fabio Granata vengono ormai considerati fuori dal Pdl.
Ieri Berlusconi aveva minimizzato i rischi della cacciata dei finiani: "Se ci sara' una divaricazione, i numeri sono abbondanti e non c'e' alcuna possibilita' di cambiamenti di governo o di maggioranza''. Contemporaneamente Fini, in un' intervista al Foglio chiedeva di "resettare tutto senza risentimenti''. Un appello che Berlusconi non ha accolto 2. Il premier, infatti, si dice convinto della necessita' di una svolta nella vita del partito perche' ''la gente e' stanca di questo teatrino''.
L'eventuale espulsione di Bocchino e Granata avrebbe degli effetti imprevedibili sulla maggioranza. I finiani potrebbero a quel punto formare un proprio gruppo parlamentare autonomo e separarsi a loro volta dal Pdl. Rispetto a questa eventualita', Berlusconi e' convinto che i numeri delle adesioni al nuovo gruppo parlamentare non sarebbero tali da impensierire la maggioranza e determinare una crisi di governo.
A dare la sensazione che si e' alla vigilia di un passaggio importanza nella vita della maggioranza e del Pdl sono anche le dichiarazioni fatte da Umberto Bossi nel Transatlantico di Montecitorio: ''Berlusconi e Fini? Ognuno andra' per la sua strada''.
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