L'onda lunga della disoccupazione

licenziamenti-o.jpgSAN MARINO 4 SETTEMBRE 2009 – I primi segnali di ripresa economica non hanno frenato l'onda lunga della disoccupazione. In Europa a luglio (cifre Eurostat) i senzalavoro erano 21,794 milioni, pari al 9% della popolazione attiva. La maglia nera spetta alla Spagna, con il 18,5%. E San Marino? Sempre a luglio gli iscritti alle liste di collocamento erano 665, più 196 rispetto a giugno; mentre  la spada di Damocle della cassa integrazione interessa 1869 dipendenti. Cifre che preoccupano il sindacato.

 

In una lettera spedita il primo settembre, i segretari Ghiotti (CSdL) e Beccari (CDLS) hanno  invitato il governo a riprendere subito il confronto al tavolo tripartito, mettendo al primo posto la difesa dell'occupazione e il sostegno dell'economia. Intanto oggi (venerdì 4 settembre) scioperano i dipendenti della SCM di Rimini: il piano di ristrutturazione aziendale prevede un ricorso massiccio della cassa integrazione (530 lavoratori a casa). Piano che prevede anche il trasferimento della Steelmec di San Marino, storica azienda metalmeccanica che fa parte del gruppo SCM, a Villa Verucchio.

Anche la confederazione europea dei sindacati (Ces) conferma la sua viva preoccupazione di fronte al deterioramento della situazione delle occupazioni in Europa. La disoccupazione aumenta rapidamente; i lavoratori che occupano posti di lavoro precari sono particolarmente vulnerabili, così come i giovani che provano a trovare un lavoro, in particolare coloro che terminano i loro studi quest'anno. Di fronte a questa situazione disperata - sostengono i sindacati europei in una nota - le discussioni delle istanze decisionali sono soprattutto dedicate al modo di ridurre le spese pubbliche ed alle strategie d'uscita dai livelli crescenti attuali di debito pubblico. "Seguire tale approccio - proseguono - non farebbe che peggiorare una situazione che è già grave, mentre i governi devono conservare il loro sangue freddo e continuare a dare la precedenza all'economia. Strategie d'uscita premature distruggerebbero le prospettive di rilancio, come accaduto negli Stati Uniti nel 1937 e nel Giappone nel 1997". La Ces richiede al contrario un vasto piano di rilancio, mediante il controllo degli eccessi del capitalismo finanziario e un New Deal sociale per quanti terminano i loro studi quest'anno.

Quanto alla ripresa, i sindacati ci vanno cauti. Per loro, le dichiarazioni secondo le quali Francia e Germania vedrebbero la fine del tunnel e sarebbero sul punto di uscire dalla recessione sono "premature”. Commentando le cifre pubblicate recentemente sui tassi di crescita dei due paesi sopra citati John Monks, segretario generale della confederazione europea dei sindacati (Ces) ha dichiarato che "sarebbe un errore profondo considerarle una luce che annuncia la fine della recessione. La realtà dura, nonostante le interpretazioni più ottimiste, è che la disoccupazione aumenterà in Europa in tutto il 2010. Nessuno può permettersi di dare prova d'auto-soddisfazione o d'auto-celebrazione quando si ha ancora bisogno di favorire più crescita e più posti di lavoro nell'economia”.

Manifestazioni a difesa dell'occupazione promosse dalla CES a Bruxelles, Parigi, Berlino

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Oltre il tunnel della crisi

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