Lettera aperta di un precario PA
SAN MARINO 19 LUGLIO 2010 – Manovra economica: tagliare gli sprechi congelando il precariato pubblico? Su questo tema Nicola Renzi (docente precario) ha scritto una lettera aperta in nome dell’equità e della solidarietà fra tutti i lavoratori.
Non so quanto ci sia di vero nelle anticipazioni della “Manovra Economica” che il Governo si accinge a varare, ma se realmente tra i suoi capisaldi ci fosse il cosiddetto “congelamento del precariato”, riterrei tale intervento inefficace ed iniquo.
Inefficace: perché una risoluzione del problema del precariato potrebbe essere addirittura a costo zero- o quasi- se solo ci fosse la volontà delle parti, quella politica in primis. Quindi questi lavoratori potrebbero non incidere affatto sulla spesa corrente.
Iniquo: perché perpetuerebbe e legittimerebbe una condizione di forte disparità - non solo economica- tra lavoratori in ruolo e non. Qualcuno sostiene che procedere ad una stabilizzazione nel settore pubblico, mentre nel settore privato i posti di lavoro sono in contrazione, potrebbe ingenerare una forte tensione sociale.
Permettetemi di esprimere una lettura diversa: innanzitutto lungi da me l’idea di sostenere qualcosa di simile alle celeberrime “infornate”, magari clientelari, in voga fino a poco fa. La stabilizzazione dovrebbe riguardare personale che già da lungo tempo lavori nel settore pubblico, per giunta su posti in ruolo vacanti.
È inutile sottolineare come, se questo personale non prestasse servizio, vari settori della PA, la scuola in testa, collasserebbero.
Senza contare poi i continui e reiterati disservizi che il precariato continuerebbe a creare; comportando, ad esempio, la negazione effettiva della continuità didattica, prima conseguenza della quale è, ormai in molti casi, il turnover annuale degli insegnanti nelle classi, dalla scuola elementare fino alla superiore.
Altra considerazione: i precari della PA, certamente quelli della scuola, non godono affatto degli ammortizzatori sociali. Il che vuol dire una cosa semplicissima: se -l’eventualità è tutt’altro che remota- si opterà per un ridimensionamento degli operatori didattici, si avrà un conseguente aumento di precari senza lavoro e senza ammortizzatori sociali. Disoccupati qualificati, che, per di più, non potrebbero godere di alcun sussidio: questo sì che preluderebbe ad uno scontro sociale, anche esasperato.
Infine, se realmente si volesse dare un segnale di vicinanza e sostegno del settore pubblico a quello privato, il modo migliore non sarebbe certo quello di innescare una guerra tra i più deboli ed i più discriminati. Sarebbe ben più auspicabile la creazione di giuste e condivise misure di solidarietà, a carico dei dipendenti in ruolo - anche dei precari stabilizzati- che darebbero il segnale di un legame forte tra tutti i lavoratori; unendo, invece di dividere.
Concludo con un auspicio: dalle crisi può nascere qualcosa di migliore e più prospero, solo se dette crisi si affrontano con i due criteri che ho cercato di argomentare finora: l’efficacia e l’equità.
Favorire scontri e dissidi tra le categorie più svantaggiate e tra le diverse generazioni , non mi pare efficace, certamente non è equo!
Certamente non è un buon viatico per uscire a testa alta dalla crisi. A titolo personale, ma sperando di rappresentare il parere di molti,
Nicola Renzi (un precario)
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